• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Valutazione del rischio cumulativo da pesticidi

L’EFSA indice una consultazione pubblica sulle proprie valutazioni dei rischi per l’uomo connessi alla presenza di residui di pesticidi multipli negli alimenti. Le parti interessate possono presentare commenti fino al 15 novembre su due valutazioni: una esamina gli effetti cronici sul sistema tiroideo e l’altra gli effetti acuti sul sistema nervoso.

Le bozze di valutazione rappresentano il culmine di una collaborazione pluriennale tra l’EFSA e l’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente dei Paesi Bassi (RIVM). La conclusione generale provvisoria di entrambe le valutazioni è che il rischio per i consumatori derivante dall’esposizione alimentare cumulativa è inferiore alla soglia che farebbe scattare meccanismi normativi per tutti i gruppi di popolazione interessati. Per assistere le parti che desiderino contribuire alla consultazione, l’EFSA organizza a Bruxelles una riunione in cui scienziati EFSA ed esperti esterni presenteranno e discuteranno i principali elementi e risultati delle valutazioni pilota. Le iscrizioni all’evento sono aperte.

Per saperne di più. Le sostanze considerate nelle valutazioni sono state individuate dagli esperti di pesticidi dell’EFSA utilizzando una metodologia appositamente studiata per classificare i pesticidi in “gruppi per la valutazione del rischio cumulativo” (i cosiddetti CAG). La metodologia si basa sul presupposto che pesticidi che causino i medesimi effetti specifici possano produrre tossicità cumulativa. Il regolamento UE sui limiti massimi di residui di pesticidi negli alimenti (LMR) stabilisce che le decisioni riguardanti gli LMR debbano tenere conto degli effetti cumulativi dei pesticidi man mano che i metodi per valutare tali effetti si rendano disponibili. Inoltre, il regolamento che disciplina l’immissione dei pesticidi sul mercato stabilisce che i pesticidi non debbano avere effetti nocivi – e nemmeno cumulativi – sull’uomo.

Fonte: Veneto Agricoltura Europa

 

Biodistretti e agricoltura sostenibile, un mondo possibile

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) Sabato 25 novembre 2017 si è tenuto a Padova un incontro dell’ISDE (International Society of Doctor for Environment), medici per l’Ambiente, nel quale è stato ricordato Lorenzo Tomatis, uno dei fondatori dell’associazione che sosteneva come “tutti gli uomini siano responsabili per l’ambiente ma i medici lo siano doppiamente”.

Pesticidi, un tempo armi di guerra, oggi “armi” nei campi agricoli. Tomatis fu tra i primi a indicare gli effetti transgenerazionali da esposizione di molecole cancerogene. Nella breve introduzione per presentare l’Isde, sono stati sottolineati alcuni obiettivi di tale associazione come “recuperare il ruolo etico della professione medica, privilegiare le politiche di prevenzione, informare e coinvolgere sulle problematiche ambientali.” E’ stato poi evidenziato come i pesticidi (prodotti fitosanitari) sono stati impiegati per la prima volta nel secondo conflitto mondiale come “armi biologiche” e poi utilizzati da allora in avanti ancora come “armi” nei campi agricoli. Mentre prima dell’avvento della chimica i migliori difensori dell’ambiente erano gli agricoltori che garantivano la fertilità del suolo anno dopo anno con l’apporto di sostanza organica, ora la si sta perdendo (per la parte di suolo che è rimasto).

Il 64% delle acque sono inquinate da prodotti fitosanitari ma anche l’inquinamento atmosferico è dovuto in parte alle “moderne” tecniche di agricoltura intensiva e industriale. L’Italia ha il triste primato di consumare il 33% dei pesticidi impiegati in Europa e Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni italiane che ne usano di più. Ma, contemporaneamente, sempre il Veneto, è una delle regioni con il più alto numero di aziende biologiche, è la Regione con un fatturato agricolo fra i più alti e nello stesso tempo quella in cui le manifestazioni popolari si susseguono sempre più numerose reclamando la messa al bando dei pesticidi. Le aziende biologiche sono molto attive nel campo della sperimentazione e della ricerca e il consumo di prodotti biologici è fra i più elevati. Dati negativi e positivi al contempo che rattristano ma anche fanno ben sperare.

Sono sorti e stanno sempre più sorgendo biodistretti in cui amministrazioni, aziende agricole, associazioni e gas (gruppi di acquisto solidale) hanno capito che la produzione locale biologica di qualità è una via sana, per noi e per l’ambiente, permette un ritorno della fertilità dei suoli, un aumento della biodiversità (che secondo studi scientifici porta a minori allergie – Haatela et al. 2013), e, nel lungo periodo, garantisce anche una maggiore resa, trattandosi di coltivazioni che sono meno suscettibili ai cambiamenti climatici. I biodistretti sono una sinergia per migliorare lo status del nostro ambiente e della nostra salute, ma soprattutto una visione lungimirante per lasciare ai nostri eredi una miglior possibilità di vita. Se tali realtà, sempre più interessanti e ben viste dalla popolazione, ci dovessero trovare un po’ scettici da un punto di vista economico, dovremmo allora anche considerare che la produzione di qualità (non di quantità) biologica è uno dei mercati più fiorenti.