• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Da aprile 2015 nuovo sistema di etichettatura per carni suine, ovine e pollame

etichetta UnicarveDa questo mese, gli operatori del settore alimentare devono indicare in etichetta sulle carni suine, ovine e dei volatili destinate alla commercializzazione, il luogo dell’allevamento e della macellazione, mentre l’origine potrà apparire, su base volontaria, se la carne é ottenuta da animali nati, allevati e macellati nello stesso Paese.

Secondo le nuovo regole, le carni di maiale, pollo, pecora e capra i cui animali sono nati, allevati e macellati nello stesso Stato Membro potranno riportare l’origine in etichetta dello Stato produttore o di un Paese terzo, mentre negli altri casi verrà indicato l’allevamento e il luogo di macellazione sull’etichetta. Il sistema di etichettatura richiede norme di tracciabilità in tutte le fasi di produzione e di distribuzione della carne, dalla macellazione fino al confezionamento, in modo da garantire il collegamento tra le carni etichettate e l’animale, o il gruppo di animali, da cui tali carni sono state ottenute.

Fonte: Europe Direct Veneto

Etichettatura delle carni, il Parlamento europeo alza il tiro a favore dei consumatori

Azove_Carni_lavorazione

Lavorazione carni Azove

Notizia positiva (ndr). Non va a buon fine la proposta di regolamento della Commissione sull’etichettatura delle carni suine, ovine, caprine e avicole, fresche o congelate. Secondo tale proposta, sull’etichetta del prodotto finale sarebbe figurato solo il Paese in cui l’animale è stato allevato e macellato.

Maggior tutela consumatori. Gli eurodeputati hanno votato contro il disegno di legge e hanno invitato la Commissione a predisporne uno nuovo in cui sia descritto l’obbligo di inserimento in etichetta del luogo di nascita, allevamento e macello dell’animale per tutti i tipi di carni, riproponendo quindi la regolamentazione già attiva in Europa dal 2002 per le sole carni bovine. È stato richiesto inoltre di eliminare ogni riferimento alle deroghe per le carni macinate o i ritagli di carne. In sostanza, gli europarlamentari sostengono che questa loro richiesta viene avanzata nell’interesse dei consumatori, i quali sempre più spesso chiedono di essere informati non solo sul luogo di allevamento dell’animale, ma anche di quello di nascita e di macellazione, per poter essere certi che la carne provenga da Paesi con elevati standard qualitativi.

Rapporto di fiducia tra cliente e produttore. Le informazioni da aggiungere all’etichetta non rappresentano alcun costo aggiuntivo per gli allevatori, quindi i deputati non vedono il motivo per cui il consumatore debba essere tenuto all’oscuro di informazioni che reputa fondamentali per poter scegliere liberamente come alimentarsi. La fiducia del consumatore si sta infatti riducendo, soprattutto alla luce degli scandali alimentari che hanno coinvolto il mercato della carne negli ultimi anni. Illustrare l’intero ciclo vitale dell’animale può essere determinante nella ricostruzione del rapporto di fiducia tra cliente e produttore.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Etichettatura carni bovine, le associazioni di categoria dicono no alla soppressione, già facoltativa

carni bovine“Come Confeuro intendiamo opporci con tutte le nostre forze alla modifica di quei provvedimenti capaci di valorizzare la qualità delle produzioni nostrane e di tutelare i diritti dei consumatori – lo dice il presidente nazionale Confeuro Rocco Tiso in merito alla soppressione della normativa vigente sull’etichettatura delle carni bovine. Ed aggiunge – è per questo che, al fianco di altre organizzazioni del settore come Unicarve, che per prime hanno evidenziato i rischi di questi interventi normativi, auspichiamo una presa di posizione fortemente contraria e incisiva del governo italiano».

Perchè abolire qualcosa che è già falcoltiva? In una nota diffusa dalla Confederazione delle associazioni e sindacati liberi dei lavoratori europei, si legge inoltre che è incredibile e incomprensibile che nel mezzo di una fase recessiva senza precedenti si valuti la possibilità di aumentare ulteriormente la perdita di fiducia dei consumatori verso il mondo agroalimentare. «Modifiche di questo genere – continua Tiso – non otterranno altro risultato che insinuare gravi dubbi sulla qualità delle produzioni, nonché sulla loro genuinità e salubrità. D’altronde, se non per impedire alle aziende virtuose di farlo, non si capisce il senso di abolire un qualcosa che è già facoltativo e quindi non obbligatorio». La motivazione fino ad ora sostenuta, conclude la nota Confeuro, è quella economica in quanto l’etichettatura facoltativa ha un costo per l’Europa di Euro 320.000,00. Ma è evidente che i suoi vantaggi sono molto più significativi e generano un clima di fiducia verso il primario di cui oggi più che mai c’è assoluto bisogno.

(Fonte: Garantitaly.it)