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Rischio “stop” all’export inglese dei formaggi italiani per “metodo semaforo”

Cartina-Veneto-Formaggi-DOP«Ci troviamo ad affrontare una nuova barriera all’esportazione dei nostri prodotti. Ho interrogato la Commissione europea affinchè verifichi che la raccomandazione adottata dal Governo inglese non sia discriminatoria, visto che già ha iniziato a incidere pesantemente sull’export alimentare, specialmente del comparto caseario». L’eurodeputato Giancarlo Scottà ha chiesto all’Esecutivo Ue, in un’interrogazione parlamentare presentata insieme ad altri colleghi della Commissione Agricoltura, che si faccia chiarezza sull’utilizzo, in Inghilterra, dei bollini “verde-arancione-rosso” sul packaging dei prodotti alimentari.

“Metodo semaforo”. Questi colori stanno ad indicare il contenuto di calorie, zuccheri, grassi, grassi saturi e sale, e servono a classificare alimenti e bevande in cibi buoni e meno buoni. Si tratta, nello specifico, di una raccomandazione del Governo britannico adottata il 19 giugno scorso, che ha interessato diversi prodotti italiani, soprattutto i formaggi.  «Questo tipo di segnaletica – ha spiegato l’europarlamentare trevigiano – classifica gli alimenti solo in base al contenuto dei singoli nutrienti, senza tenere conto della dieta complessiva, dando quindi messaggi fuorvianti ai consumatori».  «La qualità e la salubrità dei prodotti caseari veneti – ha proseguito – sono garantite, basti pensare che in Veneto si realizzano ben otto formaggi DOP. È opportuno verificare che questa etichettatura introdotta dal governo inglese sia pienamente conforme ai requisiti Ue e che non generi confusione, mettendo in discussione il valore di un sistema di certificazione condiviso dai paesi europei e su cui hanno investito molti produttori veneti».

(Fonte: segreteria europarlamentare Giancarlo Scottà)

Giovani agricoltori: Italia fanalino di coda tra i paesi Ue, ma in Veneto la situazione migliora

Un rapporto recentemente pubblicato dalla Commissione Europea indica che secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili, se in generale il numero degli imprenditori agricoli rispetto al 2000 è calato del 15,3%, quello dei giovani imprenditori agricoli ha subito un vero e proprio collasso, calando ben del 47,6%. E se la media di giovani conduttori under 35 è del 6,1%, c’è al momento una forbice fra Paesi, che vede la Polonia (12,3%), la Repubblica Ceca (9,8%) l’Austria (9,7%) e la Finlandia (9,1%) presentare percentuali più alte della media, mentre in coda troviamo proprio l’Italia (2,9%), la Gran Bretagna (2,6%), Cipro (2,5%) e Portogallo (1,9%).

Aziende giovani, identikit. Una lettura più attenta dei dati consente di tracciare con maggior precisione l’identikit delle aziende giovani: partendo dalla superficie i giovani europei detengono l’8,6% della superficie coltivata. Le aziende piccole, (sotto i 2 ettari) sono detenute per il 62% da agricoltori sopra i 55 anni, mentre per le superfici sopra i 10 ettari, la percentuale dei giovani conduttori è costantemente intorno al 10% (più alta quindi rispetto alla media generale del 6,1% circa). Questo porta a una situazione che vede, in una Europa a 27 con 13,7 milioni di agricoltori e una superficie media aziendale di 13 ettari, i giovani a poter contare su una superficie media coltivata superiore in media del 37%, su un reddito lordo standard superiore in media del 40%, ed occupare mediamente il 26% in più di lavoro. La Francia ed il Belgio sono i Paesi che investono una maggior quota di risorse sul complesso della spesa per incentivare l’ingresso nel settore agricolo dei giovani. In Italia, nell’attuale programmazione i Piani di sviluppo rurale hanno destinato alla misura per il primo insediamento 700 milioni di euro, circa 100 milioni l’anno pari al 4,3% del totale (+1 punto percentuale in più rispetto media UE).

A proposito del Veneto. “Troppi giovani scappano dall’Italia per trovare occupazione all’estero. Non se ne vanno solo le braccia, ma le teste che hanno studiato e che qui non trovano occasioni sufficienti di reddito. In agricoltura il Veneto fa eccezione e i dati camerali registrano più di 2.400 nuovi imprenditori agricoli dai 18 ai 30 anni al secondo trimestre 2012”. Questo il commento dell’assessore all’agricoltura Franco Manzato dinnanzi ai dati in aumento dell’occupazione giovanile in agricoltura. “Il valore dell’agricoltura in Veneto ha segnato un aumento dell’11% nel 2011 rispetto all’anno precedente – ha sottolineato Manzato – e questo grazie ad una congiuntura favorevole ma anche alla concretezza dell’economia rurale e per merito della spinta innovativa e della volontà imprenditoriale che arriva dai giovani. Quello che stiamo constatando – ha concluso – è che l’agricoltura regionale è capace di offrire un modo alternativo e gratificante per sviluppare qualcosa di nuovo, per competere sui mercati nazionali e internazionali proponendo una passione per la terra che si trasforma in innovazione nella tradizione e in reddito. Lo dimostrano i tanti giovani che hanno scelto di diventare imprenditori nel primario, pur provenendo da settori o studi del tutto estranei all’allevamento e all’agronomia”.

(Fonte: segreteria europarlamentare Giancarlo Scottà/Regione Veneto)