Dal primo aprile 2015 non ci saranno più le quote latte che, soprattutto in Italia, hanno creato notevoli polemiche e tensioni nel mondo allevatoriale. Il sistema dei tetti di produzione è stato introdotto a livello comunitario nel 1984 per evitare l’eccessiva presenza di latte così da salvaguardarne il prezzo ma i risultati sembrerebbero diversi dall’intento iniziale di questa politica di gestione. Oggi infatti si cambia e molti sono gli interrogativi che si pongono con la liberalizzazione della produzione lattiera e su quali contraccolpi si avranno nel comparto a livello internazionale, nazionale e veneto e quindi nelle tasche degli allevatori.
Esperti a confronto. “Per comprendere e quindi affrontare le varie problematiche che saranno determinate dalla chiusura del regime delle quote latte, abbiamo voluto discutere delle questioni emergenti con esponenti di spicco dei tre livelli istituzionali, della Comunità europea, nazionale e regionale.” Così il presidente della Sezione di prodotto lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto Fabio Curto presenta l’importante incontro che si terrà lunedì 9 febbraio p.v. alle ore 10,30 a Castagnole di Paese (TV) presso la sala riunioni di Confagricoltura Treviso dal titolo “Dopo le quote latte. Sviluppi, criticità e opportunità per gli allevatori del veneto”. Parteciperanno, infatti, Herbert Dorfmann, Europarlamentare della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale; Giuseppe Castiglione, Sottosegretario del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; Franco Manzato, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto e Alberto Menghi, ricercatore del Centro Ricerche Produzioni Animali (C.R.P.A.). Per il presidente Curto: “Siamo reduci da una trentennale era di quote latte che lascia dietro di sé molte luci ed ombre, gli effetti della fine del regime delle quote latte si fanno già sentire con l’ aumento della produzione a livello comunitario di questi ultimi mesi. Inoltre altre situazioni come il calo dei consumi interni, la peculiare strutturazione medio piccola delle aziende di trasformazione nazionali e l’embargo russo, hanno portato ad un deprezzamento dei prodotti caseari e la conseguente diminuzione della remunerazione alla stalla”.
La chiave di volta sta nella qualità e nell’aggregrazione. “In Italia – continua Curto – a differenza dei Paesi del nord Europa che hanno saputo razionalizzare e programmare la produzione e il comparto, paghiamo notevolmente la scarsa lungimiranza delle scelte politiche effettuate nel corso degli anni per il settore. Ciò ha comportato che nel Veneto, come in tutta Italia, si abbiano costi produttivi molto più alti che negli altri Paesi (mancanza e costi dei terreni, costi energetici, burocrazia, sovrastrutture inutili). Ritengo che si potranno fronteggiare le difficoltà del prossimo futuro puntando sulla qualità, sui formaggi di alto valore aggiunto e DOP, all’aggregazione della produzione e soprattutto della commercializzazione per diventare veramente capaci di promuovere e vendere nel mercato estero che ha fame di alte eccellenze alimentari, anche casearie, che dobbiamo saziare. Nel corso del convegno, avremo l’aggiornamento di quanto si sta facendo ai vari livelli e potremo confrontarci con i relatori su quanto è ancora possibile fare per la salvaguardia della nostra produzione lattiera e per i nostri produttori”.
Tutelare il ruolo e il reddito degli allevatori.Intanto, il ministro Maurizio Martina ha convocato per l’11 febbraio prossimo una riunione con i rappresentanti del mondo agricolo e industriale della filiera lattiero casearia italiana e delle regioni interessate che si riuniranno a Roma presso la sede del Ministero. “Lavoriamo – ha dichiarato il Ministro – per gestire un momento cruciale per il settore del latte come la fine del regime delle quote. Per questo siamo impegnati in Europa per un’uscita morbida e per una strategia di medio periodo che tuteli in particolare il ruolo e il reddito degli allevatori. Insieme al pressing su Bruxelles, abbiamo avviato l’attuazione di un piano nazionale con strumenti sui quali ci confronteremo con la filiera in occasione della prossima riunione dell’11 febbraio a Roma”.
Fondo latte di qualità. “Nella Legge di Stabilità abbiamo approvato il Fondo Latte di qualità – ha proseguito Martina – con una dotazione di circa 110 milioni di euro per i prossimi tre anni che finanzierà azioni volte al miglioramento del prodotto, come una della chiavi per aumentare la competitività dei nostri produttori. Stiamo predisponendo il decreto ministeriale di attuazione che presenteremo agli operatori della filiera. Il nostro Istituto Ismea supporterà l’operazione attraverso interventi sulle garanzie finanziarie per gli allevatori, in modo da rendere ancora più efficace l’azione”.
Interprofessione latte. “Nella partita del dopo quote – continua il Ministro – è evidente che dobbiamo fare tutti un salto di qualità, in particolare nei rapporti tra i vari soggetti della filiera produttiva. Vogliamo proporre uno strumento nuovo per l’interprofessione, per rendere più stabili e trasparenti le relazioni tra produttori, industriali e distribuzione. L’obiettivo è migliorare le pratiche contrattuali di gestione dei mercati, l’applicazione concertata di standard di qualità, la promozione collettiva così come la ricerca e lo sviluppo di innovazioni di processo e di prodotto. Tutto questo attraverso una più efficace attuazione delle misure del Pacchetto Latte europeo, in particolare sul fronte delle Organizzazioni di produttori, con la creazione di una Commissione tecnica, sul modello del CIPC-lait francese, e con la riforma del decreto legislativo 102/2005 già inserita nel Collegato agricoltura ora all’esame del Senato”.
Tutela dei redditi agricoli. “In cima alle nostre priorità c’è la salvaguardia dei redditi degli allevatori italiani, insieme al rafforzamento della competitività dell’intero sistema. Anche per questo utilizzeremo i Pon (Programma Operativo Nazionale) 2014-2020 per rafforzare la rete di sicurezza per le imprese agricole e allevatoriali, estendendo la capacità di protezione anche verso i rischi di mercato”.
Etichetta – indicazione della zona di mungitura e prodotto di montagna.”Vogliamo che il consumatore – ha affermato Martina – possa sapere con maggiore chiarezza dove è stato munto il latte che consuma; per questo vogliamo rendere più chiaro il sistema di etichettatura. Con la liberalizzazione del mercato evidenziare in etichetta l’origine diventa sempre più un segno distintivo della nostra qualità e crediamo sia strategico per il nostro Paese poter sottolineare la provenienza in modo evidente e trasparente. Questo discorso vale ancora di più per le produzioni di montagna, che devono essere distinte e valorizzate come meritano, in linea con il corrispondente regolamento dell’Ue”.
Promozione ed educazione alimentare con latte nelle scuole nel 2016. “E’ necessario invertire la tendenza che vede i consumi di latte e formaggi in calo nel nostro Paese. Nelle prossime settimane partirà una campagna di comunicazione istituzionale sulla qualità dei nostri prodotti, per far crescere la conoscenza delle qualità nutrizionali del latte italiano. Allo stesso tempo vogliamo fare un’operazione forte di educazione alimentare e abbiamo già previsto di avviare il progetto “Latte nelle scuole” nel 2016, perché è importante che i nostri bambini conoscano e consumino di più questo prodotto fondamentale dal punto di vista nutrizionale”.
Sostegno all’export e tutela dalla contraffazione dei grandi formaggi Dop. “Il 50% del latte italiano si trasforma in grandi formaggi Dop. Questi prodotti saranno centrali, nel Piano internazionalizzazione del Made in Italy che stiamo portando avanti con il vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Vogliamo promuovere l’origine e la riconoscibilità delle nostre eccellenze, così come siamo impegnati in una forte azione di contrasto alla contraffazione che colpisce molto questo settore. In Europa abbiamo saputo attuare meglio di altri la protezione ex officio, facendo togliere dal mercato cheese kit, falso parmigiano e grana e tante altre imitazioni. Sul fronte internazionale la protezione delle nostre denominazioni è una priorità assoluta, anche negli accordi internazionali in discussione a partire dal TTIP con gli Stati Uniti”.
Rafforzamento dei Consorzi di tutela. “In questo ambito giocano un ruolo cruciale i Consorzi di tutela che vogliamo rafforzare nei loro compiti, in particolare nella programmazione dell’offerta, favorendo la stipula dei contratti con la Gdo e la loro capacità di penetrazione nei mercati internazionali, attraverso accordi internazionali e la promozione di piattaforme logistiche dedicate all’export dei nostri formaggi”.
Fonte: Confagricoltura Veneto/Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
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