Un approccio pragmatico. E’ quanto chiedono i ricercatori e gli imprenditori agricoli presenti al
dibattito organizzato nei giorni scorsi da Confagricoltura Lombardia e Veneto dal titolo “L’intelligenza italiana rilancia la ricerca genetica in agricoltura”. “Noi studiosi abbiamo il dovere di consegnare qualcosa di buono agli altri – ha sottolineato la senatrice a vita Elena Cattaneo, presente all’incontro – sappiamo fare il nostro mestiere, ma devono permettercelo. Siamo i primi a porci delle domande, ma per trovare risposte abbiamo bisogno di raccogliere idee, proposte e considerazioni di imprenditori, agricoltori, professionisti. Di quanti, come noi, hanno un estremo bisogno di verità. E poi basta generalizzare, per ora in Europa si coltiva solo una varietà: il mais Mon 810. Dovremmo iniziare a parlare di un Ogm per volta”.
Paradosso italiano, proibita la coltivazione di mais Ogm in Italia, importato indirettamente attraverso il cibo. Un intervento molto appaludito, il suo, da quanti continuano a pagare le spese di un paradosso tutto italiano. A evidenziarlo, il presidente di Confagricoltura Mantova e Lombardia, Matteo Lasagna: “Gli organismi geneticamente migliorati sono entrati ormai da tempo nelle diete dei nostri allevamenti e abbiamo il sacrosanto diritto di poterli coltivare nel rispetto di una libertà di scelta che dev’essere garantita”. In Italia, lo ricordiamo, è vietato coltivare OGM, ma ne importiamo in grandi quantità perché la produzione interna non è sufficiente. La maggior parte della carne (dai manzi ai conigli, dai polli ai maiali), del latte, dei salumi, formaggi, latticini, yogurt e così via che troviamo in Italia hanno nella loro filiera produttiva mais e/o soia biotech. Però coltivati all’estero.
I costi del no all’Ogm. A dare un’idea di quanto costa a un agricoltore italiano il divieto di coltivare OGM ci pensa il presidente di Confagricoltura Veneto, Lorenzo Nicoli: «I più ottimisti dicono che perdiamo 400 euro per ettaro. E 100mila litri di insetticidi, pari a 45 milioni di euro. Insomma, più OGM vuol dire meno chimica». Dello stesso avviso Roberto Defez, primo ricercatore dell’Istituto di genetica e biofisica del CNR a Napoli, che ha sottolineato la necessità di una «enorme alleanza tra agricoltura e ricerca» sull’argomento. Mentre Dario Bressanini, chimico, divulgatore scientifico e insegnante con cesto di mele al seguito, ha ricordato come l’agricoltura moderna faccia largo uso di sostanze chimiche per proteggere i prodotti da infestanti e parassiti. Ma forse non tutti lo sanno. Fra gli ospiti della giornata anche il presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi, che ha chiuso i lavori con un appello alla politica «affinché apra alla ricerca a fatti e non a parole». In collegamento Paolo De Castro, presidente del gruppo Spd nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo e già ministro delle Politiche agricole, e Lara Comi, membro della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. Tutti d’accordo sul fatto
che l’ultima parola su questi temi deve spettare alla scienza.
Fonte: Confagricoltura Veneto
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