Oggi, venerdì 6 novembre, i soci ARGAV sono a Legnago, nella bassa Veronese, in visita alla cooperativa agricola Geofur, specializzata nella commercializzazione di radicchio in tutto il mondo, ma soprattutto sede del progetto pilota comunitario “Eco Ort” che prevede l’utilizzo dell’ozono nella refrigerazione. Innovazione, questa, che consente una migliore conservazione degli ortaggi e l’abbattimento dei costi energetici.
Finalità del progetto. Il progetto guarda allo sviluppo di innovazioni tecnologiche in grado di aumentare, per l’appunto, la conservazione del prodotti, la loro salubrità e la qualità con sistemi eco-compatibili. “Risultati che nonostante le difficoltà tecniche iniziali ci confortano e ci spingono ad andare avanti”, afferma Cristiana Furiani di Geofur, coordinatore e capofila del progetto, di cui fanno parte il Consorzio di tutela radicchio rosso di Treviso e Variegato Igp, Confcooperative regionale e provinciale, Confagricoltura Verona, Op Nordest e Verona Innovazione, l’Istituto agronomico mediterraneo di Bari, il CNR-Ispa, Ortoromi, il Mercato Ortofrutticolo di Bassano del Grappa. EcoOrt vuole incidere anche sulla fase del trasporto, arrivando a raggiungere distanze significative con prodotti perfettamente conservati a costi inferiori rispetto a quelli attuali.
I test vengono effettuati su differenti specie orticole: asparago bianco, radicchio di Treviso tardivo, radicchio di Chioggia, cicoria pan di zucchero e rucola, confrontando la refrigerazione tradizionale (sia in cella che durante i trasporti refrigerati) con la refrigerazione passiva con ozono. Gli esiti delle prime prove su rucola, radicchio e altri prodotti, risultano sorprendenti sia visivamente che qualitativamente (vedi foto realizzate dal dott. Thaer Yassen, dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Iamb). La refrigerazione passiva ha consentito di conservare l’ortofrutta a temperature prossime allo zero, senza ventilazione e con livelli di umidità più elevati rispetto ai sistemi di refrigerazione tradizionale; questo ha garantito un allungamento della conservazione dei prodotti, che potranno quindi anche raggiungerei mercati oggi non raggiungibili in termini di tempo e distanza, un minor calo peso e una maggiore qualità dei prodotti.
Trasporto. L’autonomia energetica dei sistemi a refrigerazione passiva (come il container utilizzato per le prove che si ricarica come fosse una “batteria”), consentirà l’impiego di mezzi non predisposti per l’allacciamento elettrico quali posti nave non reefer e ferrovia, assicurando risparmi che vanno dal 30% per l’intermodale al 70% per il marittimo e semplificando la logistica. “L’ozonizzazione – spiega Cristian Carboni, Ozone Application specialist di De Nora Next, business unit di Industrie De Nora spa – ha contribuito a ridurre la presenza di muffe e di batteri, anche se durante le prove è emerso che concentrazioni di ozono troppo elevate possono avere effetti controproducenti”. Dalle prime prove condotte dal dottor Federico Baruzzi, ricercatore del CNR Ispa, è emerso che il trattamento combinato di refrigerazione passiva ed ozono ha ridotto significativamente lo scarto (anche con punte di oltre il 50%) rispetto alla refrigerazione convenzionale, nelle condizioni sperimentali impiegate.
Fonte: Confcooperative Verona
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