L’Unione Europea ha risposto NO alla richiesta dell’Italia di innalzare il tasso di arsenico nell’acqua che per l’Organizzazione Mondiale della Sanità non deve superare i 10 mg per litro. Secondo l’UE tassi di 30, 40 e 50 milligrammi per litro d’acqua possono determinare rischi seri per la salute dell’uomo – spiega il presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini – in particolar modo per la formazione di alcune forme di cancro. Possono essere concesse solo delle deroghe con limite massimo che sale a 20 mg per litro, ma solo per brevi periodi.
Una notizia che coinvolge 128 comuni italiani, eppure la notizia sembra non aver scosso più di tanto gli amministratori locali. A rigor di logica, e di legge, la decisione europea avrebbe dovuta essere seguita da un immediato intervento dei sindaci che, per tutelare la salute dei loro cittadini, avrebbero dovuto chiudere i rubinetti o fare un’ordinanza pubblica per vietare l’uso alimentare dell’acqua di casa, almeno per i bambini. Eppure, al momento, solo due Comuni hanno preso provvedimenti di questo tipo: quello di Luson, provincia di Bolzano (dove entro 1 mese dovrebbe essere installato un impianto di trattamento), e quello di Velletri in provincia di Roma il cui sindaco ha dichiarato non potabile l’acqua per le utenze di 4mila abitanti e ha installato distributori di acqua “a prova di arsenico” per i bambini fino a 3 anni. Gli altri, per una ragione o per l’altra, non hanno ritenuto di prendere alcun provvedimento. Un po’ perché, hanno tentato di spiegare, la richiesta di deroga è stata avanzata nel luglio 2009 e nel frattempo i valori sono rientrati nei limiti, un po’ perché finché il ministero della Salute non recepisce la decisione europea vale ancora la deroga concessa all’inizio dell’anno.
(fonte Asterisco Informazioni)
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