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9-11 maggio 2018, torna a Rimini Macfrut, presenza nutrita dei prodotti veneti, tra cui il radicchio di Chioggia Igp

Giuseppe Boscolo Palo mentre raccoglie il radicchio di Chioggia Igp

Da oggi, mercoledì 9 a venerdì 11 maggio a Rimini si tiene Macfrut, il salone nazionale dell’ortofrutta che porta in vetrina il meglio della produzione orticola e della filiera ‘made in Italy.

Veneto quarta regione italiana per produzione. Con oltre 855 milioni di euro di valore di produzione, il settore ortofrutticolo vale poco meno di un sesto dell’intero comparto agricolo regionale (5,4 miliardi di euro) e tira la volata all’export veneto. Su scala nazionale, la frutta e gli ortaggi prodotti in Veneto rappresentano l’8 per cento del ‘made in Italy: il Veneto è infatti la quarta regione per volume di produzione, dopo Sicilia, Puglia, Emilia Romagna e ex-aequo Campania.

I primati del Veneto nel settore ortofrutticolo sono le insalate (160 milioni di euro di fatturato) e le patate (68 milioni di euro), la frutta a guscio (primi in Italia con oltre mille ettari coltivati e 13 milioni di fatturato), le mele (secondi al Trentino Alto Adige) e le pere (dopo l’Emilia Romagna), i kiwi (oltre 35 milioni di fatturato), i funghi (60 milioni).La ‘palma’ nella vocazione ortofrutticola va alla provincia di Verona, che da sola rappresenta il 51 per cento dell’intera produzione regionale e quasi il 70 per cento dei frutteti veneti: è infatti ‘regina’ nella produzione mele, pere, fragole, kiwi, pesche e ciliegie. L’intero Veneto sale sul podio del ‘made in Italy’ con le sue varietà di radicchio (siamo i primi produttori in Italia, con 40 milioni di fatturato) e di asparagi.

Gli interventi regionali a favore dell’ortofrutta. “In Veneto uno su tre è associato ad una delle 18 organizzazioni di produttori, acquistando, così, più competitività sul piano delle produzioni, della qualità e della globalizzazione”, afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Pan. Che ricorda una serie di azioni intraprese dalla regione a loro favore: dai disciplinari di qualità del marchio ‘Qualità Verificata’ alle misure del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 dedicate alla salvaguardia dell’agroambiente, al finanziamento di programmi specifici di ricerca per prevenire e contrastare con metodi naturali i diversi ‘killer’ della frutta e degli ortaggi.

Il “principe rosso”. A proposito di organizzazioni di produttori, alla fiera partecipa il Consorzio di Tutela del Radicchio di Chioggia Igp, all’interno dell’area di OPO Veneto (Padiglione B5 – Stand 35/75) assieme ad altri Consorzi in associazione temporanea d’impresa. “Siamo all’interno dell’area di Opo Veneto – spiega il presidente Giuseppe Boscolo Palo – che è socio importante sia del Consorzio che dell’Ortomercato di Chioggia, perché condividiamo assieme le scelte in tema di sostenibilità ambientale e identificazione dell’origine. L’ambientazione degli stand, collocati tra filari di alberi, vuole idealmente rappresentare come e dove coltiviamo i nostri ortaggi: in un territorio sano, con buone pratiche agricole, che danno prodotti garantiti nel rispetto dell’ambiente. E’ l’applicazione del concetto di biodiversità, sulla quale si basano processi innovativi per un’agricoltura sostenibile che mette in primo piano la salute della terra e quindi del consumatore. E’ un messaggio – prosegue Boscolo – di salubrità, di freschezza, di stagionalità, di garanzia di qualità, certificata dai marchi Igp e Dop, come il nostro Radicchio di Chioggia. Maggio è il periodo di piena produzione della tipologia precoce primaverile di radicchio di Chioggia Igp, con conferimenti quotidiani al nostro Ortomercato, che purtroppo quest’anno, a causa dell’avverso andamento climatico di fine inverno, sono in considerevole calo essendo la resa produttiva per ettaro molto inferiore alla norma”.

Ingresso gratuito a Macfrut con orario 9.30-18.00 previa registrazione nel sito internet della fiera o direttamente alla reception.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Consorzio Radicchio di Chioggia Igp

Mercati ortofrutticoli veneti, scambi in ribasso

ortofruttaNei mercati ortofrutticoli veneti la merce scambiata nel 2014 è stata di 913 mila tonnellate, il livello più basso dal 2000. Si tratta di ortaggi (466 mila tonnellate, -1,7%), con una quota pari al 51% degli scambi, seguiti dalla frutta fresca (298 mila t, -4,2%) con una quota del 32,6% sul totale delle quantità veicolate. Anche il valore delle merci scambiate è sceso (780 milioni di euro, -15%), risentendo in maniera sfavorevole della flessione dei prezzi registrati nei mercati, che in media sono diminuiti del 12,5%. Sono questi, in sintesi, i dati più significativi che emergono dalle analisi effettuate dagli esperti di Veneto Agricoltura sui dati forniti dai mercati ortofrutticoli regionali.

 Approvvigionamenti, in aumento dall’estero. Dal punto di vista della provenienza delle merci, la quantità di prodotto proveniente dal territorio regionale (compreso le provenienze comunali e provinciali), è stata di circa 206 mila tonnellate (il 22,6% del totale delle merci scambiate nei mercati ortofrutticoli del Veneto), in calo rispetto all’anno precedente (-3,1%). Gli arrivi dal territorio nazionale, che costituiscono una quota del 52,5% delle merci in entrata, hanno subito ancora un ulteriore calo e scendono a 479 mila tonnellate (-3,1% rispetto al 2013). Al contrario, le merci provenienti dall’estero hanno registrato un aumento, seppure di modeste dimensioni (228 mila t, +1,5%), e di conseguenza anche la quota relativa è salita al 25% del totale. Per la maggior parte, le merci provengono dall’Unione Europea (circa il 62% del totale, in particolare da Spagna e Paesi Bassi), dal Sud America (13%, in particolare da Argentina e Cile) e dall’America Centrale (10%), che soddisfano le esigenze di frutta e prodotti nei periodi di contro stagionalità.

Destinazioni. Per quanto riguarda le destinazioni, per la prima volta la maggior parte delle merci è stata spedita all’estero (40%), mentre solo una quota del 37% è rimasta nel territorio regionale e il restante 23% in Italia, soprattutto nelle altre regioni del nord Italia. I principali mercati di sbocco sono risultati i Paesi a noi vicini (Croazia, Germania, Slovenia e Austria), verso i quali è stato destinato il 56% delle merci in uscita; la parte rimanente ha preso la via dell’est e del nord Europa (da sottolineare che una quota del 9% ha riguardato la Russia, che nel frattempo ha posto delle pesanti restrizioni nei confronti dei Paesi UE)

Fornitori. La merce che entra nei mercati solo in minima parte proviene direttamente dai produttori (13,7%) o da loro aggregazioni come le OP/cooperative (22%); i fornitori principali, con una quota sostanzialmente invariata, sono sempre i commercianti (41% delle merci introdotte) e i grossisti (20,5%). Commercianti e grossisti sono anche i principali acquirenti delle merci in uscita dai mercati, con una quota, in leggero aumento, del 58% del totale di merci in uscita. In leggera crescita la quota acquisita dalla distribuzione moderna (21%), mentre è in calo la merce destinata al dettaglio fisso e ambulante (16%).

Fonte: Veneto Agricoltura