Giovedì 27 gennaio, Giorno della Memoria 2011, Fabrizio Ferrari, assistente ordinario di Sociologia dell’organizzazione del lavoro all’Università di Padova nonché socio Argav terrà presso la Scuola dei Calegheri in Campo S. Tomà a Venezia alle 17:30 la conferenza “Veneziani dall’antifascismo ai campi da sterminio. Due protagonisti dimenticati del mondo dell’informazione: Emilio Scarpa e Bonaventura Ferrazzutto”. L’incontro rientra nell’ambito delle giornate della memoria promosse dall’IVESER (Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea ) con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto e in collaborazione con Municipalità di Venezia, Murano e Burano, Comune di Venezia – Presidenza del Consiglio, Circolo Renato Nardi. Ai saluti di Leopoldo Pietragnoli (Ordine Giornalisti del Veneto), seguirà l’introduzione di Marco Borghi (Direttore Iveser) quindi la relazione storica di Fabrizio Ferrari (Università di Padova), di cui riportiamo di seguito un sunto.
(di Fabrizio Ferrari, socio Argav) Sono trascorsi sessantacinque anni dalla tragica fine nel lagher di Mauthausen di Bonaventura Ferrazzutto ed Emilio Scarpa, entrambi veneziani, entrambi uomini dell’informazione. Due vite diverse spese con grande generosità per la lotta per la libertà.
Bonaventura Ferrazzutto, giovanissimo entra nel movimento socialista e presto diviene il più stretto collaboratore di Giacinto Menotti Serrati, direttore del Secolo Nuovo, settimanale veneziano e segretario della Camera del Lavoro. Espulso da Venezia con provvedimento di polizia perché neutralista e pacifista, nel 1915 approda a Milano. Entra all’amministrazione dell’Avanti! divenendone l’amministratore sino al 1922 quando il giornale è distrutto dai fascisti. Successivamente va alla Rizzoli in fase di forte sviluppo e ne diviene il direttore amministrativo e il più stretto collaboratore del “Commendatore“. Nel 1943 è uno dei fondatori del Centro Clandestino Raccolta Notizie creato dai redattori dell’Avanti! ch’ebbe un ruolo fondamentale per il Comitato di Liberazione Nazionale e diede un contributo di trentaquattro vite umane alla lotta per la libertà. Catturato dai nazisti, venne trasferito nel campo di sterminio di Mauthausen ove fu eletto rappresentante degli italiani nel Comitato di Liberazione Internazionale del lager e dove organizzò la rivolta poi detta dei russi. Trasferito nel Castello di Hartheim ove si facevano brutali esperimenti scientifici morirà il 4 ottobre del 1944 dopo inaudite sofferenze.
Emilio Scarpa, dopo un percorso che lo condurrà all’ordinazione sacerdotale a quasi trent’anni lascia la tonaca e va a Milano. All’inizio è assunto alla Breda come operaio, poi entra nella nascente industria cinematografica. Lavora a Roma, in Germania, a Milano e Torino . Nel 1939 presenta alla Biennale il lungometraggio “Vent’anni di cinema muto in Italia“. Nel 1943, quando Lelio Basso fonda il Movimento di Unità Proletaria a Milano, diviene il raccordo con il nucleo veneziano del MUP, guidato da Cesare Lombroso. A Venezia pubblica l’edizione dell’Avanti! clandestino, e opera i collegamenti con l’organizzazione partigiana del Basso Piave. Per l’attività di pubblicazione clandestina è catturato dai nazisti e trasferito a Mauthausen ove morirà pochi giorni dopo la liberazione del campo da parte delle truppe alleate senza assaporare la tanto agognata libertà. Venezia, città che ha dato i natali ad entrambi questi eroi li ricorda perchè le nuove generazioni sappiano quale è stato il prezzo pagato per la loro libertà.
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