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Biometano, un convegno ad Albignasego (PD) sul futuro sviluppo

Il biometano ha un enorme potenziale e un ruolo strategico nella decarbonizzazione, anche se sconta un forte ritardo nell’avvio degli investimenti dovuto ad alcune incertezze normative e alla mancanza di una strategia progettuale condivisa tra i diversi attori della filiera. Per fornire agli agricoltori gli aggiornamenti sulle iniziative in atto per lo sviluppo del biometano in Italia, la sezione regionale di bioeconomia di Confagricoltura Veneto organizza un convegno dedicato al settore del biometano dal titolo “Il biometano – Strategico per la sostenibilità energetica, utile all’agricoltura italiana”, che si svolgerà giovedì 18 luglio alle 10.30 ad Albignasego, nella sede di Confagricoltura Padova.

Interventi. All’incontro interverranno Giovanni Musini, presidente della sezione regionale di bioeconomia di Confagricoltura Veneto; Donato Rotundo e Roberta Papili, dell’area sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura; Gabriele Lanfredi, presidente di Cnb, Consorzio nazionale bieticoltori. L’incontro è aperto agli agricoltori e ai titolari di impianti di biogas.

Favorire le riconversioni degli impianti esistenti. “Nei giorni scorsi Confagricoltura ha partecipato al tavolo istituzionale sul biometano agricolo per autotrazione, convocato dal ministero allo Sviluppo – spiega Giovanni Musini -. Noi abbiamo chiesto di favorire le riconversioni, anche parziali, a biometano degli impianti esistenti e, per il futuro, abbiamo sottolineato l’esigenza di favorire lo sviluppo di filiere dedicate (agricoltura, industria, trasporti, grande distribuzione) che siano in grado di assicurare al biometano quel valore aggiunto con investimenti nel settore. Occorre dare continuità a quanto previsto dalla legge di bilancio sull’incentivazione degli impianti a biogas, per garantire innanzitutto il prosieguo dello sviluppo degli impianti a biomasse e biogas di potenza fino a 300 kilowatt, mantenendo il livello di incentivazione del decreto ministeriale del 2016. In particolare il settore zootecnico potrà avere benefici non solo economici, ma anche di accettabilità sociale (emissioni odorigene sostanzialmente ridotte) e benessere animale”.

In provincia di Padova esistono attualmente 30 impianti di biogas. Con il biometano, gas ottenuto dalla purificazione del biogas, sarà possibile produrre energia green per autotrazione, dalle auto ai camion e ai trattori. “Tutti gli impianti a biogas costruiti nell’ultimo decennio, come quelli di Padova, possono trovare una via di sviluppo molto interessante perché il biometano potrà essere immesso in rete o venduto alle stazioni di servizio – spiega Musini -, valorizzando molti sottoprodotti dell’agricoltura e portando giovamento a decine di aziende cerealicole in crisi, dal Basso Padovano al Basso Veronese, dal territorio veneziano a quello rodigino. Particolarmente appetibile è il progetto “Agribio metano” delle associazioni bieticole italiane, che hanno proposto alle aziende di consociarsi in consorzi per creare nuovi impianti di biometano, ottenendo in cambio una valorizzazione maggiore della loro produzione rispetto ai prezzi di mercato. In Veneto potrebbero nascere una decina di consorzi, dando una sferzata a un settore che ha bisogno di innovarsi per sopravvivere”. Info e iscrizioni: segreteria@unioneagricoltoripd.it – Tel 049 8223511

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Energie rinnovabili, nel 2030 dall’agricoltura 8 miliardi di metri cubi di biometano

“L’Italia è il quarto Paese al mondo dietro a Germania, Stati Uniti e Cina e secondo in Europa per numero di impianti di biogas nelle aziende agricole, che sono più di 1.250 realizzati e dagli attuali 2 miliardi di metri cubi abbiamo la potenzialità per arrivare a 8 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030. L’agricoltura potrà raggiungere fino al 15% del fabbisogno nazionale del gas naturale, realizzando occupazione e favorendo nuovi investimenti”.

La fiera veronese. Lo ha detto Christian Curlisi, direttore del Consorzio Italiano Biogas (CIB), intervenendo alla prima tappa del roadshow 2017 di Fieragricola di Verona (31 gennaio al 3 febbraio 2018) di presentazione dei principali focus espositivi: meccanizzazione, zootecnia, energie rinnovabili, multifunzione, agrofarmaci e fertilizzanti, mangimistica. «Siamo la prima fiera dell’agricoltura in Italia in grado di garantire un’offerta trasversale in tutti i segmenti dell’agricoltura – ha spiegato Luciano Rizzi, area manager Agriexpo & Technology di Veronafiere – e puntiamo ad offrire servizi e approfondimenti in grado di dare risposte innovative al sistema agricolo e zootecnico, alle prese con la sfida della sostenibilità e dei mercati globali”.

Biogas, occupazione e prospettive. “I 4,5 miliardi di euro finora investiti nel settore del biogas hanno creato oltre 12mila posti di lavoro – ha proseguito il direttore del CIB, Curlisi – ma possono diventare molti di più e aprire nuove opportunità per l’agricoltura e la filiera delle energie rinnovabili”. In un futuro prossimo, infatti, gli agricoltori potranno essere i partner privilegiati nel progetto di una bioraffineria a biogas, nella quale si raggiungono diversi obiettivi: integrare le reti di energia elettrica e del gas; produrre fertilizzanti organici e rinnovabili, riducendo così l’impatto della chimica in campo; produrre biocarburante, biomateriali e chimica verde e ridurre le emissioni. “Non dimentichiamo che oggi l’agricoltura è responsabile del 12% delle emissioni di gas serra – ha ricordato Curlisi – e il biogas può essere uno strumento per aumentare il carbonio organico e i nutrienti nel suolo; ridurre il rischio di erosioni; incrementare il tenore organico e ridurre il compattamento del suolo”.

Biogas. ma fatto bene”. Il tutto a patto che il processo di filiera segua i canoni di quello che il CIB ha battezzato «Biogasdoneright», il biogas fatto bene. Integrazione produttiva, buone pratiche agricole, sostenibilità ambientale e processi rivolti al sequestro di carbonio nel suolo sono tutti gli ingredienti che, secondo Curlisi, “sono necessari per combattere i cambiamenti climatici e rispondere in maniera concreta agli obiettivi definiti dagli accordi della Cop21 di Parigi”.

Produrre di più e meglio non solo è possibile, ma è anche alla portata. Seguendo gli schemi definiti dal CIB, il cui modello è al centro di studi su scala internazionale per la validità delle soluzioni proposte per la filiera agricola, non vi sarebbe nemmeno sovrapposizione tra colture destinate all’alimentazione e quelle con finalità energetica, che possono coesistere nell’arco della campagna produttiva. È il caso delle combinazioni in campo fra grano e mais insilato oppure grano insilato e soia foraggera o, ancora, triticale e pomodoro. La nuova frontiera delle rinnovabili, in materia, è il biometano, sia per l’utilizzo nella rete energetica sia come biocarburante per le trattrici agricole. Per questo è necessaria la pubblicazione del decreto di modifica del precedente decreto ministeriale del 5 dicembre 2013, attraverso il recepimento delle osservazioni sollevate in sede di consultazione pubblica. Allo stesso tempo, anche lo sviluppo del mercato dei biocarburanti e l’immissione diretta del biometano nella rete del gas darebbe un impulso al settore. Sostenendo così in maniera alternativa gli agricoltori italiani.

Fonte: Servizio Stampa Verona fiere

20 marzo 2014, in Veneto è la “Giornata delle Bioenergie”, esperti rispondono via telefono, email e social network su biogas e biometano

Biogas-impianto

Impianto di biogas

Torna la Giornata delle Bioenergie, dopo il successo della scorsa edizione. Il tema 2014 saranno Biogas e Biometano. Infatti sempre più Paesi stanno creando le condizioni affinché avvenga una crescita delle industrie di biogas e un globale aumento dell’utilizzo di energie rinnovabili.

Veneto Agricoltura lancia perciò, per giovedì 20 marzo (ore 09.30 – 17.30), la seconda Giornata delle Bioenergie, questa volta con focus su biogas e biometano. Tecnici dell’Azienda in collaborazione con Stefano Guercini (Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova) e gli esperti del CIB, il Consorzio Italiano Biogas, offriranno chiarimenti sul tema via telefono (049/8293847), email (sportello.bioenergie@venetoagricoltura.org) e i social networks Twitter (@VenetoAgricoltu) e Facebook (www.facebook.com/VenetoAgricoltura).

Italia terzo produttore di biogas al mondo. Il boom internazionale nel settore, che vede il mercato europeo al primo posto per dinamismo e l’Italia come 3° produttore di biogas al mondo, continuerà dunque nei prossimi anni. Lo studio del 2012 “Biogas to Energy 2012/2013 – The World Market for Biogas Plants”, redatto dalla società di analisi Ecoprog e dall’Istituto Fraunhofer, prevede che la potenza degli impianti a livello globale crescerà tra il 2012 e il 2016 da circa 4,700 MWel a circa 7,400 MWel, ovvero del 60%. Il rapporto stima inoltre un aumento degli stabilimenti da 9,700 a 13,500.

Biogas, opportunità di crescita. Per quanto riguarda il biometano, questa fonte energetica alternativa in Italia non è ancora sviluppata, ma il nuovo Decreto Ministeriale da poco entrato in vigore rappresenta un’opportunità di crescita soprattutto nel settore degli autotrasporti, con ricadute sull’ambiente e l’economia. Le auto a metano in Italia sono 800,000 e le pompe per metano 1000, contro le 3000 del gpl. Da specificare comunque è che per l’autotrazione quasi tutti i distributori di metano del nostro Paese sono posizionati nella Pianura Padana.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Dalla benzina al biometano, una soluzione “green” è possibile

4873_BiometanoSostituire benzina e gasolio con il biometano. A breve termine può sembrare una “missione impossibile”, ma nel lungo periodo questa può essere una strada concreta da percorrere. Il biometano è infatti un carburante poco inquinante e già diffuso in diversi Paesi europei. Nella città di Malmoe, in Svezia, gli autobus urbani sono alimentati col biometano prodotto negli impianti di depurazione delle acque reflue e nei centri di trattamento dei rifiuti organici. Soluzioni che potrebbero essere applicate anche in Trentino.

Progetto europeo Biomaster. Il Trentino, infatti, assieme alla Regione della Scania (Svezia), alla Contea di Norfolk (Inghilterra) e alla Regione di Malopolska (Polonia) rappresenta la zona italiana di approfondimento sulle tematiche legate al biometano, partecipando al progetto europeo Biomaster. I partner trentini del progetto sono Fondazione Edmund Mach, Dolomiti Energia, ACSM Primiero, Centro Ricerche Fiat – Sede di Trento e Trentino Trasporti.

Il biometano. Ma torniamo al focus del progetto Biomaster, ovvero il biometano. Come si realizza? Partendo dalle biomasse si produce biogas che viene purificato in biometano, un combustibile alternativo, ottenuto da fonti rinnovabili, che può essere impiegato nei veicoli alla stregua del metano di origine fossile e che, inoltre, può essere immesso nella rete del gas naturale. Per questi motivi viene utilizzato per il trasporto pubblico (come in Svezia), oppure per la rete del gas naturale (in Inghilterra). Molti Stati europei hanno già legiferato in quest’ottica definendo sia la qualità del biometano sia le modalità di copertura dei costi per l’allacciamento alla rete e per la distribuzione attraverso le stazioni di rifornimento. In Italia il biometano è attualmente argomento di discussione presso i Ministeri competenti, ma il nostro è un Paese certamente interessato, da un lato per l’estensione della rete del gas naturale (oltre 31.000 km, la più ampia in Europa), dall’altro per il numero di mezzi a metano in circolazione (circa 700.000, il numero più alto nel Vecchio Continente).

Forte limite la mancanza di stazione di rifornimento provviste di pompa a metano. E il Trentino come si configura in questo scenario? Da un’indagine svolta nei mesi scorsi dai partners trentini è emerso un elevato interesse verso questo tipo di carburante, ritenuto a ragione meno inquinante del metano fossile. Tuttavia, la scarsa presenza di stazioni di rifornimento provviste di pompa a metano (in provincia sono solo 4) rappresenta un forte limite alla diffusione di veicoli a gas naturale. Per modificare questa situazione la Provincia autonoma di Trento ha recentemente approvato un regolamento che prevede di arrivare a 17 stazioni di rifornimento sul territorio, agevolando le modalità per la realizzazione degli impianti e rendendo obbligatorio per le nuove stazioni di rifornimento anche la presenza della pompa a metano oltre che a idrometano.

(Fonte: Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige)