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Politica agricola comune (Pac): oltre cinquant’anni di storia

Della Politica agricola comune (Pac) si parla dal 1957. L’agricoltura ha rappresentato, fin dai tempi dei negoziati del Trattato di Roma, uno degli obiettivi prioritari delle istanze politiche decisionali europee. In quel periodo era ancora vivo il ricordo di arretratezza delle coltivazioni e i problemi della sicurezza alimentare che si erano venuti a creare nell’immediato dopoguerra.

Con il Trattato di Roma sono stati definiti gli obiettivi generali di politica agraria, ma i primi tentativi di integrazione dell’agricoltura europea si manifestarono nel 1948 anche se erano limitati a regolamentare e sviluppare gli scambi che fino a quel momento erano stati ristretti per il prevalere di politiche protezionistiche nei singoli Paesi. Nell’articolo 39 del Trattato di Roma vengono specificate le “necessità di incrementare la produttività dell’agricoltura; di migliorare il tenore di vita della popolazione agricola attraverso un miglioramento del reddito; di stabilizzare i mercati; di puntare alla sicurezza degli approvvigionamenti”.

La Pac consiste in una serie di norme e meccanismi che regolano la produzione, gli scambi e la lavorazione dei prodotti agricoli nell’ambito dell’Unione europea. Nel 1960 i sei membri fondatori della Comunità europea hanno adottato i meccanismi della Pac e due anni dopo, nel 1962, la Pac è entrata in vigore. La Pac ha subìto, nel corso dei decenni della sua esistenza, numerose riforme. Il primo tentativo risale al 1968, con la pubblicazione da parte della Commissione di un “Memorandum sulla riforma della Pac”, comunemente detto “Piano Mansholt“, dal nome del suo promotore, Sicco Mansholt, all’epoca vice presidente della Commissione e responsabile della Pac.  Il piano prevedeva la riduzione della popolazione attiva in agricoltura e l’incoraggiamento alla formazione di unità di produzione agricola più grandi e più efficienti. Nel 1972 sono state introdotte misure strutturali rivolte, in particolare, alla modernizzazione dell’agricoltura e, nel 1983, la Commissione propose una riforma sostanziale, che fu formulata ufficialmente due anni dopo con la pubblicazione del libro verde sulle “Prospettive della politica agraria comune” (1985).

Sono tre i principi fondamentali, definiti nel 1962, che caratterizzano il mercato agricolo comune e quindi le Ocm
: un mercato unificato, inteso come libera circolazione dei prodotti agricoli nell’ambito degli Stati membri; la preferenza comunitaria, ovvero la priorità negli scambi per i prodotti agricoli dell’Unione europea, in modo tale da renderli più vantaggiosi dal punto di vista dei prezzi rispetto ai prodotti importati dai Paesi terzi e da proteggerli dalle grandi fluttuazioni sul mercato mondiale; la solidarietà finanziaria, ovvero il sostenimento di tutte le spese e i costi inerenti l’applicazione della Pac da parte del bilancio comunitario. Le organizzazioni comuni dei mercati sono state introdotte in maniera graduale: attualmente esistono per la maggior parte dei prodotti agricoli e costituiscono gli strumenti di base del mercato agricolo comune in quanto eliminano gli ostacoli agli scambi intracomunitari dei prodotti e mantengono barriere doganali comuni nei confronti dei paesi terzi. Lo strumento finanziario della Pac è il Fondo europeo agricolo d’orientamento e di garanzia (Feaog) che rappresenta una parte sostanziale del bilancio comunitario, istituito nel 1962.

Fino al 3 giugno, dibattito aperto ai cittadini europei sulla riforma dell’agricoltura in Europa. La Pac oggi deve adeguarsi ad un contesto europeo e globale in evoluzione. Sono molte le sfide del 2013: sicurezza alimentare, qualità alimentare, lavoro e reddito agricolo, stabilità degli approvvigionamenti, lotta ai cambiamenti climatici, protezione ambientale, conservazione della biodiversità. Per questo la Commissione europea ha avviato il dibattito sul futuro delle azioni da intraprendere, invitando (fino al 3 giugno) tutti i cittadini al dibattito per la progettazione della riforma. Nell’Unione europea la Pac assorbe attualmente il 44% del bilancio comunitario (si prevede che tale incidenza scenda al 39% nel 2013). Gli stanziamenti sono utilizzati per finanziare gli aiuti diretti agli agricoltori (cosiddetto I pilastro), prevalentemente indirizzati a sostenere i redditi degli operatori, e le politiche di sviluppo rurale (cosiddetto II pilastro), destinate invece a rafforzare e qualificare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura (produzione, salvaguardia del territorio, sviluppo del turismo, valorizzazione delle tradizioni).

(fonte: agricolturaitalianaonline.gov.it)

Quale futuro vogliamo per l’agricoltura europea? Due mesi per dire via web la nostra opinione.

Si è aperto in questi giorni il dibattito pubblico sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) nell’Unione Europea. Fino alla fine di giugno, tutti i cittadini europei potranno collegarsi alla pagina web  http://ec.europa.eu/agriculture/cap-debate e rispondere a una serie di domande, esprimendo così la propria opinione sul futuro della PAC.

Le domande sono le seguenti:

  • Perché una politica agricola comune europea?
  • Quali sono gli obiettivi che la società assegna all’agricoltura in tutta la sua diversità?
  • Perché riformare la PAC e in che modo renderla rispondente alle aspettative della società?
  • Quali sono gli strumenti per la PAC di domani?

A luglio i risultati della consultazione. Al termine del dibattito pubblico, un organismo indipendente redigerà una sintesi dei contributi pervenuti e nel mese di luglio la Commissione europea organizzerà una conferenza per illustrare i risultati della consultazione. La Commissione auspica che emergeranno idee importanti per elaborare la Comunicazione sulla PAC dopo il 2013 che sarà presentata alla fine del 2010. Il dibattito in corso riguarda dunque gli obiettivi futuri della PAC nell’ambito della strategia Europa 2020, mentre la discussione sui mezzi per raggiungerli avverrà in un secondo tempo.

(Fonte: UE/Veneto Agricoltura Europa)

Agricoltura: Commissione Ue chiede a Stati rimborso di 346,5 mln per la Pac

Dacian Ciolos, Commissario europeo per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale

Un rimborso di 346,5 milioni di euro, corrispondente a fondi agricoli dell’Ue indebitamente versati. La richiesta e’ stata formulata dalla Commissione europea agli Stati membri.

Un uso poco corretto dei fondi per la Pac. Questo importo, spiega una nota, ”riconfluirà nelle casse dell’Ue in seguito al riscontro della mancata osservanza della normativa comunitaria o di inadempienze nelle procedure di controllo della spesa agricola”. Se infatti gli Stati membri sono responsabili del pagamento e della verifica delle spese della politica agricola comune (Pac), spetta alla Commissione controllare che essi abbiano fatto un uso corretto dei fondi.

20 Stati tra cui l’Italia. ”Ci troviamo davanti a uno strumento importantissimo – ha commentato il commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Dacian Ciolos – per assicurare che gli Stati membri predispongano i necessari controlli affinche’ si garantisca l’uso corretto del denaro dei contribuenti”. In virtu’ di quest’ultima decisione i recuperi riguardano il Belgio, la Bulgaria, Cipro, la Danimarca, l’Estonia, la Germania, la Spagna, la Finlandia, la Francia, la Gran Bretagna, la Grecia, l’Ungheria, l’Irlanda, l’Italia, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Slovacchia e la Svezia. L’Italia dovra’ restituire circa 1,9 milioni di euro per non aver rispettato le scadenze di pagamento dei fondi Ue e per spese non ammissibili, nell’ambito di programmi operativi nel settore ortofrutticolo.

(fonte Asca)