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Allarme prezzi, a rischio le imprese ortofrutticole veronesi e l’indotto

Un po’ per colpa dei prezzi e del calo di consumi, un po’ per colpa delle conseguenze dovute all’allarme del batterio killer, è sempre più crisi per l’ortofrutta veronese. “Il mese scorso il prezzo al consumo della frutta è salito del 4,8%, ma ai produttori è stata pagata il 10% in meno – afferma il presidente di Coldiretti Verona Damiano Berzacola  -. A fronte di tale situazione occorrono politiche agricole mirate ed interventi volti a migliorare il posizionamento degli agricoltori all’interno della filiera”.

Allarme E-coli all’origine della crisi. “Siamo in presenza di fattori destabilizzanti che stanno mettendo a serio rischio la redditività dei nostri agricoltori – aggiunge Berzacola – senza i quali non ci sarebbe più materia prima per l’agroalimentare Made in Italy, fatto che ridimensionerebbe inevitabilmente, ed irrimediabilmente, tutta la filiera nazionale del settore”. La situazione di volatilità dei prezzi si è fatta sentire fortemente anche a giugno, a seguito dell’allarme E.coli. in Germania. Tutto il mercato dell’ortofrutta è stato completamente paralizzato. La chiusura per circa un mese del mercato russo ha paralizzato il mercato, con cali generalizzati degli ordinativi, e i conti delle aziende ortofrutticole sono peggiorati ulteriormente.  A oggi la situazione anche sul fronte delle esportazioni non si è ancora stabilizzata.

 

In crisi coltivatori di pesche, meloni e colture orticole. “In forte apprensione sono in questo momento i coltivatori di pesche con la produzione che è praticamente in perdita perché il costo di raccolta è superiore al prezzo di realizzo ma analogo discorso vale per i meloni, altro frutto di stagione, e le colture orticole – precisa il direttore di Coldiretti Verona Pietro Piccioni – Esiste un divario rilevante tra il prezzo della produzione e quello che pagano i consumatori, il che fa scontenti tutti. Non si tratta, però, di un problema di giacenza delle pesche poiché la richiesta c’è e il mercato assorbe tutta la produzione ma con prezzi inadeguati per i coltivatori”.

Un altro fattore negativo è il gran caldo registrato nella seconda metà di aprile che ha determinato un anticipo di produzione causando la sovrapposizione dei prodotti veronesi con il Sud Italia e la Spagna. “Tale situazione – conclude Piccioni – se vista assieme ad un avvio di stagione poco esaltante in termini di prezzo, cui si aggiunge un calo stimato attorno al 10% della domanda interna, genera sicuramente tensione sui mercati”. La crisi delle aziende ortofrutticole veronesi mette seriamente a rischio circa 40.000 posti di lavoro tra settore agricolo, commercio, servizi e produzioni dedicate, come imballaggi, trasporti e distribuzione.

(fonte Coldiretti Verona)