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E’ on line il portale web istituzionale delle denominazioni DOP e IGP

Dal 1 agosto è on line dopigp.politicheagricole.it, il primo portale web istituzionale dedicato alle Denominazioni Dop e Igp, che consta di 823 pagine, una per ogni denominazione, che caratterizzano ciascuna delle nostre regioni: 299 prodotti agroalimentari, 524 vini, con specifiche sulle caratteristiche, metodi di produzione e aree geografiche di nascita. I contenuti saranno a breve disponibili anche sul mobile attraverso un App dedicata, che dovrebbe integrare anche i dati degli agriturismi riconosciuti dal Mipaaft e quelli relativi ai Beni Culturali.

Una storia di cultura e tradizione. “Dobbiamo continuare a lavorare sulla promozione, l’innovazione e la tutela ed unire i prodotti agroalimentari al turismo. Questo portale può contribuire a rafforzare l’immagine delle DOP e delle IGP e attrarre visitatori che vogliono mangiare, bere, vivere ciò che offrono i nostri territori”, ha dichiarato il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio.

 

Chiuso con successo Vinitaly, si pensa già alla prossima edizione, in programma dal 19 al 22 aprile 2020. Dalle ricerche presentate in occasione dell’edizione 2019, emerge un Veneto terza meta turistica enoturistica italiana, gran consumatore di bollicine e primo in “conoscenza geografica” delle grandi denominazioni italiane.

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Il 53° Vinitaly ha chiuso da pochi giorni a Verona in linea con l’edizione precedente in fatto di presenze – 125mila da 145 nazioni – ma con un aumento di qualità e numero dei buyer esteri accreditati (+ 3 per cento, per un totale di 33 mila presenze) e un continuo lavoro sulla selezione di visitatori verso una presenza sempre più professionale. A riprova di ciò, sono aumentate di 20mila, per un totale di 80 mila, le presenze di wine lover al fuori salone di Vinitaly and the City.

A Sol&Agrifood, focus sul consumatore di prodotti agroalimentari di qualità. Nel dibattito inaugurale della manifestazione, che si è tenuta in contemporanea a Vinitaly a Veronafiere, dal titolo “Conquistare il consumatore: l’esperienza femminile nel mondo dell’eccellenza agroalimentare italiana”, è emerso che: oltre 9 italiani su 10 consumano olio di oliva in Italia, 2 su 3 lo acquistano più volte al mese, selezionandolo principalmente in base all’origine ancor prima del brand e del prezzo; due italiani su dieci – specie nelle grandi città e in generale nel centro Italia – comprano alimenti Dop-Igp abitualmente. La ricerca ha preso in considerazione anche il consumatore di birra, differenziato tra chi beve birra e chi preferisce la birra artigianale: la prima è la preferita da Generation X e Baby Boomers (rispettivamente 39-54 e 55-73 anni), mentre la seconda attira maggiormente i Millennial (18-38 anni) più eruditi delle grandi città.

La percezione del made in Italy nel mondo. Secondo le ultime indagini multi-country di Nomisma Wine Monitor, sia negli Emirati Arabi, che in Regno Unito ma anche in Cina, dove nel 2020 Veronafiera lancerà la piattaforma Wine to Asia, circa 4 consumatori su 10 affermano che il nostro cibo e il nostro vino siano in assoluto i prodotti più rappresentativi del made in Italy, prima ancora di moda, auto e arredamento. All’estero, il food&beverage italiano richiama innanzitutto il concetto di “qualità” per circa un quarto dei consumatori stranieri, che, pensando al nostro cibo evocano anche immagini come “tradizione/cultura”, “salute” e “stile”. I prodotti della nostra cultura gastronomica che più attraggono i consumatori stranieri sono pasta e olio extravergine di oliva, ovviamente dopo la pizza, non plus ultra del made in Italy per diffusione e notorietà.

L’approccio al vino e dello stato di salute del mercato interno. Ecco in breve i risultati dell’indagine “Mercato Italia, gli Italiani e il vino” realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor: si beve meno – il 26% di volumi ridotti rispetto a vent’anni fa – ma lo fanno praticamente tutti e in modo più responsabile: la media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto in casa (67%) in particolare dai baby boomers (55-73 anni, al 93%), ma è rilevante la quota di tutte le generazioni, con i millennials (18-38 anni) che evidenziano già un tasso di penetrazione pari all’84%. Dato in aumento sia a casa che nel fuori casa. Si beve meno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore al consumo che, secondo l’analisi, è stimato dall’Osservatorio in 14,3 miliardi di euro (dato 2018). Per la maggior parte degli intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura, al contrario dei superalcolici, associati a divertimento e monotonia, o della birra, dove prevale il matching con amicizia e quotidianità. Tra i criteri di scelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green. Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto.

Fenomeno spritz e vini mixati. Su tutta la Penisola si fa largo lo spritz che è il re del fuori casa (e dell’aperitivo) e ormai un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani. Una svolta pop che allo stesso tempo può essere interpretata come un primo approccio culturale verso un prodotto bandiera. Vola, in particolare in Lombardia e Veneto, il consumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e più in generale dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche la propensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso, primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Veneto è altissima l’incidenza degli sparkling. Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente, in una geografia delle risposte che premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti.