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OGM. La presa di posizione di Regione Veneto e della task force veneta “Liberi da Ogm”

ogmAnche la task force veneta “liberi da ogm” , l’unica in Italia a carattere regionale, ha sostenuto l’azione promossa da Coldiretti lo scorso 20 giugno davanti a Montecitorio. “I fatti inerenti alla provocatoria e illegittima semina in corso nella vicina provincia di Pordenone – spiega Daniele Toniolo coordinatore dello schieramento del Veneto – ci chiamano alla responsabilità di rappresentanti delle forze sociali, ambientaliste, economiche per chiedere l’adozione di opportuni atti cautelari. L’iniziativa – continua il leader della squadra composta da Coldiretti, Cia, Confartigianato, Cna, WWF, Slow Food, Vas, Legambiente, Green Peace, LegaCoop, Adiconsum, Federconsumatori – è decisiva ai fini del contrasto di ulteriori operazioni di coltivazioni transgeniche che mettono a rischio l’identità del nostro patrimonio agroalimentare e la ricchezza della nostra biodiversità. L’auspicio – conclude Toniolo – è quello che ci sia un grande spiegamento di forze, di simboli e soprattutto di politici che come noi vogliono chiedere al Governo di esercitare la clausola di salvaguardia che vieta la messa a coltura di piante biotech”.

La posizione della Regione Veneto. “Mentre il Governo italiano annaspa senza prendere posizioni nette e definitive sulla questione Ogm, il Veneto agisce. E’intervenuto concretamente nel 2012 creando, insieme alle associazioni dei consumatori ed ambientali, una Task Force contro gli Ogm; ha posto ripetutamente la questione all’ordine del giorno della Commissione Politiche Agricole, ossia l’assemblea composta da tutte le regioni d’Italia, facendo pressione nei confronti del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per l’introduzione della clausola salvaguardia; è stato in prima linea con il Disegno di Legge “Ogm free” che nel 2011 proponeva di chiudere l’accesso ai contributi per coloro che producessero organismi modificati”. Lo ha detto l’assessore all’agricoltura Franco Manzato con riferimento alle polemiche sulle coltivazioni Ogm, a margine del secondo incontro di partenariato che si è svolto nei giorni scorsi a Legnaro (Padova).

Manzato: “Spero in un vociare senza fondamento, altrimenti episodio grave”. “In questi giorni – ha affermato Manzato – sono circolati rumors, che parlano dell’ennesima prova di forza dei soliti noti per imporre nel nostro Paese sementi Ogm. Mi auguro che si tratti di un vociare senza fondamento, perché il contrario rappresenterebbe un episodio gravissimo, che nei fatti vuole mettere la gran parte della nostra agricoltura alle dipendenze del sistema multinazionale mondializzato, con buona pace per la libertà d’impresa e per il Made in Italy”.  “E’ un atto di forza che diventa violenza su chi si spacca la schiena ogni giorno a lavorare la terra nel nostro Paese – ha ribadito Manzato – tenendo alto il buon nome dell’Italian style e dei sapori del territorio, a fronte di qualcuno che per lucro personale vuole scavare la fossa all’economia del nostro sistema primario. Aggiungo anche che un simile tentativo, attuato evidentemente da persone che possono spendere, è un insulto ai disoccupati, alla gente che lavora e arriva a fatica a fine mese; a quanti ricercano e innovano perché possiamo avere prodotti di maggior valore campioni di export, anziché la stessa cosa che si può produrre ovunque, tutta eguale, e a più buon mercato, mettendo fuori gioco la nostra economia agricola”.

Semine finalizzate all’alimentazione bovina. “Per chi non lo sapesse, preciso – ha concluso Manzato – che queste semine, per la quali il minimo è l’immediata applicazione della clausola di salvaguardia e il blocco di ogni tentativo di diffusione e dunque inquinamento, sono teoricamente finalizzate all’alimentazione principalmente bovina, per la quale gli stessi allevatori chiedono Ogm free per poter esibire una maggiore qualità finale. A chi mi dice che siamo già invasi da Ogm rispondo che dovremmo tutti operare per contrastarla e per rendere riconoscibili i prodotti eventualmente inquinati. Perché la vera libertà non è quella i cui effetti si ritorcono sugli altri, ma quella di sapere rendendo trasparente tutta questa vicenda”.

Ogm, in Europa sono rimasti solo in 5 paesi a coltivarli. In Europa sono rimasti cinque paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129 ettari di mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria. E’ quanto rileva Coldiretti dal Rapporto del Servizio Internazionale per l’acquisizione delle applicazioni nelle biotecnologie per l’agricoltura (ISAAA) sullo status globale della commercializzazione di coltura biotech/ogm.  In Europa, dunque, si conferma l’opposizione alla diffusione del transgenico in agricoltura. La maggioranza degli Stati membri, in primis l’Italia, vuole difendere le proprie produzioni territoriali da possibili contaminazioni con le colture geneticamente modificate, vista anche la forte contrarietà da parte dei consumatori (il 71% degli italiani non vuole il cibo transgenico secondo un’indagine Coldiretti/Swg) ad acquistare tali prodotti. Essere liberi dagli organismi geneticamente modificati rimane, infatti, una leva importante per posizionare i nostri prodotti ad un livello di maggiore interesse nel panorama economico mondiale.

A livello mondiale il transgenico si afferma tra i paesi in via di sviluppo mentre diminuiscono i paesi industrializzati che si rivolgono a questo tipo di colture. Gli Stati Uniti continuano ad essere leader nella produzione di coltivazioni geneticamente modificate, con 69,5 milioni di ettari. Tra i paesi in via di sviluppo, i 5 leader nel biotech sono la Cina, l’India, il Brasile, l’Argentina ed il Sud Africa, che coltivano il 46% delle colture biotech globali (78,2 milioni di ettari). Due nuovi paesi hanno piantato colture biotech per la prima volta nel 2012, si tratta del Sudan (cotone Bt) e di Cuba (mais Bt).

(Fonte: Liberi da Ogm/Regione Veneto/Coldiretti Veneto)