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L’Istituto per l’agricoltura e l’ambiente “M.T. Bellini” di Trecenta (Rovigo)si arricchisce di una nuova proposta formativa rivolta allo studio del tartufo

(di Antonio Verni, giornalista socio Argav) Scuola, come momento di apprendimento e formazione, per il lavoro, per la vita. Per una valorizzazione dell’ambiente, asse portante della realizzazione stessa dell’uomo. In questo contesto, ben si inserisce l’incontro organizzato il 28 marzo scorso dall’Istituto professionale di Stato per l’agricoltura e l’ambiente ‘M. T. Bellini’ di Trecenta, in provincia di Rovigo, in collaborazione con l’Associazione micologica Bresadola, gruppo di Rovigo, e con l’Associazione Amici del tartufo polesano, pure di Rovigo. ‘Esplorazioni agrarie’, il titolo del meeting, meglio una giornata formativa avente per focus il tema ‘Tartufi e funghi’, poiché il tartufo non è altro che un fungo ipogeo (nella foto i due relatori, Giorgio Pavan e Valerio Pelucchi).

Scopo dell’incontro, annunciare ai ragazzi e alle autorità presenti la volontà di introdurre l’attività formativa dello studio dei tartufi, con tanto di laboratorio e serra per la micorizzazione delle piante, mirata alla produzione e all’utilizzo dei tartufi. Lo ha detto chiaramente la dirigente scolastica dell’Istituto ‘Bruno Munari’, prof. Angela Belfiore, cui il plesso Bellini fa riferimento, a cospetto delle autorità scolastiche locali, prof. Maria Miletta, referente per il Bellini, prof. Giuseppina Bozzolan, referente dell’Istituto ‘Enzo Bari’ e la coordinatrice dell’Istituto ‘Bruno Munari’, prof. Anna Martini. Oltre al rappresentante dell’Associazione micologica Bresadola, Valerio Pelucchi, di Pontelagoscuro di Ferrara, che era stato incaricato dal presidente Alessio Nalin, e ai rappresentanti degli Amici del tartufo polesano, Antonio Baccini, di Fiesso Umbertiano (Rovigo), presidente, e Giorgio Pavan, di Castelguglielmo (Rovigo),componente del direttivo Argav, erano presenti anche il dottor Alessandro Ballasso, di Veneto Agricoltura, il sen. Mario Dalla Tor, il comandante della stazione carabinieri di Trecenta, mar. Alessandro Di Manna, altri docenti e fautori dell’iniziativa.

La giornata è iniziata con un intervento dell’assessore regionale veneto, Cristiano Corazzari, che ha portato i saluti della Regione e del Presidente Luca Zaia, e dell’assessore provinciale, Fabio Benetti, che ha porto quelli della Provincia e del Presidente della Provincia di Rovigo, Enrico Ferrarese. Entrambi hanno sottolineato l’importanza dell’iniziativa e ribadito come il Polesine potrebbe maggiormente valorizzare questa vocazione, caratterizzandosi per la produzione di tartufi. Da parte loro, i professori Alberto Calesella, Giuseppe Ribaudo e Claudio Previatello, rispettivamente coordinatore referente del convitto della scuola Bellini, referente per il progetto e referente per la serra, hanno riaffermato come l’Ipsaa ‘Bellini’ potrebbe diventare un polo dedicato all’analisi e alla micorizzazione di varietà arboree autoctone, atte alla produzione di tartufi.

A sua volta il dottor Ballasso ha ricordato come in Polesine crescano tutte le nove specie di tartufi commestibili e commerciabili previsti dalla normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo, legge 752 del 16 dicembre 1985 e legge regionale 30 del 28 giugno 1988, concernente la disciplina della raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi, e modifiche: Bur n. 122 del 13 settembre 2024.

Ed ecco i magnifici nove: Tuber magnatum Pico, volgarmente detto tartufo bianco, che si raccoglie dal 1° ottobre al 31 dicembre; Tuber melanosporum Vittadini, ovvero il tartufo nero pregiato, la cui cerca va dal 15 novembre al 15 marzo; Tuber brumale varietà moschatum, ossia il tartufo moscato, pure dal 15 novembre al 15 marzo; Tuber aestivum Vittadini, o tartufo di estate o scorzone, dal 1° giugno al 30 novembre; Tuber aestivum varietà uncinatum, o tartufo uncinato, dal 15 settembre al 31 gennaio; Tuber brumale Vittadini, o tartufo nero d’inverno o trifola nera, dal 1° gennaio al 15 marzo; Tuber borchii Vittadini, o bianchetto o marzuolo, dal 15 gennaio al 15 aprile; Tuber macrosporum Vittadini, o tartufo nero liscio, dal 1° settembre al 31 dicembre; Tuber mesentericum Vittadini, o tartufo nero ordinario, dal 1° settembre al 31 gennaio. Questo il consueto calendario di raccolta, tuttavia la legge regionale ribadisce che “in relazione alle particolarità climatiche e ambientali, la Giunta regionale può variare il calendario di raccolta, sentito il parere della commissione” apposita.

In Veneto si raccolgono soprattutto il tartufo bianco pregiato che, secondo alcuni, per proprietà organolettiche non ha nulla da invidiare a quello di Alba; il tartufo bianchetto o marzuolo e lo scorzone o tartufo nero estivo. Il bianco pregiato ha dimensioni medie che variano dai 2 agli 8 centimetri, tuttavia può raggiungere anche i 15 centimetri. E’ caratteristico delle province di Rovigo e Padova, talora lo si trova anche in provincia di Vicenza. Nelle zone di pianura solitamente è in simbiosi con farnia, tiglio e nocciolo. Il bianchetto o marzuolo ha dimensioni medie di 2 – 4 centimetri. Può arrivare ai 7. Secondo gli esperti spesso lo si trova nelle zone dove cresce il bianco pregiato. Solitamente è in simbiosi con il pino domestico, ma può esserlo anche con rovere, roverella e cerro. Lo si raccoglie soprattutto nelle province di Rovigo e Venezia, nelle pinete litoranee. Il tartufo nero estivo o scorzone ha dimensioni fino a circa 10 centimetri. Solitamente è in simbiosi con la farnia, la rovere, il faggio, il carpino bianco, il nocciolo. E’ più tipico delle province di Vicenza, Verona e Belluno che non di Rovigo.

Per praticare la raccolta dei tartufi, la legge regionale prescrive che i raccoglitori debbano “essere muniti di apposito tesserino di idoneità che li autorizza alla ricerca e alla raccolta… il rilascio del tesserino è subordinato all’esito favorevole di apposito esame per l’accertamento della idoneità degli interessati”. La legge regionale stabilisce anche che “gli istituti universitari, gli enti culturali o di ricerca a fini didattici e scientifici, possono procedere in qualunque momento, previo rilascio di specifica autorizzazione da parte della Giunta regionale, alla raccolta di tartufi…”. “La ricerca e la raccolta dei tartufi – si legge ancora – è libera nei boschi e nei terreni non coltivati… Hanno diritto di proprietà sui tartufi prodotti nelle tartufaie coltivate o controllate riconosciute tutti coloro che le conducano, purché vengano apposte apposite tabelle delimitanti le tartufaie stesse”.

I due relatori, Giorgio Pavan e Valerio Pelucchi, hanno affrontato le tematiche relative alla produzione e alla raccolta dei tartufi. Più tecnicamente, si sono soffermati su: “Sistema riproduttivo di funghi e tartufi, sistemi di propagazione naturale e indotta, la corretta determinazione delle specie tramite interpretazione di aspetto, colore e dimensione delle spore, oltre a normative, tesserini di autorizzazione regionale”. La ricerca dei tartufi può essere effettuata con l’ausilio di uno o due cani. Per lo scavo si utilizza un apposito vanghetto o vanghella. I due relatori ne hanno mostrati di diverso tipo. Hanno sottolineato come le buche aperte per l’estrazione dei tartufi debbano essere di nuovo riempite con la terra rimossa e livellate. Giorgio Pavan ha reso noto come dal 1° gennaio 2025 sia stata introdotta una tassa di concessione di 100 euro per la raccolta dei tartufi.

La giornata di formazione si è conclusa con una prova di abilità nella cerca del tartufo da parte del cane Billo, condotto da Lorenzo Cavallari, nell’azienda agricola ‘La Marzanata’, annessa all’Istituto Bellini. Si trova nei pressi del Gorgo della sposa, in quel di Trecenta. Il cane Billo è un bell’esemplare di lagotto romagnolo, a detta di molti, una razza dotata di buon olfatto, particolarmente atta alla ricerca dei tartufi. Un tempo il lagotto era un cane da riporto d’acqua. La selezione ha favorito la specializzazione nella cerca del tartufo.