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Chieste nuove norme sulla presenza di OGM nei mangimi animali

Le organizzazione agricole Copa (Agricoltori Europei) e Cogeca (Cooperative Agricole Europee) hanno chiesto agli Stati membri di accordarsi su nuove norme relative il basso livello di presenza di OGM nei mangimi animali. Questo per evitare che gli allevatori debbano affrontare un forte aumento dei prezzi dei fattori produttivi.

Si ricorda infatti che l’UE dipende per oltre l’80% dalle importazioni di proteine vegetali per le quali non esistono possibilità alternative a breve scadenza. Tale situazione provoca un ulteriore aumento dei prezzi dei mangimi e, quindi, un aggravamento della crisi nel settore dell’allevamento europeo, in particolare in quello suinicolo, poiché i mangimi rappresentano nell’UE fra il 50 e il 65 per cento dei costi di produzione. Dato che queste materie prime vengono utilizzate nella catena alimentare animale e umana, sarebbe preferibile trovare una soluzione tecnica sia per i prodotti alimentari che per i mangimi.

Occorre un progetto di regolamento. L’auspicio è quello di arrivare ad un progetto di regolamento che autorizzi almeno la presenza di OGM non autorizzati nei mangimi fino a una soglia massima dello 0,1%. Dal momento che negli scambi internazionali i cereali vengono movimentati sfusi, risulta impossibile rispettare una politica di tolleranza zero per il basso livello di presenza di materiale non autorizzato. Occorre perciò trovare una soluzione pratica a breve termine, altrimenti agli agricoltori europei tutto questo costerà centinaia di milioni di euro. Per il periodo invernale 2009-2010, l’Università di Wageningen (Olanda) ha valutato il costo globale a circa un miliardo di euro per sei mesi.

Copa-Cogeca chiede dunque agli Stati membri di adottare misure urgenti per evitare una delocalizzazione all’estero del settore dell’allevamento europeo; a più lungo termine, invece, invita l’UE a sviluppare maggiormente il proprio approvvigionamento proteico e a reintrodurre l’uso di proteine animali trasformate per ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di soia.

(fonte Veneto Agricoltura Europa)