Il decreto ministeriale in vigore dal 1° gennaio 2013 apre nuove opportunità per il biogas ma occorre una strategia di produzione che vada oltre il 2015. Questo in sintesi il parere dagli esperti convenuti alla Fiera del Bovino da Latte a Cremona sabato 27 ottobre scorso al convegno “La redditività del biogas con i nuovi incentivi” organizzato da L’Informatore Agrario alla Fiera del Bovino da latte a Cremona in collaborazione con Cremonafiere.
Obiettivo 20150, decarbonizzazione fino all’80%. «Tre anni sono un orizzonte temporale troppo corto per consentire l’organizzazione di una filiera e permettere all’industria di programmare investimenti in ricerca e sviluppo» spiega Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. Da Sofia Mannelli, responsabile normativa di Chimica Verde Bionet, una visione di ampio respiro per un decreto «che premia maggiormente i sottoprodotti di origine biologica e disincentiva le colture dedicate». La Mannelli ha spiegato che «occorre tenere a mente l’obiettivo del 2050: la decarbonizzazione fino all’80% con energie rinnovabili come fonte primaria». Un obiettivo ambizioso per cui l’Italia può impegnarsi puntando sull’aggregazione tra aziende agricole interessate a sviluppare multifunzionalità con le bioenergie «Gli incentivi possono garantire così il ragggiungimento della grid party, cioè che le energie da fonti rinnovabili abbiano lo stesso prezzo delle energie tradizionali da fonti fossili».
Ulteriori contributi sono stati forniti da specialisti del settore. «Alla luce del nuovo decreto è importante pianificare cosa utilizzare come materia prima negli impianti a biogas perchè sono previste verifiche e le biomasse che usufruiscono delle tariffe incentivanti devono essere tracciate» ha detto Lorella Rossi, del Crpa (Centro ricerche e produzioni animali). Da Fabrizio Adani, del Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università di Milano, soluzioni per abbattere il livello di azoto – l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni in atmosfera di azoto ammoniacale – per accedere ai bonus tariffari, «aumentando l’efficienza del digestato e sostituendo l’urea con fertilizzanti rinnovabili ottenuti dal digestato».
Gli scenari. Alessandro Ragazzoni del Dipartimento di economia e ingegneria agrarie dell’Università, dopo aver esposto scenari diversi per la redditività degli impianti, ha suggerito: «La strategia vincente sarebbe creare per gli impianti da reflui zootecnici una filiera integrata composta da alcuni “anelli”: quello legato alla produzione di carne bovina, suina e di latte». E ha aggiunto: «Partendo dalla produzione in stalla di latte e carne è determinante valutare quale sia il reddito complementare che la produzione di energia rinnovabile e di digestato fornisce all’imprenditore zootecnico». Ha concluso il convegno Gian Luca Migliorini, Engineering portfolio manager di RSA, che ha fatto chiarezza sugli aspetti assicurativi.
(Fonte: Edizioni L’Informatore Agrario)
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