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C’è un po’ d’Italia in una fattoria urbana a Copenhagen, in Danimarca

(di Alessandro Bedin, consigliere Argav) A Copenhagen, in Danimarca, c’è una fattoria urbana attiva dal 2014 che rappresenta un piccolo modello di agricoltura sostenibile. E’ realizzata, infatti, sul tetto di un edificio direzionale  si chiama ØsterGRO.

Si tratta di un grande orto di 600 mq. al quale, via via, si è aggiunto anche un piccolo pollaio e un piccolo ristorante. E’ diventato una realtà che fa tendenza nella cultura occidentale che percepisce, nel ritorno alla Terra, un importante passo avanti, non indietro, come altri potrebbero pensare. Il fatto di aver perso il contatto con la Terra e i suoi ritmi naturali, è, per l’uomo, un fattore che compromette il suo equilibrio, il suo benessere, che non è rappresentato solamente dall’agiatezza. Ritornare alla Terra oggi significa poterlo fare con le migliori tecnologie e conoscenze maturate negli ultimi secoli di storia dell’uomo.

Teresa Fresu

L’esperienza orticola, avviata sul tetto a Copenhagen per iniziativa di Kristian Skaarup e inizialmente coordinata dall’architetto del paesaggio Sofie Brincker, si è poi avvalsa della professionalità di Teresa Fresu, agronomo di formazione, che fa sventolare il nostro tricolore sui tetti della città danese. Teresa ha svolto la tesi di agraria proprio sull’agricoltura urbana, alla scuola di paesaggio di Versailles (ENSP) e ha lavorato anche in Argentina su questo tema.

Sul tetto ad Østergro, dal 2015, si diceva, è operativo un piccolo ristorante, con apertura 4 sere a settimana, dal giovedí alla domenica. Ristorante che riceve le visite anche dagli utenti degli uffici sottostanti. Dalle iniziali 16 famiglie aderenti al progetto, che pagano annualmente in anticipo la produzione di verdura – poi ritirata il mercoledì di ogni settimana, si è passati a 40 famiglie aderenti all’urban farm ma si è aggiunta anche una partnership con una azienda agricola periurbana, a sud di Copenhagen, che produce ortaggi “pesanti” (cioè tuberi carote, barbabietole, ecc.) mentre Østergro si concentra sulla produzione di aromatiche, insalate, verdura da taglio, fragole, pomodori e peperoncini. E’ una produzione alimentare non tradizionale, resiliente, supportata dalla comunità di persone che ne condividono gli ideali: a Km zero, diremmo noi.

E’ una esperienza in cui l’hardware, come spiega Teresa, costituito dalla struttura edilizia, dal terreno, che utilizza anche il riciclo degli scarti organici prodotti sul tetto, dalle tecniche agronomiche, non conterebbe nulla senza il software: le persone che aderiscono e partecipano al progetto. Una piccola comunità che si sposta in bicicletta trasportando sulle cargo bike la verdura ritirata nella fattoria. Un modo apparentemente antico, ma in realtà molto moderno per vivere in modo più sostenibile, attento e arricchente.