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Ogm: da indagine Coldiretti emerge flop semina biotech e lobby per 3 italiani su 4

La semina di mais geneticamente modificato (Ogm) e il pressing delle grandi lobby multinazionali con imponenti campagne di promozione che hanno segnato in Italia il 2010 non convincono i cittadini che mantengono salda la propria opposizione agli Ogm, ritenuti meno salutari di quelli tradizionali da tre italiani su quattro che esprimono una opinione (73%). La forte contrarieta’ espressa dai consumatori sui prodotti geneticamente modificati e’ rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni nei quali e’ stato condotta la tradizionale indagine della Coldiretti presentata nei giorni scorsi al Forum di Cernobbio, ed e’ la conferma che non si tratta di una valutazione emotiva.

Regioni italiane contro coltivazione Ogm all’unanimità. Un atteggiamento che da’ valore alla scelta fatta dalla Conferenza delle regioni che ha deciso recentemente all’unanimita’ di continuare a vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati in Italia con l’importante invito ad esercitare la clausola di salvaguardia per vietare sul territorio nazionale la semina e la produzione della patata Amflora e del mais Mon810. Per effetto di questa decisione l’Italia – sottolinea la Coldiretti – si unisce al numero crescente di Paesi europei come Austria, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Francia e Germania che hanno gia’ vietato il mais MON 810 mentre con il medesimo mezzo giuridico per ora l’Austria, l’Ungheria e il Lussemburgo hanno vietato, altresi’, la patata Amflora. Gli Ogm spingono – sostiene la Coldiretti – verso un modello di sviluppo che e’ il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicita’, della distintivita’ e del Made in Italy.

In Europa, 6 paesi su 27 coltivano Ogm. La scelta di non utilizzare organismi geneticamente modificati non e’ quindi il frutto di un approccio ideologico, ma riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo il rapporto con i consumatori. Su questa strada l’Italia – continua la Coldiretti – non e’ certo da sola poiche’ dopo il divieto posto anche in Germania si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi Europei dove si coltivano Ogm con un drastico crollo del 12 per cento delle semine. Il drastico crollo nei terreni seminati a transgenico in Europa nel 2009 conferma che nel coltivare tali prodotti non c’e’ neanche convenienza economica. Il futuro della nostra agricoltura – conclude la Coldiretti – sara’ nell’essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con strutture di costi per noi irraggiungibili. Il problema e’ non farsi copiare le nostre eccellenze e non replicare modelli che il mercato ha gia’ abbondantemente bocciato.

(fonte Asca)