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Dissesto idrogeologico, i Consorzi di bonifica si uniscono al governatore Zaia nel dire no ai vincoli del Patto di Stabilità

da sx, Giuseppe Romano, presidente UVB, Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, Andrea Crestani, direttore UVB

da sx, Giuseppe Romano, presidente UVB, Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, Andrea Crestani, direttore UVB

Non è ancora finita. Nei prossimi giorni sono previste altre 4 perturbazioni, anche se, secondo i meteorologi ARPAV, meno intense.

I numeri messi in campo dalla bonifica. Da una settimana e per i prossimi giorni, più di cinquecento uomini della bonifica sono impegnati a sorvegliare, 24 ore su 24, il livello dei fiumi, il funzionamento degli impianti e manufatti con l’impiego di circa un migliaio di mezzi e macchine operatrici (trattori, escavatori, pompe idrovore mobili), lungo le reti idrauliche.Inoltre, 400 impianti idrovori, grazie alle loro 1000 pompe, muovono 1milione e mezzo di litri d’acqua al secondo, continuando l’incessante attività di pompaggio per evitare la sommersione di ampie distese di territorio e per ripristinare le situazioni più critiche. Sono queste le forze impegnate dai Consorzi di bonifica per monitorare il fenomeno alluvionale di questo febbraio atipico, cercando di limitare i danni ad abitati e campagne.

I valori di pioggia caduti in 6 giorni. Si tratta di un’emergenza, che a differenza del 2010, ha messo a dura prova la rete fluviale secondaria, spesso impossibilitata a smaltire l’acqua in eccesso verso i grandi fiumi, perché già saturi o a scaricare verso mare per via delle continue alte maree. Non solo, quattro anni fa il fenomeno alluvionale durò tre giorni, con piogge in pianura da 75 millimetri a 150, mentre quest’anno si sono concentrate in sei giorni con valori dai 150 ai 250 millimetri.

Non c’è più tempo di aspettare e riflettere. Una situazione dalla quale emerge sempre più la necessità di destinare risorse al settore della difesa idraulica per la realizzazione di un grande piano, che preveda la concretizzazione delle grandi opere e delle infrastrutture necessarie per mettere in sicurezza il Veneto. Giuseppe Romano, presidente Unione Veneta Bonifiche: “In primis, faccio un plauso agli “uomini della bonifica”, che, ormai da una settimana, operano senza sosta per risolvere le criticità e contenere le piene. Senza il loro lavoro e l’ottimo coordinamento con la Protezione Civile staremo qui a parlare di ben altri fatti. Non dobbiamo dimenticare che, dopo decenni di cementificazione non governata e, alla luce della frequenza degli eventi meteoclimatici alluvionali degli ultimi anni, credo sia giunta l’ora di invertire la rotta. Per questo ci uniamo al pensiero del governatore Zaia, sostenendo che le risorse per la difesa idraulica non possono più trovare vincoli nel Patto di Stabilità. Con mezza Italia sott’acqua, non c’è più tempo di aspettare e riflettere. È giunta l’ora di investire risorse per i nostri cittadini.”

Che opere servono a questo Veneto? Romano risponde così: “Per garantire la difesa idraulica veneta, i Consorzi di bonifica del Veneto hanno presentato, già dal 2010 e non solo, un piano quinquennale di difesa idraulica di 629 progetti e del valore di 1 miliardo e 350 milioni euro, che è inserito nel più grande piano di difesa idraulica della Regione. Si tratta di opere infrastrutturali necessarie come il potenziamento e l’ammodernamento degli impianti idrovori, la realizzazione di casse di espansione per contenere le ondate di piena e di canali scolmatori o collettori, consolidamenti arginali e sistemazioni idrauliche; tutti interventi necessari la maggior sicurezza del territorio veneto.”

(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)

Maltempo in Veneto, i danni all’agricoltura superano già i 10 milioni di euro

Nichesola_Terranegra12 mila pulcini sono già annegati, ma a rischio ci sono anche 30 mila polli e un migliaio di tori nelle stalle allagate del padovano mentre nel bellunese gli allevatori sono costretti a gettare il latte che non riescono a trasportare per l’isolamento causato dalla neve. È questo il primo bilancio dei danni all’agricoltura che superano già i 10 milioni di euro, presentato da Coldiretti Veneto al presidente nazionale Roberto Moncalvo in visita alle aree alluvionate.

I danni in agricoltura. “Le coltivazioni a seminativo in pianura di cereali – sottolinea la Coldiretti – soffrono di asfissia e il raccolto è compromesso. Non va meglio per gli ortaggi in pieno campo allagati che stanno marcendo. I pregiati vigneti Doc del Piave sono stati sommersi dall’acqua mentre nelle serre – continua la Coldiretti – a causa dell’umidità le muffe stanno distruggendo le coltivazioni. Ci sono tutte le condizioni per chiedere lo stato di calamità per i danni all’agricoltura”. “Servono le opere infrastrutturali per la raccolta e la regimazione delle acque in una situazione in cui nell’82 per cento dei comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico per frane e/o alluvioni”, commenta Moncalvo. Che aggiunge: “A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo sbagliato ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento”.

(Fonte: Coldiretti Veneto)

Maltempo in Veneto, nella disattenzione di TV e Governo nazionali, pianura e montagna unite nell’emergenza

cervo in stalla

Foto Coldiretti Veneto

Mentre in pianura si cominciano a contare i danni delle esondazioni avvenute nella giornata di ieri e si scruta con preoccupazione il cielo per le piene dei fiumi e le piogge attese nei prossimi giorni, tra le storie che stanno caratterizzando le difficoltà in Veneto a causa del maltempo c’è anche quella del cervo smarrito tra la neve di Belluno che trova riparo nella stalla dell’allevatore Ghedina Stefano a due passi da Cortina.

Imprenditori agricoli custodi di un territorio sempre più delicato. Da qualche giorno l’animale si è rifugiato tra vacche e polli trovando cibo, cure e attenzioni nell’azienda agricola. Ma non è il solo, altri trenta capi, quotidianamente si rifocillano al fienile aziendale. Un’insolita convivenza tra bestie domestiche e selvatiche dettata dal disagio, ma anche una situazione che fa pensare al valore della presenza delle fattorie a ridosso dei centri abitati e nelle aree marginali in termini di solidarietà e sussidarietà nonostante i problemi di frane e crolli siano costanti. “Agricoltori a presidio di un territorio sempre più fragile – commenta Coldiretti – ma che grazie alle buone prassi e i servizi alla collettività continuano a rimanere una delle poche garanzie di salvaguardia ambientale”. Da circa una settimana, infatti, gli imprenditori di Coldiretti stanno provvedendo con mezzi propri e trattori a sgombrare strade e piazzali degli ospedali oltre che centri di soccorso alpino. Un’attività ritenuta prioritaria quanto l’emergenza di spalare i tre metri di neve sui tetti degli annessi rustici e delle loro abitazioni che fino ad ora han fatto registrare danni ingenti alle piccole cooperative di trasformazione di latte.

Fabio Bristot RufusMontagna, stanca di essere considerata “un parco giochi”. A questo riguardo, fortemente (e giustamente, ndr) critico nei confronti di media e istituzioni l’intervento di Fabio Bristot, responsabile del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico: “Da Pieve e nell’interno fino ad Arabba sono isolati da giovedì scorso. Ormai le risorse scarseggiano, i negozi sono svuotati, le stalle buttano via quintali di latte al giorno. Le previsioni meteo dicono che entro domenica potrebbero cadere altri 80 cm…C’è preoccupazione. E c’è anche rabbia, perché Stato centrale e tv nazionali parlano semmai solo di Cortina, dove i problemi sono praticamente risolti, dove l’Esercito si è scomodato per tirare giù la neve dai tetti, mentre ci sono centinaia e centinaia di persone che da giovedì scorso sono isolate dal resto del mondo, sommerse dalla neve. Spesso in pianura, purtroppo, queste cose non si vedono, non si colgono, non si capiscono. E non si interviene, la politica non interviene. Troppo comodo, usare la montagna come un parco giochi”.

(Fonte: Coldiretti Veneto/Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico)