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Paesaggio agrario, in Italia spariti tre alberi su quattro, criticità che si vince con l’agroforestazione

In Italia, negli ultimi 50 anni il numero di alberi che tradizionalmente caratterizzavano il paesaggio agricolo si è ridotto di tre quarti. Ovvero ne è rimasto solo il 25%! Questo drastico calo è stato conseguenza di due fattori: la meccanizzazione, che vedeva l’albero come ostacolo al lavoro delle macchine agricole e la cosiddetta “ricomposizione fondiaria”.  Per riequilibrare questa situazione Regione e Veneto Agricoltura stanno ora promuovendo l’agroforestazione che punta a riscoprire l’albero come fattore produttivo in ambiente agrario.

I vantaggi di questa pratica, divulgati anche attraverso una pubblicazione (“Agroforestazione”), sono sia ambientali che economici: la giusta distanza (sesto d’impianto) tra gli alberi sul terreno agricolo permette loro di crescere meglio e più in fretta, perché più esposti al sole; contemporaneamente gli apparati radicali delle piante contribuiscono a migliorare la struttura del suolo.Lo studio, che è parte di un progetto europeo (SAFE: Silvoarable Agroforestry For Europe), analizza e sostiene la coabitazione di alberi e colture agricole. L’albero inserito nelle colture agricole si sviluppa in misura 2-3 volte maggiore a quella di un albero forestale (cresciuto in foresta) producendo legname di qualità superiore, rivestendo anche un ruolo protettivo sulle coltivazioni in caso di alte temperature o siccità e riducendo la traspirazione della coltura. Inoltre i filari d’alberi ospitano una grande varietà di insetti “utili” che agiscono contro i parassiti dannosi alle colture. Creare un ambiente di questo tipo, favorevole alla biodiversità, richiede comunque tempo e pazienza. Tuttavia la redditività a lungo termine dei progetti agroforestali è molto spesso superiore ai progetti di monocoltura. La pubblicazione è scaricabile da questo link.

(fonte Veneto Agricoltura)