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Onofrio Rota di FAI-Cisl: “Prodotti agricoli di qualità e più “giusti” per “far bella l’Italia”

da sx Fabrizio Stelluto, presidente Argav e Onofrio Rota, segretario nazionale FAI-Cisl

“L’agroalimentare  ha avuto un ruolo centrale durante l’emergenza sanitaria, lavorando senza sosta e garantendo il cibo sulle tavole degli italiani, ora per ripartire dobbiamo saper cambiare modello di sviluppo, legando la crescita alla dignità dei lavoratori, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle filiere Made in Italy”, ha affermato Onofrio Rota, segretario nazionale FAI-Cisl, ospite lo scorso 26 giugno alla serata Argav organizzata al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD).

Rota ha ricordato che i lavoratori nel settore agricolo in Italia sono 1 milione, di cui 350.000 di provenienza extracomunitaria, spesso vittime del capolarato. I prodotti agricoli italiani contribuiscono a “far bella l’Italia” nel mondo, ma questa bellezza deve essere anche giusta dal punta di vista etico, ha ricordato Rota, che ha aggiunto: “Giudichiamo positivamente la decisione del Consiglio dei Ministri di prorogare fino al 15 agosto prossimo la scadenza per presentare le richieste di regolarizzazione ed emersione dei rapporti di lavoro. Crediamo sia un processo virtuoso che però necessita di tempi adeguati e di opportuni miglioramenti perché si possa ottenere un più ampio risultato. Da quando è stata aperta la procedura le domande pervenute sono circa 32mila, di cui 23.950 già perfezionate e 7.762 in corso di lavorazione. L’incidenza del lavoro agricolo e dei settori affini rappresenta poco meno del 10%, con 2.255 pratiche tra quelle già evase. Relatori e parlamentari sono ora chiamati a valutare e recepire alcuni emendamenti migliorativi e semplificativi all’articolo 103, per snellire la burocrazia e rendere le procedure di emersione più efficaci possibile. In particolare, rimangono esclusi dal comma 2 tutti quei lavoratori irregolari del settore agricolo entrati in Italia senza alcun permesso di soggiorno o che non lo hanno mai avuto, e per ovviare a questo problema si possono ricomprendere tra i destinatari anche i lavoratori che sporgono o hanno sporto denuncia di lavoro pregresso. E dato il periodo di crisi economica, il permesso di soggiorno per ricerca lavoro dovrebbe essere portato a un anno“.

La piaga del lavoro sommerso. “Inoltre – ha continuato Rota – come abbiamo più volte segnalato, è una discriminante eccessiva la scadenza del permesso di soggiorno risalente al 31 ottobre. Infine, a quei lavoratori che dopo la presentazione dell’istanza, così come prevista dal comma 2, sono riusciti a ottenere il permesso di lavoro temporaneo e, allo scadere dei 6 mesi non sono ancora riusciti a trovare lavoro, andrebbero dati ulteriori 6 mesi di tempo. Il lavoro sommerso – ha concluso Rota – è una piaga che stiamo combattendo da tempo, e ora abbiamo un’opportunità in più, bisogna che tutti si impegnino per non sprecarla, a cominciare dalle imprese, che possono dare prova di una vera responsabilità sociale, e implementando la sinergia tra strutture sindacali e apparati pubblici. Evitiamo che sia sempre l’aspetto repressivo a dover intervenire contro il lavoro nero e lo sfruttamento”.

 

800.199.100 il numero di denuncia delle attività di capolarato

Quella del caporalato in agricoltura è una vergogna che riceve meno attenzione di quanto sarebbe necessario nelle Istituzioni e in seno alle stesse organizzazioni (quasi tutte) del mondo agricolo. Per poi trovare improvviso, ma breve, spazio sui media nazionali nel caso di tragedie come quelle recenti in Puglia. Per questo è encomiabile l’iniziativa assunta da Fai Cisl che ha lanciato la campagna “#SosCaporalato” contro lo sfruttamento nel lavoro agroalimentare.

Campagna di civiltà. “Oltre a batterci, insieme alle altre organizzazioni, nelle opportune sedi Istituzionali – si legge in un comunicato diffuso dall’organizzazione sindacale – avviamo questa campagna di civiltà con l’obiettivo di raccogliere, tramite numero verde e social, le denunce di quanti lavorano in condizioni di sfruttamento e illegalità nell’agroalimentare. Tutte le segnalazioni saranno preziose per ottenere un monitoraggio di massima sull’evoluzione del fenomeno e per dare voce a tante lavoratrici e a tanti lavoratori vittime di caporalato”.

Un numero verde che coincide con il numero della legge contro il capolarato. In pratica è stato attivato un nuovo numero verde nazionale di ascolto e denuncia, 800.199.100, attivo dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 17, ed il venerdì dalle 10 alle 13. Il numero 199 non è stato scelto a caso, essendo il numero della legge contro il caporalato, e sta a ribadire anche il senso divulgativo e informativo della campagna, visto che la norma è ancora poco conosciuta dalle persone coinvolte. “La battaglia della Fai e della Cisl – si legge ancora – continua per la piena applicazione delle forme partecipative e preventive della legge 199, conquistata due anni fa grazie a una grande mobilitazione nazionale del mondo del lavoro agricolo. L’attenzione continua ad essere alta perché occorre spingere sulla premialità legata all’adesione delle imprese alla Rete del lavoro agricolo di qualità e riconfermare gli accordi su progetti di sistema. La guardia del Sindacato resta alta sui possibili tentativi di smantellare quanto di buono fatto fino a questo momento”.

Fonte: Garantitaly.it