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Incendio mangificio Veronesi a Ospedaletto Euganeo (Pd), solidarietà e prese di distanza dall’azione

MangimiIn merito all’incendio occorso nei giorni scorsi negli stabilimenti del Gruppo Veronesi ad Ospedaletto Euganeo (Pd), i presidenti di Confagricoltura Veneto hanno espresso in una nota “la loro solidarietà e vicinanza all’azienda mangimistica veronese e ai suoi collaboratori che operano da anni a livello nazionale fornendo un importante supporto al mondo agricolo allevatoriale italiano“. Per i presidenti delle Confagricoltura provinciali del Veneto – continua la nota – “l’attentato alla Veronesi non ha ragione d’essere poiché l’azienda, già alla seconda generazione, è cresciuta e si è imposta negli anni per la serietà nei confronti della clientela, per la bontà dei suoi prodotti mangimistici, per l’attività di filiera svolta con il sistema degli allevatori“. “Ci auguriamo – così si esprime il presidente degli agricoltori veneti Lorenzo Nicoli – , che sia solo un caso deprecabile e isolato e che non sia frutto di una radicalizzazione di un confronto su temi che meritano una attenta e pacata discussione. Oltreché  al patron del Gruppo Bruno Veronesi, la nostra solidarietà va anche alle maestranze e alle aziende dei trasportatori che sono state colpite”.

Dissociazione dal gesto violento, dannoso per l’ambiente e i lavoratori. Sempre in merito all’accaduto, il Coordinamento Zero Ogm, di cui in passato abbiamo ospitato le istanze, unitamente alla posizione dell’azienda veronese,  in una nota ufficiale afferma: “Il Coordinamento Zero OGM Cibo Sano per Tutti, diffida dall’associare l’atto vandalico occorso  nell’azienda Veronesi di Ospedaletto Euganeo a quelle che sono le iniziative ed i metodi di lotta che negli anni sono state sviluppate dal Corrdinamento e che pongono l’attenzione sull’informazione e le relazioni sociali per quanto riguarda la pericolosità di materiale transgenico sia sui campi che sulle tavole (tentativi anche attuali di coltivazioni transgeniche in Friuli e presenza di OGM nelle filiere attraverso la mangimistica). In risposta alle semplificazioni strumentali, il Coordinamento ribadisce che gli organismi transgenici danneggiano le economie locali, l’agricoltura, l’ambiente, la salute umana e animale e che per questo continuerà l’ azione nei confronti degli attori coinvolti nelle filiere OGM (produzioni in campo, mangimistica e Grande Distribuzione Organizzata). In particolare, il Coordinamento sarà presente di fronte alle principali catene di supermercati, luogo in cui passano tutti i cittadini e le relazioni umane, per invitare al boicottaggio dei prodotti contenenti OGM“.

Fonte: Confagricoltura Veneto/Coordinamento Zero Ogm

6 dicembre 2014, ad Ospedaletto Euganeo (Pd) si manifesta per un cibo sano per tutti, animali compresi

ogmAll’insegna del motto “un cibo sano per tutti (anche per gli animali)”, il Coordinamento Zero Ogm dà appuntamento ai cittadini sabato 6 dicembre 2014 ad Ospedaletto Euganeo (Pd) dalle 10 alle 14 davanti al mangimificio Veronesi per chiedere al gruppo di convertire tutte le sue filiere all’Ogm free e di garantire tracciabilità sui prodotti finiti (partenza da Padova, per info contattare AltrAgricoltura Nord Est tel. 049.7380587).

Produzione Ogm vietata in Italia, ma non in tutto il mondo. “In Italia – spiega una nota stampa del Coordinamento – mangiamo Ogm senza nemmeno saperlo. Gli Ogm arrivano sugli scaffali dei supermercati direttamente all’interno di prodotti di largo consumo o indirettamente, perché gli animali da cui derivano carne, latte, formaggio, uova e altri prodotti sono alimentati con mangimi che nell’80% dei casi contengono Ogm. Tra i principali attori di questo mercato c’è il Gruppo Veronesi, leader a livello nazionale nella produzione di mangimi, primo produttore avicolo in Europa e con i marchi Negroni e Montorsi tra le prime aziende nell’industria salumiera”.

La risposta del Gruppo Veronesi. Il 4 ottobre 2014, il Coordinamento Zero Ogm ha manifestato una prima volta davanti al mangimificio di Veronesi a San Pietro in Gù (Pd). Dopo la manifestazione, il Gruppo Veronesi ha inviato al Coordinamento una lettera, messa a nostra disposizione, in cui si specifica che: “Il Gruppo Veronesi non ha interessi di nessun tipo per quanto riguarda la coltivazione e la commercializzazione di soia e mais geneticamente modificati e che il Gruppo ripone piena fiducia nei processi decisionali della legislazione alimentare e nel fondamento scientifico dei regolamenti delle Istituzioni Europee orientati alla massima precauzione e tutela della salute e del benessere dei cittadini ed unanimamente riconosciuti come i più restrittivi del mondo”. “Le nostre aziende – continua la lettera – sono impegnate da oltre 50 anni nella produzione di carni avicunicole e di suino, uova, elaborati e offrono alimenti sani, sicuri e di alta qualità che rispettano scrupolosamente le normative europee. Per quanto riguarda tutti i prodotti elaborati contenenti ingredienti, il Gruppo garantisce che, “sulla base delle dichiarazioni dei nostri fornitori (come previsto dai regolamenti comunitari Reg. Cee 1829/2003 e 1830/2003) non sono costituiti, non contengono e non derivano da Ogm. Per quanto riguarda le carni avicole tal quale, siamo da tempo anche impegnati nella produzione di animali alimentati con mangimi che non derivano da Ogm fornendoli ai principali retailers italiani ed europei che ne fanno richiesta. A questo scopo, l’azienda dispone anche di un laboratorio in grado di assicurare, attraverso un sistema di verifiche analitiche, la possibile presenza di Dna modificati“. “Il Gruppo – conclude la lettera – continuerà nei prossimi anni a seguire l’evoluzione del tema attraverso il monitoraggio del gradimento del consumatore nei differenti mercati, la verifica della disponibilità di mais e soia non derivanti da Ogm, le indicazioni del mondo della ricerca scientifica e il dialogo continuo con i propri clienti e consumatori nel pieno rispetto delle norme nazionali e comunitarie”.

La controrisposta del Coordinamento. Il Coordinamento considera la risposta del gruppo Veronesi “evasiva, tanto da prefigurare l’impossibilità di qualsiasi confronto”. “Il Coordinamento – si legge nella nota stampa – è a conoscenza che il Gruppo Veronesi nel 2009, sentito dalle Commissioni 7° e 9° del Senato, ha dichiarato di importare 40 mila tonnellate di soia Ogm al mese e solo 9 mila tonnellate di soia free Ogm. In più, il Coordinamento ha acquisito una confezione di mangimi per vacche “lattifera 18 pallet” a marchio Veronesi dove nell’etichetta c’è scritto che contiene materiale Ogm. Questo significa che partecipa alla commercializzazione di materiale trasgenico, acquisendo prodotti transgenici sul mercato internazionale e vendendoli trasformati in mangimi. Di fronte a ciò, il Coordinamento Zero OGM ha deciso di intensificare le iniziative di mobilitazione. Pertanto, sabato 6 dicembre 2014, ribadirà le sue richieste al gruppo Veronesi, vale a dire: che vengano prese tutte le misure necessarie al fine di garantire tracciabilità e trasparenza sul prodotto finito, come la presenza di un’etichetta chiara che indichi la presenza di OGM nell’alimentazione degli animali o in qualsiasi altra componente di prodotto, la conversione delle filiere compromesse con gli OGM, con  l’obiettivo di costruire e mantenere una produzione sementiera Ogm free e una mangimistica totalmente Ogm free, rispettosa dell’ambiente e della salute umana  e animale. “La non risposta a queste domande – conclude il Coordinamento – porterà a pensare che mais e soia Ogm vengono utilizzati come base dell’alimentazione di tutti gli animali dai quali derivano i prodotti finiti del gruppo, prodotti che consideremo «a rischio Ogm» : Negroni, Aia, Wudi, Golosino, Aequilibrium, ecc.”.

Fonte: Coordinamento Zero Ogm

Ogm, associazioni e cittadini manifestano per dire no a mangimi transgenici

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Un momento della manifestazione (foto Circolo Wigwam Il Presidio sotto il Portico)

Il Coordinamento “Zero Ogm”, formato da numerose associazioni e cittadini, ha manifestato ieri davanti agli stabilimenti padovani di San Pietro in Gù del mangimificio Gruppo Veronesi, per chiedere all’azienda di riconsiderare la loro politica in materia di produzione e commercializzazione di mangimi che contengono sementi geneticamente modificati (Ogm).

Le questioni mosse al manigimificio. Il Coordinamento ritiene infatti che gli Ogm rappresentino un pericolo per la salute umana e animale, che non evitino l’uso di pesticidi e siano una grave minaccia per l’ambiente, che non siano più economici e che non aumentino la produttività delle colture e non aiutino a risolvere il problema della fame nel mondo. Ritiene altresì che gli Ogm  mettano a rischio la sovranità alimentare, la biodiversità e le specificità di ogni regione (in pianura padana esistevano circa 500 tipi di mais diversi). Il Coordinamento denuncia anche la mancanza di trasparenza sull’etichetta dei prodotti finiti del mangimificio, in quanto non viene riportato se essi contengano o meno derivati di Ogm o se gli animali da cui deriva il prodotto sono stati alimentati con mangimi Ogm, il che impedisce ai consumatori una libera scelta.

80% dei mangimi animli contiene materia transgenica. Gli Ogm arrivano sugli scaffali dei supermercati all’interno di prodotti di largo consumo, come derivati (amido modificato di mais, sciroppo di mais, mono e digliceridi degli acidi grassi, destrosio, lecitina di soia [E322], olio di soia, oli vegetali, olio di mais) o indirettamente, perché gli animali sono stati alimentati con soia e mais Ogm. Attualmente la coltivazione di Ogm in Italia è vietata dal Decreto Interministeriale del 12.07.2013, ma questo non impedisce che sementi transgeniche provengano da altri paesi, principalmente per l’utilizzo nella mangimistica. In Italia ormai, circa l’80% dei mangimi animali contiene materia prima transgenica.

Le richieste. La manifestazione era volta a chiedere al Gruppo Veronesi un impegno a far  pressione sui propri fornitori e clienti in modo da garantire sin da subito tracciabilità e trasparenza sul prodotto finito, ricorrendo a un’etichetta chiara che indichi la presenza di Ogm nell’alimentazione degli animali o in qualsiasi altra componente di prodotto. Il Coordianamento ha chiesto altresì di mettere in calendario la conversione delle filiere compromesse con gli Ogm, in modo da i consolidare la produzione sementiera italiana e di importazione Ogm free e di costituire una mangimistica totalmente Ogm free, rispettosa dell’ambiente e della salute umana e animale.

Fonte: Circolo Wigwam Presidio sotto il Portico