La Corte di giustizia europea ha emesso ieri una sentenza in cui indica che, secondo il diritto Ue, qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione, come fatto dall’Italia nel 2013. La Corte di Giustizia si è espressa in questo modo sul caso simbolo in Italia dell’agricoltura geneticamente modificata, quello dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, che aveva sfidato i divieti seminando mais Ogm nei suoi campi.
Governatore Veneto: “Gravissimo colpo ai prodotti tipici, assist a multinazionali”. In una nota stampa il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha dichiarato che: “Sulla base di questa sentenza, i consumatori saranno ridotti a vere e proprie cavie sulle quali sperimentare se gli ogm fanno male o no. Per contrastare tale pericolosa assurdità mi auguro nasca un vasto movimento di popolo, composto da tutti coloro che hanno a cuore il valore della biodiversità e delle produzioni agricole tipiche. Gravissimo è il danno che ne riceveranno l’Italia e il Veneto, rispettivamente con quattromilacinquecento e 350 prodotti tipici di alta qualità, che rischiano di essere spazzati via. Rischiamo di essere tutti schiavi delle multinazionali, ed è purtroppo reale la prospettiva che, per coltivare uva senza semi non potremo più acquistare e coltivare il seme che la produce, ma dovremo comperare la piantina dalla multinazionale di turno”.
Coldiretti: “Sentenza Corte di Giustizia superata da nuova legislazione”. In una nota, l’organizzazione agricola fa sapere che da un’indagine Coldiretti/Ixe’ emerge il dato che quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi. Continua la nota: “L’Italia è tra i 23 Paesi Ue (su 28) che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015. Per l’Italia, gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy. L’agricoltura italiana è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanza con mezzi di trasporto inquinanti, ma anche con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma“.
Fonte: Servizio stampa Regione Veneto/Coldiretti
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