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Ogm, De Girolamo: firmato decreto che vieta la coltivazione del mais MON810 in Italia

ogm“Con i Ministri Lorenzin e Orlando avevamo preso un impegno preciso sugli Ogm, considerate anche le posizioni unitarie del Parlamento e delle Regioni. Con il decreto che abbiamo firmato oggi (venerdì 12 luglio, ndr) vietiamo la sola coltivazione del mais Mon810 in Italia, colmando un vuoto normativo dovuto alle recenti sentenze della Corte di Giustizia europea. È un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguardia l’Italia dall’omologazione. La nostra agricoltura si basa sulla biodiversità, sulla qualità e su queste dobbiamo continuare a puntare, senza avventure che anche dal punto di vista economico non ci vedrebbero competitivi. Il decreto di oggi è solo il primo elemento, quello più urgente, di una serie di ulteriori iniziative, con le quali definiremo un nuovo assetto nella materia della coltivazione di Ogm nel nostro Paese”.

Divieto in vigore fino all’adozione delle misure previste dal regolamento comunitario. Questo il commento del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Nunzia De Girolamo sulla firma del decreto interministeriale con i Ministri della Salute, Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare, Andrea Orlando, che vieta in modo esclusivo la coltivazione di mais geneticamente modificato appartenente alla varietà MON810 sul territorio italiano. Il divieto è così in vigore fino all’adozione delle misure previste dal regolamento comunitario 178/2002 e comunque per un periodo di massimo diciotto mesi. Il provvedimento sarà immediatamente notificato alla Commissione europea e agli altri 27 Stati membri dell’Unione europea.

Impatto negativo sulla biodiversità. Il divieto di coltivazione del Mais MON810 è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011.

Le sentenze della Corte di Giustizia Ue. Il decreto giunge a conclusione della procedura di emergenza attivata dal nostro Governo nell’aprile 2013, ed è giuridicamente sostenuto anche dal precedente provvedimento di divieto di coltivazione di Organismi geneticamente modificati, fondato su analoghe motivazioni, adottato il 16 marzo 2012 dal Governo francese e tuttora in vigore. Le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea, cui l’Italia si conforma, ribadiscono la legittimità di misure di coesistenza che salvaguardino le colture tradizionali e biologiche, e che dovranno essere adottate dalle Regioni conformemente alla sentenza n. 116 del 2006 della Corte costituzionale, nel quadro di una organica e condivisa disciplina statale che definirà principi comuni al fine di garantire il rispetto della libera concorrenza e della libertà di iniziativa economica, a parità di condizioni sull’intero territorio nazionale.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

OGM. La presa di posizione di Regione Veneto e della task force veneta “Liberi da Ogm”

ogmAnche la task force veneta “liberi da ogm” , l’unica in Italia a carattere regionale, ha sostenuto l’azione promossa da Coldiretti lo scorso 20 giugno davanti a Montecitorio. “I fatti inerenti alla provocatoria e illegittima semina in corso nella vicina provincia di Pordenone – spiega Daniele Toniolo coordinatore dello schieramento del Veneto – ci chiamano alla responsabilità di rappresentanti delle forze sociali, ambientaliste, economiche per chiedere l’adozione di opportuni atti cautelari. L’iniziativa – continua il leader della squadra composta da Coldiretti, Cia, Confartigianato, Cna, WWF, Slow Food, Vas, Legambiente, Green Peace, LegaCoop, Adiconsum, Federconsumatori – è decisiva ai fini del contrasto di ulteriori operazioni di coltivazioni transgeniche che mettono a rischio l’identità del nostro patrimonio agroalimentare e la ricchezza della nostra biodiversità. L’auspicio – conclude Toniolo – è quello che ci sia un grande spiegamento di forze, di simboli e soprattutto di politici che come noi vogliono chiedere al Governo di esercitare la clausola di salvaguardia che vieta la messa a coltura di piante biotech”.

La posizione della Regione Veneto. “Mentre il Governo italiano annaspa senza prendere posizioni nette e definitive sulla questione Ogm, il Veneto agisce. E’intervenuto concretamente nel 2012 creando, insieme alle associazioni dei consumatori ed ambientali, una Task Force contro gli Ogm; ha posto ripetutamente la questione all’ordine del giorno della Commissione Politiche Agricole, ossia l’assemblea composta da tutte le regioni d’Italia, facendo pressione nei confronti del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per l’introduzione della clausola salvaguardia; è stato in prima linea con il Disegno di Legge “Ogm free” che nel 2011 proponeva di chiudere l’accesso ai contributi per coloro che producessero organismi modificati”. Lo ha detto l’assessore all’agricoltura Franco Manzato con riferimento alle polemiche sulle coltivazioni Ogm, a margine del secondo incontro di partenariato che si è svolto nei giorni scorsi a Legnaro (Padova).

Manzato: “Spero in un vociare senza fondamento, altrimenti episodio grave”. “In questi giorni – ha affermato Manzato – sono circolati rumors, che parlano dell’ennesima prova di forza dei soliti noti per imporre nel nostro Paese sementi Ogm. Mi auguro che si tratti di un vociare senza fondamento, perché il contrario rappresenterebbe un episodio gravissimo, che nei fatti vuole mettere la gran parte della nostra agricoltura alle dipendenze del sistema multinazionale mondializzato, con buona pace per la libertà d’impresa e per il Made in Italy”.  “E’ un atto di forza che diventa violenza su chi si spacca la schiena ogni giorno a lavorare la terra nel nostro Paese – ha ribadito Manzato – tenendo alto il buon nome dell’Italian style e dei sapori del territorio, a fronte di qualcuno che per lucro personale vuole scavare la fossa all’economia del nostro sistema primario. Aggiungo anche che un simile tentativo, attuato evidentemente da persone che possono spendere, è un insulto ai disoccupati, alla gente che lavora e arriva a fatica a fine mese; a quanti ricercano e innovano perché possiamo avere prodotti di maggior valore campioni di export, anziché la stessa cosa che si può produrre ovunque, tutta eguale, e a più buon mercato, mettendo fuori gioco la nostra economia agricola”.

Semine finalizzate all’alimentazione bovina. “Per chi non lo sapesse, preciso – ha concluso Manzato – che queste semine, per la quali il minimo è l’immediata applicazione della clausola di salvaguardia e il blocco di ogni tentativo di diffusione e dunque inquinamento, sono teoricamente finalizzate all’alimentazione principalmente bovina, per la quale gli stessi allevatori chiedono Ogm free per poter esibire una maggiore qualità finale. A chi mi dice che siamo già invasi da Ogm rispondo che dovremmo tutti operare per contrastarla e per rendere riconoscibili i prodotti eventualmente inquinati. Perché la vera libertà non è quella i cui effetti si ritorcono sugli altri, ma quella di sapere rendendo trasparente tutta questa vicenda”.

Ogm, in Europa sono rimasti solo in 5 paesi a coltivarli. In Europa sono rimasti cinque paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129 ettari di mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria. E’ quanto rileva Coldiretti dal Rapporto del Servizio Internazionale per l’acquisizione delle applicazioni nelle biotecnologie per l’agricoltura (ISAAA) sullo status globale della commercializzazione di coltura biotech/ogm.  In Europa, dunque, si conferma l’opposizione alla diffusione del transgenico in agricoltura. La maggioranza degli Stati membri, in primis l’Italia, vuole difendere le proprie produzioni territoriali da possibili contaminazioni con le colture geneticamente modificate, vista anche la forte contrarietà da parte dei consumatori (il 71% degli italiani non vuole il cibo transgenico secondo un’indagine Coldiretti/Swg) ad acquistare tali prodotti. Essere liberi dagli organismi geneticamente modificati rimane, infatti, una leva importante per posizionare i nostri prodotti ad un livello di maggiore interesse nel panorama economico mondiale.

A livello mondiale il transgenico si afferma tra i paesi in via di sviluppo mentre diminuiscono i paesi industrializzati che si rivolgono a questo tipo di colture. Gli Stati Uniti continuano ad essere leader nella produzione di coltivazioni geneticamente modificate, con 69,5 milioni di ettari. Tra i paesi in via di sviluppo, i 5 leader nel biotech sono la Cina, l’India, il Brasile, l’Argentina ed il Sud Africa, che coltivano il 46% delle colture biotech globali (78,2 milioni di ettari). Due nuovi paesi hanno piantato colture biotech per la prima volta nel 2012, si tratta del Sudan (cotone Bt) e di Cuba (mais Bt).

(Fonte: Liberi da Ogm/Regione Veneto/Coldiretti Veneto)

Ogm, Catania: Italia chiede sospensione autorizzazione Mais MON810

ogm“La clausola di salvaguardia è una battaglia vinta dall’agricoltura italiana di qualità, dalla biodiversità e dalla capacità degli imprenditori di affrontare la crisi con il coraggio di chi sa fare impresa senza cedere alle lusinghe di quanti vorrebbero dominare il settore, lasciando agli agricoltori il ruolo di mezzadri”.  E’ questo il commento di Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, alla richiesta di sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Ue trasmessa con lettera del Ministro della Salute Renato Balduzzi, insieme al dossier elaborato dal Ministro dell’agricoltura Mario Catania, alla Direzione Generale Salute e Consumatori della Commissione Europea.

Task force anti-Ogm. “Il Veneto – ricorda Manzato – è la Regione che ha dato vita ad una task force anti ogm a tutela della trentina di prodotti dop e igp e dei circa 370 prodotti tipici registrati nella regione: un’agricoltura che crea valore e occupazione”. “L’azione che abbiamo costantemente svolto su questo fronte – aggiunge Manzato – sta dando risultati. E ringrazio anche il ministro dell’ambiente Corrado Clini, con il quale abbiamo inizialmente avuto delle divergenze su questo tema, ma che ha subito sposato la causa dell’agricoltura italiana, il cui valore sta nella sua diversità e non nell’omologazione ai piu bassi livelli”. Continueremo su questa strada – conclude Manzato – e invito fin d’ora tutti a verificare che non escano dai magazzini e non vengano utilizzate le sementi ogm nascoste da qualche parte con le quali c’è chi vorrebbe inquinare oltre 50 mila ettari di territorio agricolo italiano”.

(Fonte: Regione Veneto)

Formalizzata la task force regionale anti Ogm, presieduta da Daniele Toniolo, presidente CIA Veneto e coordinata dal socio ARGAV Sandra Chiarato, ufficio stampa di Coldiretti Veneto

“La scelta di un Veneto agricolo ogm free non è ideologica e non nasce da pregiudizi antiscientifici; ha anzi saldissime motivazioni, che sono economiche, di immagine, di prevenzione e di prospettiva di sviluppo del nostro agroalimentare e delle nostre imprese agricole, che basano il proprio successo e il proprio valore sulle tipicità, sulla biodiversità e sulla qualità e sull’assenza di organismi geneticamente modificati”. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto, Franco Manzato, introducendo ieri a Venezia la riunione della Task Force anti OGM regionale, alla quale sono intervenuti i rappresentanti di Coldiretti e CIA (agricoltori), CNA e Confartigianato (artigiani dell’agroalimentare), Federconsumatori, Slow Food, Legambiente, VAS e WWF, presente il coordinatore della Task Force nazionale per un’Italia libera da OGM, prof. Stefano Masini.

La struttura di funzionamento. La riunione era stata promossa dallo stesso assessore Manzato per “una riflessione sulla strategia regionale sugli OGM e per legittimare un luogo d’ascolto” su un tema cruciale, sul quale si è riacceso qualche giorno fa il dibattito, sul quale le Regioni avevano già formalizzato oltre un anno fa la loro contrarietà, riconfermata unanimemente anche la scorsa settimana da tutti gli assessori regionali d’Italia con un ordine del giorno approvato ieri dalla conferenza dei Presidenti. Nel corso dell’incontro odierno, la Task Force ha deciso di darsi una sorta di struttura di funzionamento” per rendere più efficace la propria attività: presidente è stato nominato Daniele Toniolo, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori del Veneto, supportato per il coordinamento da Sandra Chiarato di Coldiretti.

Il “no” delle Regioni alle colture OGM si è tradotto in una richiesta al Ministro delle Politiche Agricole di procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati. Il Ministro delle Politiche Agricole è stato inoltre impegnato a rappresentare al Ministro dell’Ambiente e in occasione delle riunioni in sede comunitaria la posizione unanime delle Regioni e delle Province autonome di assoluta contrarietà rispetto alla autorizzazione della coltivazione sul territorio nazionale degli organismi geneticamente modificati. Le Regioni hanno infine chiesto che venga inserita nella normativa nazionale la “clausola di cedevolezza della normativa statale su quella regionale”, che dunque dovrebbe prevalere sulla prima. “Ribadiremo questa posizione ogni volta che ci saranno tentennamenti o cambiamenti di governo nazionale”, ha ribadito l’assessore veneto, mentre anche a livello regionale – è stato affermato – serve un pronunciamento formale sulla questione, che avrebbe un ampio sostegno trasversale.

La Task Force regionale dovrebbe collegarsi a quella nazionale per supportare meglio tutte le iniziative capaci di affermare il valore dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano ogm free. Perché “gli ogm – ha ricordato il prof. Masini – sono soprattutto nocivi all’Italia, all’identità italiana e al patrimonio del made in Italy che ha valore nel mondo”: essi infatti “indicano al nostro territorio un modello produttivo che non ci appartiene e che impoverirebbe gli agricoltori e l’immagine stessa del nostro Paese”.

(Fonte: Regione Veneto)

Ogm, lettera aperta dell’assessore all’Agricoltura del Veneto Franco Manzato al ministro Clini

Franco Manzato assessore Agricoltura Regione Veneto

“D’accordo, facciamola, una riflessione seria sugli OGM. E perché sia seria e tratti di interessi dell’agricoltura e della ricerca nazionale, per prima cosa lasciamo fuori le multinazionali e i loro interessi”. Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, accetta la sfida di Clini, “che ritengo persona intellettualmente libera, ma che mi pare non conosca le implicazioni economiche della questione. Perché di questo si tratta: vogliamo un futuro per l’agricoltura italiana e le sue imprese? E se lo vogliamo, quale futuro dobbiamo ricercare: quello che dà immagine e profitto alle imprese agricole e al made in Italy? Oppure pensiamo che il settore produttivo sia una variabile indipendente rispetto alle multinazionali sementiere, che fanno in borsa i prezzi delle commodities, e all’agroalimentare, il cui unico interesse è pagare poco le materie prime, dovunque provengano, e vendere a caro prezzo i prodotti lavorati?”.

Si produce Ogm nei paesi dove c’è più fame. “Ho cercato di sintetizzare per spiegare che, per quanto mi riguarda, non c’è una prevenzione ideologica nei confronti degli Ogm – aggiunge Manzato – ma ho il terrore che la dipendenza dei nostri agricoltori da prodotti Ogm generici e brevettati (ma come si fa? Chi ha reso possibile brevettare il Dna?) porti alla loro lenta ma inesorabile fine, perché la convenienza a produrre gli Ogm è propria dei Paesi dove lavoro e terra costano poco, non quella di agricolture evolute e tipiche il cui plusvalore sta nel territorio di produzione. Di più, e non è uno scenario da fantascienza perché è già in atto, vogliamo una società dove l’alimentazione diventi una pura e semplice questione di calorie e di equilibri biochimici, e non di gusto, soddisfazione e tradizione? Traslato: vogliamo fare la fine dei nostri cani alimentati salutisticamente a crocchette informi e dal sapore tutto eguale? Anche questa è una prospettiva”.

Scopi alimentari e non. “Però una nostra ricerca e produzione Ogm potrebbe esserci utile: in Italia abbiamo molti terreni incolti e abbandonati per i quali potrebbe essere utile ricercare e sperimentare coltivazioni specifiche che consentano la manutenzione del suolo, con produzione di biomasse utili a scopi non alimentari. Se invece vogliamo gli Ogm a scopo alimentare, è bene che sappiamo che nel resto del mondo se ne producono già e a poco prezzo, e che produrli qui non sarebbe mai conveniente. E prima di fare l’esempio del Giappone, vediamo di prevenire le evenienze che li possono giustificare”.

Il caso “grano duro”. “Caro Clini – dice ancora Manzato – non cerchiamo di confondere la tipicità con gli Ogm brevettati, prodotti da aziende che ‘vogliono’ imporli all’agricoltura e che riguardano sostanzialmente le commodities: il nodo è qui, ed è esiziale per la nostra agricoltura e le nostre imprese. Tu parli di grano duro; bell’esempio, ottimo: sappi che a causa delle politiche speculative imposte dalle grandi imprese di lavorazione, il nostro Paese ha perso circa 500 mila ettari di coltivazione. Si importava dall’estero e si immetteva il prodotto sul mercato al momento del raccolto per abbattere il prezzo nostrano. Il gioco è perfettamente riuscito, al punto che oggi c’è chi sostiene che l’Italia non può essere autosufficiente nel grano duro. Certo che no, visto che la sua produzione è, per questi motivi, in continuo calo. E così via. Io non voglio che questo si possa ripetere per il resto della nostra agricoltura, Ogm o non Ogm”.

La via italiana tracciata dalle Regioni. “Quanto al dibattito europeo esso è in realtà semplice, perché apre la strada a vie nazionali rispetto all’utilizzo di Ogm, a fronte di problematiche che non hanno a che vedere con motivazioni tecniche ma sociali. La via italiana, politicamente parlando, è già stata tracciata unanimemente dalle Regioni, cioè dalle istituzioni che per Costituzione hanno competenza primaria ed esclusiva sull’agricoltura. E le Regioni sono tutte d’accordo per non aprire a questa che finisce per essere una pura e semplice imposizione, che potrebbe fare comodo solo, e momentaneamente, a qualche proprietario di grandi latifondi che non ha interesse a creare made in Italy da reddito, ma solo a produrre qualche chilo di mais o di patate in più rispetto alle colture ordinarie. Se poi mi chiedi a cosa serve il mais, esso, almeno nella pianura padana, ha senso per l’alimentazione zootecnica, rispetto ad una zootecnia che sta subendo non da oggi una crisi non indifferente. Per la polenta utilizziamo, da noi, Maranello, sponcio ed altre selezioni tipiche il cui uso è libero. Esiste potenzialmente un uso energetico, molto incentivato. E qui nasce un altro rischio: fino a quando le imprese che dovessero seriamente dedicarsi alla produzione ad esempio di bioetanolo si approvvigionerebbero di materia prima nazionale e non da quella proveniente dall’estero meno cara?”.

La questione salute. “E poi, per favore, da questo discorso lasciamo fuori la questione della fame nel mondo: gli Ogm sono più coltivati laddove c’è più fame e il loro impetuoso ingresso nei paesi del terzo mondo ha reso i loro abitanti ancora più poveri e affamati proprio perché ha tolto loro la terra e il poco cibo che avevano, per produrne di diverso e su grandi estensioni divenute di proprietà altrui, che però non resta sul posto, ma viene esportato, tutto, laddove viene pagato meglio dai Paesi ricchi. Da ultimo, mettiamo pure qualche dubbio sulla salubrità delle produzioni Ogm: il salutismo non è il fine di queste colture geneticamente modificate, ma semmai un effetto collaterale rispetto ad altri scopi che sono più produzione a minore costo in termini di mezzi tecnici (concimazioni, fitofarmaci, conservanti). Di sicuro in Germania un mais geneticamente modificato e ‘garantito’ ha provocato casi di tumore al fegato in cavie da laboratorio. Ecco, teniamo presente che nessuno di noi vuole fare da cavia sana per interessi altrui. In ogni caso chiederò al Coordinatore della Commissione Politiche Agricole Dario Stefano di mettere la questione Ogm al prossimo incontro tra gli assessori regionali all’agricoltura”.

(Fonte: Regione Veneto)

Coalizione Veneta Libera da OGM: il no dei cittadini prevalga sulle opinioni personali di Clini

“Non possiamo più accettare che le personali convinzioni di chi dovrebbe avere a cuore l’interesse della collettività guidino scelte politiche che mettono a repentaglio la sicurezza ambientale e alimentare degli italiani”.
A ricordarlo al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che oggi sul Corriere della Sera dichiara l’apertura dell’Italia agli organismi geneticamente modificati, è la Coalizione Veneta Libera dagli Ogm in rappresentanza del 71 per cento dei cittadini contrari all’introduzione delle colture transgeniche.

Uno schieramento no Ogm bipartisan. “L’attività di laboratorio non ha nulla a che fare con la tipicità – precisa la task force formata da Coldiretti, Cia, Cna, Confartigianato, Federconsumatori, Adiconsum, Codacons, Legacoop, Legambiente, SlowFood, Vas,  WWF,  – anzi l’ingegneria genetica favorisce la costruzione in serie di prodotti omologati che offendono l’orgoglio del Made in Italy nel mondo”. E’ sconfortante che chi ha la responsabilità del governo del Paese ignori i livelli di sensibilità sociale e le opinioni pubbliche oltre alle grandi opportunità che offre l’agricoltura nazionale con la sua combinazione di qualità e tradizione identitaria su cui convergono la stragrande maggioranza di  produttori, consumatori, ambientalisti, imprenditori.

“La nostra è una battaglia convinta – conclude lo schieramento bipartisan – contro tutti i condizionamenti derivanti dalla fretta che le multinazionali del biotech hanno di aggredire il mercato per la loro motivazione di carattere economico e finanziario che lede la libertà di garantire la libertà di scelta di produrre e acquistare alimenti non contaminati da ogm”.

(Fonte: Coalizione Veneta libera da Ogm)

OGM: sovranità delle Regioni su ogni decisione in merito, dal Veneto il primo “no”

Una barriera percorre tutta l’Italia, quella degli assessori regionali all’agricoltura che si oppongono ad un piano che apra il benché minimo spiraglio all’introduzione nel nostro Paese di OGM. La stessa posizione dello scorso settembre è stata riconfermata anche giovedì 9 dicembre scorso, in occasione dell’incontro tecnico organizzato al Ministero dell’Agricoltura con una dichiarazione unanime da parte di tutti i rappresentanti che respingono la praticabilità della coesistenza e proclamano la sovranità delle Regioni come unico strumento per mantenere libero dagli ogm tutto il territorio italiano.

Una vera muraglia il cui primo pilastro è in Veneto” – commenta Giorgio Piazza presidente di Coldiretti Veneto riferendosi alla posizione assunta da Franco Manzato al tavolo ministeriale durante il quale sono state esaminate le linee guida proposte da Giancarlo Galan. “Non scenderemo a nessun compromesso – spiega Piazza – in gioco c’è il rispetto del lavoro dei nostri agricoltori. Qualsiasi apertura è segno di irresponsabilità verso la qualità e la tipicità dei prodotti coltivati nelle nostre campagne. Non consegneremo le nostre imprese a nessuna logica che tolga identità e libertà all’agricoltura italiana”.

(fonte Coldiretti Veneto)

Dal 3 dicembre 2010 l’Alto Adige dichiarato OGM free. Galan: “le Regioni non possono vietarli”.

foto Provincia Autonoma di Bolzano Alto Adige

Con l’approvazione da parte del Consiglio provinciale di un articolo inserito dall’assessore Hans Berger nella legge omnibus, l’utilizzo degli Ogm in Alto Adige e’ stato definitivamente messo al bando. ”Si tratta di un grande risultato – commenta Berger – che mette la parola fine ad un percorso lungo e non privo di ostacoli soprattutto dal punto di vista giuridico”.

Sino ad oggi, infatti, l’Unione Europa non aveva consentito di inserire un divieto assoluto all’utilizzo di sementi geneticamente modificati in agricoltura. ”La linea di Bruxelles – prosegue l’assessore Hans Berger – era sempre stata quella di puntare su una sorta di coesistenza fra agricoltura tradizionale e Ogm”. L’obiettivo della Giunta provinciale, in ogni caso, era chiaro fin dall’inizio, visto che proprio l’assessore Berger aveva redatto una legge che prevedeva il divieto di utilizzare gli Ogm, almeno sino a quando non fosse entrata in vigore la regolamentazione europea sulla coesistenza. ”Con il via libera del Consiglio provinciale all’articolo contenuto nella legge omnibus – sottolinea Hans Berger – abbiamo invece stabilito in maniera definitiva, senza se e senza ma, e soprattutto senza alcun limite temporale, che l’Alto Adige sara’ un territorio libero dagli organismi geneticamente modificati’‘.

A rendere possibile questo storico passaggio, e’ stato il crescente scetticismo sviluppatosi sull’argomento anche a Bruxelles. ”Il parere negativo della gran parte dei consumatori – commenta l’assessore provinciale all’agricoltura – e di un numero sempre maggiore di Regioni, ha convinto la Commissione Europea a cambiare la propria strategia, delegando ai singoli stati la competenza sulle decisioni in materia di Ogm. Tutto questo nonostante il presidente Barroso abbia incontrato, e continui ad incontrare, molte resistenze”.  Tra chi si dichiarava non entusiasta del cambio di rotta da parte di Bruxelles, figurava anche il neo-Ministro alle politiche agricole Giancarlo Galan. ‘‘In Italia – spiega pero’ Hans Berger – la competenza in materia di organismi geneticamente modificati spetta agli enti locali, e su mia iniziativa la Conferenza delle Regioni ha invitato il Ministero a seguire le direttive provenienti dall’Unione Europea: cio’ significa nessuna linea morbida, ma un secco no agli Ogm. Tuttele Regioni si sono impegnate ad elaborare nel piu’ breve tempo possibile delle leggi in grado di regolare la materia, e la Provincia di Bolzano, con questo articolo della legge omnibus che trovera’ poi una cornice giuridica piu’ adeguata, e’ stata tra le prime a muoversi”.

Galan: Bolzano incompatibile con legge italiana e Ue. Il ministero delle Politiche agricole Giancarlo Galan interviene sull’iniziativa di Bolzano per l’Ogm free. ”La Provincia di Bolzano – afferma – ignora che una simile decisione non sarebbe attualmente compatibile con quanto previsto dalla legislazione nazionale, nè dalle vigenti normative europee”. ”Cio’ che invece e’ stato piu’ volte sostenuto dal Ministro Galan – conclude la nota – e’ che l’Italia non rinunci ad alcun progetto di ricerca che abbia per obiettivo la più completa conoscenza degli Ogm”.

(fonte Ansa.it)

Ogm: da indagine Coldiretti emerge flop semina biotech e lobby per 3 italiani su 4

La semina di mais geneticamente modificato (Ogm) e il pressing delle grandi lobby multinazionali con imponenti campagne di promozione che hanno segnato in Italia il 2010 non convincono i cittadini che mantengono salda la propria opposizione agli Ogm, ritenuti meno salutari di quelli tradizionali da tre italiani su quattro che esprimono una opinione (73%). La forte contrarieta’ espressa dai consumatori sui prodotti geneticamente modificati e’ rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni nei quali e’ stato condotta la tradizionale indagine della Coldiretti presentata nei giorni scorsi al Forum di Cernobbio, ed e’ la conferma che non si tratta di una valutazione emotiva.

Regioni italiane contro coltivazione Ogm all’unanimità. Un atteggiamento che da’ valore alla scelta fatta dalla Conferenza delle regioni che ha deciso recentemente all’unanimita’ di continuare a vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Italia con l’importante invito ad esercitare la clausola di salvaguardia per vietare sul territorio nazionale la semina e la produzione della patata Amflora e del mais Mon810. Per effetto di questa decisione l’Italia – sottolinea la Coldiretti – si unisce al numero crescente di Paesi europei come Austria, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Francia e Germania che hanno gia’ vietato il mais MON 810 mentre con il medesimo mezzo giuridico per ora l’Austria, l’Ungheria e il Lussemburgo hanno vietato, altresi’, la patata Amflora. Gli Ogm spingono – sostiene la Coldiretti – verso un modello di sviluppo che e’ il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicita’, della distintivita’ e del Made in Italy.

In Europa, 6 paesi su 27 coltivano Ogm. La scelta di non utilizzare organismi geneticamente modificati non e’ quindi il frutto di un approccio ideologico, ma riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. Su questa strada l’Italia – continua la Coldiretti – non e’ certo da sola poiche’ dopo il divieto posto anche in Germania si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi Europei dove si coltivano Ogm con un drastico crollo del 12 per cento delle semine. Il drastico crollo nei terreni seminati a transgenico in Europa nel 2009 conferma che nel coltivare tali prodotti non c’e’ neanche convenienza economica. Il futuro della nostra agricoltura – conclude la Coldiretti – sara’ nell’essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con strutture di costi per noi irraggiungibili. Il problema e’ non farsi copiare le nostre eccellenze e non replicare modelli che il mercato ha gia’ abbondantemente bocciato.

(fonte Asca)

Abano Terme (Pd). Zaia e Alemanno al Congresso Nazionale Slow Food Italia

Il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia e Gianni Alemanno, Presidente del Consiglio nazionale Anci e Sindaco di Roma sono intervenuti in questa prima giornata del Congresso Nazionale Slow Food Italia che si sta svolgendo ad Abano Terme fino al 16 maggio.

Luca Zaia, Presidente Regione Veneto

Durante il suo intervento al convegno, Luca Zaia, ha ribadito la sua contrarietà agli ogm: una contrarietà non ideologica, ma economica, culturale e salutistica.«E’ ora di smetterla di dire ai contadini la bugia che gli organismi geneticamente modificati sono la soluzione per fare concorrenza all’agricoltura dei Paesi dove lo stipendio è di un euro al giorno. Mi inquieta l’idea di un seme che genera una pianta che non dà semi – ha aggiunto – ma soprattutto gli ogm non sono affatto una soluzione per l’economia agricola in crisi, mentre la nostra vera risorsa sono la qualità, la tipicità, la varietà dei gusti. Anche negli Stati Uniti c’è un ripensamento e si sta cercando una seconda via per l’agricoltura. Se il mondo della scienza è diviso, è certo che la Germania ha proibito un mais transgenico che è risultato cancerogeno per le cavie da laboratorio». «La battaglia la dobbiamo fare per la biodiversità – ha detto ancora Luca Zaia – in Italia abbiamo 4750 prodotti tipici, dietro ciascuno di essi c’è una comunità e la sua storia: difendiamo la vera multinazionale, quella dei contadini, che con gli ogm non guadagnano di più. Non è vero che non essere per gli ogm significa essere contro la modernità, questo è solo uno slogan». Certo, c’è il problema della fame nel mondo, di un miliardo 200 mila persone che soffrono la fame, di queste, 3 milioni annualmente muoiono di fame, mentre noi sprechiamo cibo per un miliardo e mezzo di euro. «Anche noi dobbiamo dare un contributo, sapendo che il cibo è un grande valore, ma questo significa – ha concluso Zaia – dare a chi soffre la fame le risorse per comprarsi il cibo: il diritto dell’accesso al cibo non ha nulla a che vedere con gli ogm».

Gianni Alemanno, Sindaco di Roma

Grande interesse ha suscitato anche l’intervento di Gianni Alemanno che ha sottolineato come sia fondamentale che le grandi città abbiano a cuore la sostenibilità, facilitando tutte le attività che portano «la campagna nel territorio urbano, per questo sosteniamo le iniziative di Slow Food come gli Orti in Condotta o Mercati della Terra per agevolare il più possibile la filiera corta e l’incontro tra produttori e consumatori. Stiamo lavorando anche per il recupero dei vecchi casali ancora presenti nella città». Alemanno ha inoltre sottolineato come Roma stia operando per diventare un modello di città che pone grande attenzione al discorso energetico, cercando di sviluppare modelli di produzione diffusa. Concludendo ha ribadito che la Capitale sarà una città ogm free.

(fonte: Slow Food Italia)