• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Miglioramento genetico: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli organismi ottenuti mediante mutagenesi sono di fatto Ogm, quindi ricadono nella relativa normativa

I giudici europei hanno stabilito che gli organismi ottenuti mediante mutagenesi (ovvero la modifica del Dna di un organismo vivente senza l’introduzione di materiale genetico proveniente da un’altra specie) sono Organismi geneticamente modificati (Ogm) “nei limiti in cui le tecniche e i metodi di mutagenesi modificano il materiale genetico di un organismo secondo modalità che non si realizzano naturalmente”.

Tecniche non naturali. Per i giudici,dunque, sono soggetti alla normativa europea sugli Ogm tutti quegli organismi che sono frutto di processi o tecniche non “naturali”. In questo senso le New breeding techniques non possono essere considerate esenti dalla normativa Ogm.

Esentate le applicazioni con una lunga trdizione di sicurezza. La Corte precisa, però, che “dalla direttiva sugli Ogm emerge che quest’ultima non si applica agli organismi ottenuti per mezzo di determinate tecniche di mutagenesi, ossia quelle che sono state utilizzate convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza”. Questo per evitare che varietà di piante coltivate da anni, come il grano Creso (una cultivar ottenuta tramite mutagenesi indotta da una irradiazione combinata di neutroni e raggi gamma), ricadessero nella normativa sugli Ogm.

Principio di precauzione. Riguardo alle New breeding techniques, la Corte sottolinea come “i rischi legati all’impiego di tali nuove tecniche di mutagenesi potrebbero risultare simili a quelli derivanti dalla produzione e dalla diffusione di Ogm tramite trans genesi”. Per questo motivo i giudici di Lussemburgo, rifacendosi al principio di precauzione, ritengono che “la direttiva sugli Ogm si applica anche agli organismi ottenuti mediante tecniche di mutagenesi emerse successivamente alla sua adozione”.

A differenza di quanto deciso negli USA, dunque, i giudici della Corte di Giustizia dell’UE hanno stabilito che gli organismi ottenuti tramite le Nbt di fatto devono ricadere all’interno della normativa sugli Ogm. Quanto ai motivi di questa equiparazione, i giudici europei si limitano a dire che “la modifica diretta del materiale genetico di un organismo tramite mutagenesi consente di ottenere i medesimi effetti dell’introduzione di un gene estraneo nell’organismo (transgenesi) e in quanto tali nuove tecniche consentono di produrre varietà geneticamente modificate a un ritmo e in quantità non paragonabili a quelli risultanti dall’applicazione di metodi tradizionali di mutagenesi”.

Fine del genome editing? Se da un lato i giudici ritengono di aver salvaguardato “la salute umana e l’ambiente”, dall’altro – osservano alcune fonti – hanno di fatto messo la parola fine al miglioramento genetico attraverso tecniche come il genome editing. Tecniche sulle quali anche il Mipaaf aveva deciso di investire stanziando 21 milioni di euro nell’ambito di un progetto di miglioramento genetico delle colture importanti per il made in Italy coordinato dal Crea. Le potenzialità delle Nbt si scontrano, dunque, con una burocrazia che di fatto mette fuori gara le piccole imprese e rende insostenibili gli investimenti sulle colture minori. La direttiva che regola gli Ogm prevede, infatti, che questi organismi siano autorizzati dopo una valutazione dei rischi che possono rappresentare per la salute umana e l’ambiente e li sottopone a requisiti di tracciabilità, etichettatura e monitoraggio.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

Mais Ogm, i dati di oltre vent’anni confermano resa superiore, riduzione degli insetti dannosi e minor presenza di contaminanti pericolosi. Ma Greenpeace definisce questa tecnica superata ed un freno per l’innovazione ecologica.

Dallo studio condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa, che ha analizzato i dati relativi a 21 anni di coltivazioni nel mondo, dal loro inizio nel 1996 fino al 2016, in Usa, Europa, Sud America, Asia, Africa e, Australia, è emerso che le colture di mais transgenico hanno una resa superiore dal 5,6% al 24,5%, aiutano a ridurre gli insetti dannosi nei raccolti e hanno percentuali inferiori di contaminanti pericolosi negli alimenti, come micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%).

L’analisi è stata coordinata da Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna, con la quale hanno collaborato Elisa Pellegrino, Stefano Bedini e Marco Nuti. “Questa analisi – spiega Laura Ercoli – fornisce una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente. Lo studio ha riguardato esclusivamente l’elaborazione rigorosa dei dati scientifici e si è basata su 11.699 osservazioni che riguardano le produzioni, la qualità della granella, il contenuto in micotossine, l’effetto sugli insetti target e non-target, i cicli biogeochimici come contenuto di lignina negli stocchi e nelle foglie, perdite di peso della biomassa, emissione di anidride carbonica dal suolo. I dati permettono di trarre conclusioni univoche, aiutando ad aumentare la fiducia del pubblico nei confronti del cibo prodotto con piante geneticamente modificate”.

Mas. Commentando lo studio, Greenpeace ha sottolineato come le colture Ogm, considerate una panacea per la produzione di cibo, costituiscano in realtà un freno per l’innovazione ecologica in agricoltura. «Mentre mancano colture Ogm resilienti ai cambiamenti climatici – sostiene Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia – esistono tecniche di selezione molto più all’avanguardia ed efficaci come la Mas, Marker Assisted Selection – Selezione Assistita da Marcatori, che sta già avendo brillanti risultati come varietà di frumento resistenti alla siccità e varietà di riso resistenti alle inondazioni, senza le problematiche degli Ogm, come quella del monopolio delle sementi”. 

Fonte: Garantitaly.it

».

Ogm, la Corte di giustizia europea afferma che l’Italia non può vietarne la coltura. Zaia: “Assist a multinazionali”, Coldiretti: “Sentenza superata da nuova legislazione”

La Corte di giustizia europea ha emesso ieri una sentenza in cui indica che, secondo il diritto Ue, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione, come fatto dall’Italia nel 2013. La Corte di Giustizia si è espressa in questo modo sul caso simbolo in Italia dell’agricoltura geneticamente modificata, quello dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, che aveva sfidato i divieti seminando mais Ogm nei suoi campi.

Governatore Veneto: “Gravissimo colpo ai prodotti tipici, assist a multinazionali”. In una nota stampa il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha dichiarato che: “Sulla base di questa sentenza, i consumatori saranno ridotti a vere e proprie cavie sulle quali sperimentare se gli ogm fanno male o no. Per contrastare tale pericolosa assurdità mi auguro nasca un vasto movimento di popolo, composto da tutti coloro che hanno a cuore il valore della biodiversità e delle produzioni agricole tipiche. Gravissimo è il danno che ne riceveranno l’Italia e il Veneto, rispettivamente con quattromilacinquecento e 350 prodotti tipici di alta qualità, che rischiano di essere spazzati via. Rischiamo di essere tutti schiavi delle multinazionali, ed è purtroppo reale la prospettiva che, per coltivare uva senza semi non potremo più acquistare e coltivare il seme che la produce, ma dovremo comperare la piantina dalla multinazionale di turno”.

Coldiretti: “Sentenza Corte di Giustizia superata da nuova legislazione”. In una nota, l’organizzazione agricola fa sapere che da un’indagine Coldiretti/Ixe’ emerge il dato che quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi. Continua la nota: “L’Italia è tra i 23 Paesi Ue (su 28) che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. Per l’Italia, gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy. L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma“.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Coldiretti

In America, è battaglia sugli Ogm tra consumatori e multinazionali

etichetteIn America, Amy Klobuchar, senatore del Minnesota, ha presentato nel suo Stato un disegno di legge che vieta di chiarire in etichetta se un cibo è Ogm oppure no. La proposta ha già superato l’esame in sede di Commissione agricoltura ed è stata trasmessa all’aula per la conversione in legge, tra l’indignazione dei consumatori e le molte lodi da parte dell’industria alimentare.

Scontro totale. In Minesota, il piccolo Stato del Nord degli States, hanno sede alcuni dei colossi dell’industria alimentare, come la multinazionale Cargill, preoccupati per le leggi statali in materia di etichettatura degli Ogm che si stanno affermando sulla spinta delle associazioni dei consumatori, in particolare per quella che sarebbe entrata in vigore nel Vermont a luglio. Lo scontro è totale, tra chi rivendica il diritto di sapere cosa sta per mangiare e chi, invece, dice che tra biotech e convenzionale non c’è alcuna differenza che ne giustifichi la dichiarazione in etichetta. “Apprezziamo il duro lavoro di repubblicani e democratici per trovare una soluzione praticabile per dare ai consumatori in tutti i 50 Stati informazioni accurate e coerenti sulle loro etichette dei prodotti alimentari”, ha scritto in un comunicato la multinazionale alimentare Cargill, chiaramente facendo intendere che tra Minnesota e Vermont, gli altri 48 Stati dovranno trovare un punto d’equilibrio.

Fonte: Garantitaly.it

Ogm, Italia notifica a Ue la richiesta per il divieto di coltivazione in tutto il territorio

ogmIl Ministro Maurizio Martina, di concerto con il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha inviato alla Commissione Europea le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello europeo. Le richieste sono fatte in attuazione della nuova Direttiva europea 2015/412 dell’11 marzo 2015, che consente agli Stati membri di vietare al proprio interno la coltivazione degli organismi geneticamente modificati.

Fonte: Ministero politiche agricole alimentari e gorestali

Ogm: no del Consiglio di Stato a coltivazioni in Italia

ogm“Una nuova vittoria per l’agricoltura di qualità, quindi per il Veneto e per i suoi agricoltori”.
Con queste parole il presidente della Regione Luca Zaia ha commentato la sentenza con la quale il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di un produttore contro il decreto nazionale che vieta le coltivazioni Ogm in Italia.

Biodiversità un valore. “Quella contro gli ogm – sottolinea Zaia – è una battaglia storica, condotta dal Veneto sempre in prima fila, per difendere la vera agricoltura, i veri agricoltori, le vere produzioni, il cui valore sta nella loro diversità e non nell’omologazione ai livelli più bassi. Occorre comunque tenere la guardia alta rispetto a qualsiasi tentativo di contaminazione dei nostri terreni – conclude Zaia – che equivarrebbe a un attentato all’agricoltura con la A maiuscola e alla qualità che i nostri agricoltori sanno portare sulle tavole dei nostri cittadini”.

Veneto in prima linea contro gli Ogm. “E’ un’altra battaglia vinta dall’agricoltura italiana e veneta di qualità, della biodiversità e della capacità degli imprenditori di affrontare le difficoltà con il coraggio di chi sa fare impresa senza cedere alle lusinghe di quanti vorrebbero dominare il settore, lasciando agli agricoltori il ruolo di mezzadri”, ha aggiungo con soddisfazione l’assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto Franco Manzato. “Una decisione – aggiunge Manzato – che si indirizza autorevolmente nella direzione più volte indicata sia dalle Regioni italiane, sia dagli organismi europei. Il Veneto è particolarmente coinvolto da questa positiva decisione – conclude Manzato – perché è tra l’altro la Regione che ha dato vita ad una task force anti Ogm a tutela della trentina di prodotti Dop e Igp e dei circa 370 prodotti tipici registrati nella regione: un’agricoltura che crea valore, occupazione, qualità per il consumatore”.

Fonte: Regione Veneto

Confermato divieto di coltivazione del mais Ogm Mon810

ogmIl ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina e quello dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, hanno firmato il 23 gennaio scorso il decreto che sancisce il divieto di coltivazione di mais Ogm MON810.

Ue, ogni Stato libero di decidere. Il provvedimento proroga, per un periodo di ulteriori 18 mesi dalla sua entrata in vigore, il divieto già emanato con il precedente decreto interministeriale del 12 luglio 2013. La decisione anticipa il recepimento in Italia della nuova Direttiva in materia di OGM che sancisce il diritto degli Stati Membri di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) sul territorio nazionale.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Ogm, Parlamento Ue approva norma su libera scelta nazionale. L’Italia rinnoverà il divieto di coltivazione del mais Mon810. E Manzato chiede l’etichettatura “Ogm free”.

ogmIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il 13 gennaiio 2015 il Parlamento europeo ha dato il via libera al testo di accordo raggiunto nelle scorse settimane tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sulla riforma della Direttiva in materia di OGM che sancisce il diritto degli Stati Membri di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati (ogm) sul territorio nazionale, anche se questi sono autorizzati a livello europeo, per motivi di natura economica ed agricola.

Una scelta che premia la distintività del modello agricolo italiano. “È un successo della Presidenza italiana – ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – del ministro Galletti, con cui abbiamo lavorato a stretto contatto, che ha presieduto in questi mesi il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente competente sulla materia OGM. Un risultato che non era scontato e sul quale si lavorava da più di 4 anni. Molto importante è stato anche il dialogo e il lavoro fatto dal Parlamento europeo e in particolare dalla delegazione italiana. È una scelta che risponde alle attese degli agricoltori, dei territori e di tutti gli italiani che hanno a cuore la qualità, la tipicità dei nostri prodotti alimentari e la distintività del nostro modello agricolo. Bene quindi che ora sia data libertà di scelta ai singoli Paesi dell’Ue. In Italia rinnoveremo il divieto di coltivazione del mais Mon810 e proprio nei prossimi giorni ci confronteremo con i Ministri Lorenzin e Galletti per procedere”.

L’accordo raggiunto con il Parlamento Europeo ha migliorato il testo approvato in prima lettura dal Consiglio europeo nel giugno scorso sotto tre aspetti rilevanti: 1- le valutazioni sui rischi ambientali e sanitari, di competenza dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, dovranno essere aggiornate ogni due anni per tener conto del progresso scientifico e del principio di precauzione che è un pilastro del diritto ambientale internazionale;
2- gli Stati Membri possono chiedere, tramite la Commissione europea, alle imprese produttrici di OGM, di escludere i loro territori dal novero dei Paesi nei quali intendono chiedere l’autorizzazione europea alla coltivazione; ma questa fase di “negoziato” con le imprese non è più obbligatoria, e gli Stati Membri potranno decidere di passare direttamente al divieto di coltivazione per le motivazioni indicate nella Direttiva; 3- gli Stati Membri, prima di introdurre il divieto di coltivazione, dovranno comunicare il relativo provvedimento alla Commissione europea ed attendere 75 giorni per il parere, ma durante questo periodo di attesa gli agricoltori non potranno comunque procedere alla semina dei prodotti interessati dall’ipotesi di divieto.

Manzato: Ogm, commercio sempre possibile, necessaria trasparenza nell’etichettatura. “E’ definitivo, ogni stato membro deciderà autonomamente se consentire, sul territorio nazionale, la coltivazione di organismi geneticamente modificati. Un traguardo notevole che consentirà all’Italia di proclamare ufficialmente la propria contrarietà alla commistione di tali colture con quelle tradizionali, ma che non riuscirà ancora ad arginare l’intrusione di Ogm nella nostra dieta alimentare, non essendone scoraggiato il commercio”. Una soddisfazione parziale quella dell’assessore all’Agricoltura Franco Manzato che ha commentato in questo modo il voto finale dell’Europarlamento in materia di Ogm. “Urge che il Ministero delle Politiche agricole intervenga con un nuovo decreto che sostituisca il precedente in scadenza – ha spiegato l’assessore – formulando parallelamente la ratifica al regolamento europeo che detta la posizione nazionale. A tal proposito suggerisco di tenere a mente anche l’opportunità di dare la possibilità, mediante legge, di etichettare i prodotti alimentari Ogm free, dando la possibilità alle aziende di trasformazione di specificare questo dettaglio nella descrizione del prodotto”. Il Veneto aveva abbozzato questa ipotesi qualche anno fa, ma la mancanza di libertà di decidere sul tema Ogm aveva limitato qualsiasi ipotesi. “A seguito dell’approvazione in sede comunitaria di questo provvedimento di autorizzazione a decidere a livello nazionale, l’Italia dovrà acquisire gli strumenti per intervenire non solo sul divieto di coltivazione, ma  anche su alcuni aspetti della commercializzazione”.

Fonte: Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali/Regione Veneto

6 dicembre 2014, ad Ospedaletto Euganeo (Pd) si manifesta per un cibo sano per tutti, animali compresi

ogmAll’insegna del motto “un cibo sano per tutti (anche per gli animali)”, il Coordinamento Zero Ogm dà appuntamento ai cittadini sabato 6 dicembre 2014 ad Ospedaletto Euganeo (Pd) dalle 10 alle 14 davanti al mangimificio Veronesi per chiedere al gruppo di convertire tutte le sue filiere all’Ogm free e di garantire tracciabilità sui prodotti finiti (partenza da Padova, per info contattare AltrAgricoltura Nord Est tel. 049.7380587).

Produzione Ogm vietata in Italia, ma non in tutto il mondo. “In Italia – spiega una nota stampa del Coordinamento – mangiamo Ogm senza nemmeno saperlo. Gli Ogm arrivano sugli scaffali dei supermercati direttamente all’interno di prodotti di largo consumo o indirettamente, perché gli animali da cui derivano carne, latte, formaggio, uova e altri prodotti sono alimentati con mangimi che nell’80% dei casi contengono Ogm. Tra i principali attori di questo mercato c’è il Gruppo Veronesi, leader a livello nazionale nella produzione di mangimi, primo produttore avicolo in Europa e con i marchi Negroni e Montorsi tra le prime aziende nell’industria salumiera”.

La risposta del Gruppo Veronesi. Il 4 ottobre 2014, il Coordinamento Zero Ogm ha manifestato una prima volta davanti al mangimificio di Veronesi a San Pietro in Gù (Pd). Dopo la manifestazione, il Gruppo Veronesi ha inviato al Coordinamento una lettera, messa a nostra disposizione, in cui si specifica che: “Il Gruppo Veronesi non ha interessi di nessun tipo per quanto riguarda la coltivazione e la commercializzazione di soia e mais geneticamente modificati e che il Gruppo ripone piena fiducia nei processi decisionali della legislazione alimentare e nel fondamento scientifico dei regolamenti delle Istituzioni Europee orientati alla massima precauzione e tutela della salute e del benessere dei cittadini ed unanimamente riconosciuti come i più restrittivi del mondo”. “Le nostre aziende – continua la lettera – sono impegnate da oltre 50 anni nella produzione di carni avicunicole e di suino, uova, elaborati e offrono alimenti sani, sicuri e di alta qualità che rispettano scrupolosamente le normative europee. Per quanto riguarda tutti i prodotti elaborati contenenti ingredienti, il Gruppo garantisce che, “sulla base delle dichiarazioni dei nostri fornitori (come previsto dai regolamenti comunitari Reg. Cee 1829/2003 e 1830/2003) non sono costituiti, non contengono e non derivano da Ogm. Per quanto riguarda le carni avicole tal quale, siamo da tempo anche impegnati nella produzione di animali alimentati con mangimi che non derivano da Ogm fornendoli ai principali retailers italiani ed europei che ne fanno richiesta. A questo scopo, l’azienda dispone anche di un laboratorio in grado di assicurare, attraverso un sistema di verifiche analitiche, la possibile presenza di Dna modificati“. “Il Gruppo – conclude la lettera – continuerà nei prossimi anni a seguire l’evoluzione del tema attraverso il monitoraggio del gradimento del consumatore nei differenti mercati, la verifica della disponibilità di mais e soia non derivanti da Ogm, le indicazioni del mondo della ricerca scientifica e il dialogo continuo con i propri clienti e consumatori nel pieno rispetto delle norme nazionali e comunitarie”.

La controrisposta del Coordinamento. Il Coordinamento considera la risposta del gruppo Veronesi “evasiva, tanto da prefigurare l’impossibilità di qualsiasi confronto”. “Il Coordinamento – si legge nella nota stampa – è a conoscenza che il Gruppo Veronesi nel 2009, sentito dalle Commissioni 7° e 9° del Senato, ha dichiarato di importare 40 mila tonnellate di soia Ogm al mese e solo 9 mila tonnellate di soia free Ogm. In più, il Coordinamento ha acquisito una confezione di mangimi per vacche “lattifera 18 pallet” a marchio Veronesi dove nell’etichetta c’è scritto che contiene materiale Ogm. Questo significa che partecipa alla commercializzazione di materiale trasgenico, acquisendo prodotti transgenici sul mercato internazionale e vendendoli trasformati in mangimi. Di fronte a ciò, il Coordinamento Zero OGM ha deciso di intensificare le iniziative di mobilitazione. Pertanto, sabato 6 dicembre 2014, ribadirà le sue richieste al gruppo Veronesi, vale a dire: che vengano prese tutte le misure necessarie al fine di garantire tracciabilità e trasparenza sul prodotto finito, come la presenza di un’etichetta chiara che indichi la presenza di OGM nell’alimentazione degli animali o in qualsiasi altra componente di prodotto, la conversione delle filiere compromesse con gli OGM, con  l’obiettivo di costruire e mantenere una produzione sementiera Ogm free e una mangimistica totalmente Ogm free, rispettosa dell’ambiente e della salute umana  e animale. “La non risposta a queste domande – conclude il Coordinamento – porterà a pensare che mais e soia Ogm vengono utilizzati come base dell’alimentazione di tutti gli animali dai quali derivano i prodotti finiti del gruppo, prodotti che consideremo «a rischio Ogm» : Negroni, Aia, Wudi, Golosino, Aequilibrium, ecc.”.

Fonte: Coordinamento Zero Ogm

Ogm, associazioni e cittadini manifestano per dire no a mangimi transgenici

10475415_10203531384097985_6220882549273149634_o

Un momento della manifestazione (foto Circolo Wigwam Il Presidio sotto il Portico)

Il Coordinamento “Zero Ogm”, formato da numerose associazioni e cittadini, ha manifestato ieri davanti agli stabilimenti padovani di San Pietro in Gù del mangimificio Gruppo Veronesi, per chiedere all’azienda di riconsiderare la loro politica in materia di produzione e commercializzazione di mangimi che contengono sementi geneticamente modificati (Ogm).

Le questioni mosse al manigimificio. Il Coordinamento ritiene infatti che gli Ogm rappresentino un pericolo per la salute umana e animale, che non evitino l’uso di pesticidi e siano una grave minaccia per l’ambiente, che non siano più economici e che non aumentino la produttività delle colture e non aiutino a risolvere il problema della fame nel mondo. Ritiene altresì che gli Ogm  mettano a rischio la sovranità alimentare, la biodiversità e le specificità di ogni regione (in pianura padana esistevano circa 500 tipi di mais diversi). Il Coordinamento denuncia anche la mancanza di trasparenza sull’etichetta dei prodotti finiti del mangimificio, in quanto non viene riportato se essi contengano o meno derivati di Ogm o se gli animali da cui deriva il prodotto sono stati alimentati con mangimi Ogm, il che impedisce ai consumatori una libera scelta.

80% dei mangimi animli contiene materia transgenica. Gli Ogm arrivano sugli scaffali dei supermercati all’interno di prodotti di largo consumo, come derivati (amido modificato di mais, sciroppo di mais, mono e digliceridi degli acidi grassi, destrosio, lecitina di soia [E322], olio di soia, oli vegetali, olio di mais) o indirettamente, perché gli animali sono stati alimentati con soia e mais Ogm. Attualmente la coltivazione di Ogm in Italia è vietata dal Decreto Interministeriale del 12.07.2013, ma questo non impedisce che sementi transgeniche provengano da altri paesi, principalmente per l’utilizzo nella mangimistica. In Italia ormai, circa l’80% dei mangimi animali contiene materia prima transgenica.

Le richieste. La manifestazione era volta a chiedere al Gruppo Veronesi un impegno a far  pressione sui propri fornitori e clienti in modo da garantire sin da subito tracciabilità e trasparenza sul prodotto finito, ricorrendo a un’etichetta chiara che indichi la presenza di Ogm nell’alimentazione degli animali o in qualsiasi altra componente di prodotto. Il Coordianamento ha chiesto altresì di mettere in calendario la conversione delle filiere compromesse con gli Ogm, in modo da i consolidare la produzione sementiera italiana e di importazione Ogm free e di costituire una mangimistica totalmente Ogm free, rispettosa dell’ambiente e della salute umana e animale.

Fonte: Circolo Wigwam Presidio sotto il Portico