
Rispetto al complesso delle immatricolazioni a tutti i corsi di laurea universitari, quelle in materie agrarie e agroalimentari presentano un andamento sensibilmente più dinamico, a conferma del crescente interesse dei giovani per l’agricoltura e le attività ad essa connesse. A confermarlo, i dati più recenti pubblicati dall’anagrafe universitaria del Ministero dell’istruzione, università e ricerca (Miur), che evidenziano come, nell’arco degli anni accademici 2003-2004 e 2016-2017, le immatricolazioni di studenti per la frequentazione di corsi attinenti il settore agrario e agroalimentare, sono passate dalle 6000-7000 del periodo 2003-2005 alle 8500-9000 del periodo 2014-2016.
Il 30 per cento dei laureati in materie agrarie e agroalimentari lavora poi nel settore. Sia pure con una lieve battuta di arresto nell’anno accademico 2016-17 (2,7%), quindi, gli studenti che scelgono di frequentare corsi universitari in materia agraria e agroalimentare sono in sensibile crescita (+47% fra il 2003 e il 2016). Secondo il rapporto di Almalaurea 2017, il 30% dei laureati in materie agrarie e agroalimentari è occupato nel settore agricolo (gli altri operano nel campo dell’industria, commercio e servizi). Rafforzare la presenza di laureati in agraria nel sistema produttivo agricolo italiano (dove, secondo il Censimento generale dell’agricoltura Istat 2010, meno dell’1% di capi azienda è laureato in agraria) costituisce un’importante premessa per l’innovazione nel settore, particolarmente urgente alla luce della costante riduzione della superficie disponibile per le coltivazioni e dell’emergere prepotente di gravi problemi di compatibilità ambientale connessi col mutamento climatico. In prospettiva, è possibile realizzare una maggiore “iniezione” di laureati in agraria nel sistema produttivo agricolo, favorendo l’aggregazione della domanda di assistenza tecnica qualificata, mezzi di produzione e ammodernamento delle strutture produttive, attraverso l’incremento delle aziende agricole di maggiore dimensione e lo sviluppo delle Reti d’Imprese.
Preferenze accordate ai corsi, differenze tra uomini e donne. Il corso di laurea base triennale maggiormente frequentato è quello in Scienze e tecnologie agrarie e forestali (43% degli studenti); seguono Scienze e tecnologie alimentari (36%) e Scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali (21%). Fra le lauree magistrali di specializzazione, è preferita Scienze e tecnologie agrarie (35%); seguono Scienze e tecnologie alimentari (32%), Scienze e tecnologie forestali e ambientali (15%), Scienze zootecniche e tecnologie animali (11%) e Biotecnologie agrarie (7%). Nel periodo 2010-2016, le immatricolazioni di donne ai corsi di laurea agrari e agroalimentari si sono stabilizzate intorno al 45-46% del totale, dopo una fase di crescita a partire dal 33% del 2003. Le donne, rispetto agli uomini, dimostrano preferenze notevolmente diverse riguardo alla scelta dei corsi di laurea triennale base: riscuote maggiore interesse il corso in Scienze e tecnologie alimentari (41%), seguito da quello in Scienze zootecniche e delle produzioni animali (31%); Scienze e tecnologie agrarie e forestali è seguito dal 28%. Per gli uomini l’ordine è: Scienze e tecnologie agrarie e forestali 57%, Scienze e tecnologie alimentari 32%, Scienze zootecniche e delle produzioni animali 11%.
Fonte: Ufficio Studi Confagricoltura
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