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Ricerca esente IMU e accessibile – nei risultati – a tutti, questa la “politica del fare” di Ilaria Capua, ospite all’Assemblea ARGAV.

Platea e relatori Assemblea ARGAV giugno 2013

22 giugno 2013, Padova, un momento dell’Assemblea dei soci ARGAV

Marisa Merlin e Stelluto

22 giugno 2013, Marisa Merlin, curatrice della Biennale RicCAA con Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Lo scorso 22 giugno i soci ARGAV si sono riuniti in Assemblea a Padova nello spazio convegni della Biennale “RicCAA – Cantiere Arte Ambientale”, messa gentilmente a disposizione da Marisa Merlin, curatrice della bella rassegna d’arte e di design, terminata da pochi giorni (nella foto a dx, Marisa Merlin con il presidente ARGAV Fabrizio Stelluto davanti alla sua opera “Tessuto Urbano”).

Stelluto e Capua

Fabrizio Stelluto e Ilaria Capua, premio ARGAV 2012, neoparlamentare e ricercatrice virologa

Ilaria Capua, neoparlamentare “smarrita”. Nostra ospite d’eccezione è stata llaria Capua, premio ARGAV 2012, in aspettativa all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie in quanto eletta parlamentare nelle fila della lista di Mario Monti. La deputata, che ringraziamo ancora per essere stata presente nonostante fosse reduce da un grave lutto familiare, ha suggellato la fine dell’Assemblea Attualmente, Ilaria Capua è vicepresidente della Commissione Cultura, che si occupa di Ricerca e Università, e fa parte della Commissione Agricoltura. Naturale, per il presidente Fabrizio Stelluto, chiederle un primo giudizio sull’attività parlamentare, a cui la virologa ha risposto con estrema schiettezza. “Posso dire di provare un senso di smarrimento – ha riferito infatti Ilaria Capua – perché la politica è un mondo che non conoscevo ed è molto complesso“. “Fino ad ora – ha continuato la Capua – ho dedicato tempo ad osservare per capire tutto ciò che succede nelle aule parlamentari e…nei corridoi, per fare un’analisi dei problemi che non sia superficiale. Ma poiché non mi piace perdere tempo, sta cercando di “infilare” degli emendamenti in proposte di legge già esistenti, altrimenti bisognerebbe aspettare anni per vederne gli effetti“.

Ilaria Capua

22 giugno 2013, Ilaria Capua all’Assemblea dei soci ARGAV

Ricerca, esenzione IMU. A mo’ di esempio, Ilaria Capua ha citato l’emendamento che aveva cercato di far passare lo scorso 22 aprile nel decreto dei pagamenti per la Pubblica Amministrazione, nell’ambito del capitolo sull’IMU, e che riguarda la possibilità di rendere esenti da questa imposta non solo le associazioni no profit, già esentate, ma anche le onlus che si occupano di ricerca. Che potrebbero quindi destinare i soldi, invece che all’IMU, al finanziamento di borse di studio di giovani ricercatori oppure all’acquisto di apparecchiature necessarie per la ricerca. L’emendamento è però stato tolto e tenuto come raccomandazione. Nonostante ciò, Ilaria Capua è cautamente ottimista in merito al buon esito del suo operato, grazie anche all’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica esercitata sui quotidiani di recente da Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” e da Gian Antonio Stella, inviato ed editorialista del Corriere della Sera.

Capua e Stelluto

Ilaria Capua e Fabrizio Stelluto

On line i risultati delle ricerche finanziate da fondi pubblici. Nel futuro prossimo della deputata Ilaria Capua c’è anche un provvedimento per rendere accessibile on line i risultati delle ricerche finanziate con fondi pubblici. Tema a lei caro, visto che, nel 2000, quando era già all’IzsVe, ha sviluppato la prima strategia di vaccinazione a fronte delle minaccia epidemica causata dal virus “aviario” H5N1 e nel 2006 ha messo i dati a disposizione della comunità scientifica in piattaforme digitali “open access”, suscitando ampio dibattito nel mondo della ricerca internazionale sulla condivisione interdisciplinare dei dati genetici per affrontare minacce globali come le pandemie. La sua presa di posizione ha portato a cambiare, almeno in parte, la politica delle organizzazioni internazionali in materia di trasparenza dei dati. Ad esempio, Ilaria Capua ha riferito che nei recenti casi di nuova influenza aviaria H7N9 apparsi in Cina, a Shanghai, nel giro di una settimana i dati inerenti al nuovo sottotipo di virus influenzale sono stati resi pubblici. Diverso invece il comportamento del virologo che ha individuato in Medio Oriente il nuovo ceppo di sindrome respiratoria simile alla SARS (da qui il nome MERS, Sindrome Respiratoria Medio-Orientale), che ha invece brevettato i dati, con conseguente minor accesso alle informazioni sulla diffusione del coronavirus. Dal canto suo, da ricercatrice virologa, la deputata Ilaria Capua ha sollecitato il Ministero della Salute a cautelarsi in tempo utile per contenere lo sviluppo di queste due potenziali pandemie. Chi ha orecchi per intendere, intenda!

Cristina Rossi legge la testimonianza mandata da Bepi De Marzi

22 giugno 2013, la socia ARGAV Cristina De Rossi legge la testimonianza di Bepi De Marzi

Epilogo poetico dell’Assemblea grazie a Bepi De Marzi. A memoria dell’attività condotta nel triennio 2010-2013 dal direttivo ARGAV, all’Assemblea erano stati invitati a partecipare anche Marco Paolini e Bepi De Marzi, rispettivamente premio ARGAV 2010 e 2011. Impegnati entrambi su altri fronti di lavoro, gli artisti sono stati presenti idealmente all’incontro ed il compositore, direttore di coro e organista Bepi De Marzi, anche con uno scritto, inviato al presidente Stelluto e letto con superba maestria, quasi fosse una consumata attrice di teatro, dalla giornalista socia ARGAV Cristina De Rossi. Per il piacere dei nostri lettori, pubblichiamo di seguito la bella testimonianza di Bepi De Marzi.

Bepi De Marzi, premio ARGAV 2011

Bepi De Marzi, premio ARGAV 2011

Da quel mattino di pioggia. Il pranzo ai tavoli rotondi. A dicembre, dopo l’Immacolata. Io, suonatore d’organi alle messe, venivo dai canti in tenerezza: Imà,colà,tà… Vergì,nebè,là… Dinò,stravì,tà… Tusè,i-lasté,là…Mattino di vento, perfino, in quello spazio tra il prestigio delle Terme, i Colli, le strade, la città del Santo in levantine cupole. Ho portato a casa il vostro Ferro con la targhetta. Vi leggo sempre il sole, il vento, la terra dura, le zolle. Vibra, ma vibra, la composizione geniale, giusta per le mie speranze, per le mie battaglie perdute. Per le mie malinconie. Nel mio tempo che finisce. Ho cercato un basamento di castagno, che in quindici mesi si è fatto bruno. Al cielo, quando muta, spande profumo amaro. Talvolta annuncia la pioggia. I ferri modellati hanno già una carezza di ruggine. Al tocco, allo sfioro, tintinnano il silenzio dei pensieri. Oggi che sono sulle montagne svizzere a cantare (ma la Svizzera sta rovinandosi tra le solite banche e la xenofobia imparata dall’Insubria) sarei venuto a raccontarvi del pane. Mio nonno era fornaio. Ho sempre mangiato pane croccante dal forno, nei mattini. I miei giochi di bambino sapevano di lievito e farina. Vi mando allora una speranza del Poverello d’Assisi, pensando a questo Papa che sa proprio di Francesco. Bergoglio che non dovrà sorseggiare tisane offerte da suore inanellate come spose senza talamo, donne per niente sotto i veli svolazzanti nei corridoi che qualcuno chiama sacri. Al Vaticano delle torve trame. Dove anche i canti della Sistina mercenaria sanno di consolidate malattie senza miracolose guarigioni. Questo narrare me l’hanno chiesto per il calendario di Frate Indovino (ma non ridete, grazie!), proprio di luglio, adesso: un box, hanno detto, “di mille caratteri, spazi inclusi”. “Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento”. Quali turbini dal Subasio, mio Francesco? E temporali. Ma tu, scalzo, con l’abito di bigello. Lampi a schiarire “la valle di Spuleto”. Cantore in letizia. Non chiamate menestrello il mio Francesco. Il menestrello è un servitore, un cortigiano. Il mio Santo era un Cantalaude, un Trovatore. Preparava in solitudine il cantare: in Rivo Torto, a Monte Casale, a Fonte Colombo. In coro con le stelle. Altro vento, lassù, alla tua Verna; il gelo dal Penna, a tramontana. La neve, che ancora viene prima dell’inverno, sempre la prima in Appennino. Verna di mille metri e più: dono dell’estasiato conte Orlando di Chiusi in Casentino, commosso alla tua voce in Montefeltro. Francesco clandestino sulle navi, anche tu, mio Santo, nel dolore dei migranti. Ma plachi la tempesta con le braccia in croce, incantando i marinai. Oltre Venezia, nella mia laguna. Tornavi dall’Egitto. Soffia il grecale, il vento freddo dal mare, alle Due Vigne. San Francesco del Deserto.

Bepi De Marzi