(di Maurizio Drago, socio ARGAV) Lo sapevate che…il baco da seta ebbe nei secoli passati un ruolo economico eccezionale, al punto tale che la sua produzione condizionava i mercati? Per fare un confronto, esso rappresentava quello che succede oggi con le trattazioni del petrolio. Lo straordinario tema è stato affrontato nell’incontro con i giornalisti ARGAV avvenuto al Circolo Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) lo scorso 16 gennaio.
Quando il PIL si misurava in bozzoli. Ettore Marson, autore del libro “Una pagina inedita della ricerca scientifica tra il XIX e XX secolo: il seme bachi e l’industria bacologica” (Edizioni Cleup) ha argomentato con dati storici l’importanza rivestita in passato dal baco da seta. Per testare il prodotto interno lordo (PIL) di una nazione il primo punto era costituito dalla produzione di bozzoli: c’erano enormi interessi economici in gioco e l’Italia aveva una produzione di bachi superiore a 50 milioni di chili, il doppio della Francia e dell’Olanda, altri grandi paesi produttori. Nelle campagne del diciannovesimo secolo c’erano vaste aree di produzioni di bachi da seta, con piantagioni di migliaia di piante di gelso (i bachi sono ghiotti delle foglie di questa pianta che produce i dolci frutti delle more). Anche nelle nostre campagne venete la produzione era abbondante e le numerose famiglie si dedicavano molto alla bachicoltura.
Nel 1850 la terribile epidemia di pebrina (Nosema bombycis) annientò la bachicoltura in tutta Europa, azzerandone la produzione. Ci fu una corsa alla ricerca del rimedio e a Padova venne fondata nel 1863 la stazione bacologica, tuttora esistente, sebbene oggi continui le sue linee di ricerca all’interno del CRA (Consiglio per la sperimentazione e la ricerca in agricoltura). Lo stesso Louis Pasteur (inventore del vaccino) studiò per sconfiggere la malattie dei bozzoli, venne persino in in una stazione bacologica del Friuli per verificare i possibili rimedi e pubblicò ben due libri al riguardo. Nel 1870 venne celebrato anche il congresso bacologico internazionale. In quegli anni, fu trovata la soluzione per riprendere la produzione e fu incrementata la ricerca per prevenirne le malattie. Gli stabilimenti bacologici sorsero in tutta Italia, venne fondata anche una rivista periodica “Il bacologo italiano”; l’Italia esportava nel mondo, compreso il Giappone.
Un settore in cui investire. A Padova è rimasta l’unica Stazione Bacologica Sperimentale italiana. Luciano Cappellozza, ex direttore dell’Istituto, ha sottolineato durante l’incontro come le aziende agricole potrebbero oggi avviare con un certo profitto la produzione della bachicoltura. Mentre qualche generazione fa serviva una grande quantità di manodopera, ora le moderne tecnologie permettono infatti che una sola persona possa dedicarsi alla bachicoltura, con un reddito interessante (circa 4000 euro netti all’ettaro per la produzione del bozzolo). Ci sono inoltre degli incentivi comunitari a cui si può accedere e il ministero dell’Agricoltura ha recepito da poco le normative che permettono ai bachicoltori di chiedere direttamente i contributi UE.
Scenari d’impiego rivoluzionari. Ma i dati tecnici li elenca con puntigliosità Silvia Cappellozza, giovane ricercatrice della Stazione Bacologica Sperimentale di Padova (è la figlia di Luciano Cappellozza, entrambi dediti al baco con una passione sfrenata). Fermo restando che il costo della seta è raddoppiato nel giro di pochissimo tempo e che rappresenta lo 0,1% di tutte le fibre tessili in produzione, il campo del suo utilizzo va esteso alla ricerca scientifica, alla medicina e alla farmacologia, permettendo rivoluzionari scenari.
Un bozzolo può produrre un filo lungo 1700 metri di seta, più è sottile e più è pregiato. Si stanno provando degli esperimenti per “rafforzare” la seta con la ragnatela dei ragni, che ha una maggiore resistenza. Straordinarie le applicazioni mediche e biomediche: resistenza alla tensione e compatibilità con il nostro corpo in campo chirurgico, evitando così i rigetti, proprietà “antiage” per la pelle, trapianti nel pancreas.
“L’Italia tornerà a produrre seta”: dicono fiduciosi quelli della Stazione Bacologica padovana, serve tuttavia ritornare al rispetto dell’ambiente. I bachi da seta sono scomparsi a causa del massiccio uso dei pesticidi. Un ritorno all’uso corretto dei campi comporterà anche la ripresa della coltivazione dei gelsi e l’incremento della bachicoltura. Con la possibilità di rivedere volare le farfalle nelle nostre campagne.
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