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Agroalimentare, la Forestale sequestra a Bari alimenti contraffatti e pericolosi per la salute pubblica

Corpo Forestale StatoNel corso dell’attività investigativa per la sicurezza e la tutela dei prodotti agroalimentari effettuata dal Corpo Forestale dello Stato, Comando Regionale di Bari, in una azienda nel Sud Barese, gli uomini del Nucleo tutela regolamenti comunitari hanno sottoposto a sequestro un ingente quantitativo di prodotti alimentari quali pasta, taralli, uova e dolcetti.

Truffe alimentari e commercio di sostanze pericolose per la salute. Sulle confezioni di pasta e taralli erano riportate false indicazioni di provenienza, come “Qualità & Tipicità 100% Made in Puglia”, “Apulia Italy” e “Con ingredienti a chilometri a zero” e “semola di grano duro prodotta nella Murgia Barese Altamurana”. Le indagini hanno appurato che i prodotti erano realizzati con ingredienti provenienti da paesi dell’Unione Europea, extra europei e da altre regioni italiane. Il grano, ad esempio, proveniva dal Canada, non dalla Murgia Barese e non era a chilometro zero. Nel corso del controllo in azienda la Forestale ha accertato, inoltre, la presenza di 10.000 uova sporche di escrementi di gallina, con gusci immaturi, completamente rotti e non conformi alla produzione di alimenti, perché tenute a temperatura ambiente, non idonea alla loro conservazione. I reati contestati sono frode in commercio, detenzione per il commercio di sostanze destinate all’alimentazione non contraffatte né adulterate, pericolose per la salute pubblica e impiego nella preparazione di alimenti, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. Denunciato il rappresentante legale dell’azienda, un cinquantacinquenne con precedenti penali delle stessa materia.

(Fonte: Corpo Forestale dello Stato)

Caso Simest, direttiva ministeriale blocca il sostegno pubblico a iniziative sleali di “Italian sounding”

pecorino e caciotta rumeni prodotti da Lactitalia con finanziamenti italiani.

“A nome di tutto il Consiglio direttivo dell’Associazione polesana Coldiretti Rovigo, ho il piacere di informare la sua Amministrazione che, anche grazie all’impegno del Comune da lei rappresentato, il ministro dello Sviluppo economico ha emanato una direttiva Simest che vieta il sostegno ad iniziative che configurano il finanziamento pubblico all’italian sounding”.

En plein polesano. Inizia così la lettera che il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo, ha inviato a tutti i 50 sindaci dei 50 comuni polesani che hanno appoggiato la mobilitazione pro vero “Made in Italy” con specifici ordini del giorno. L’adesione plebiscitaria delle amministrazioni polesane, caso unico in Veneto, ha contribuito al successo della mobilitazione di Coldiretti a livello nazionale, cui hanno aderito 2215 comuni italiani, 26 province, 41 camere di commercio, 119 comunità montane e tante associazioni di consumatori. In Polesine hanno appoggiato la mobilitazione anche il Prefetto Romilda Tafuri, la Provincia, la Cciaa di Rovigo, la Cna Rovigo, i Consorzi di tutela dell’Aglio bianco polesano Dop e dell’Insalata di Lusia Igp, l’Adiconsum e la Federconsumatori.

Il movimento di denuncia era partito da Coldiretti nazionale nell’ottobre 2011, quando erano stati scoperti caciotte e pecorini prodotti in Romania con latte romeno, ma con nomi italiani, dalla società romena Lactitalia, sostenuta dalla finanziaria pubblica italiana Simest, una controllata del ministero per lo Sviluppo. La denuncia di Coldiretti si era dunque estesa in Polesine e in tutte le province italiane, con incontri atti a sensibilizzare le istituzioni e le forze sociali contro il finanziamento di Stato a prodotti stranieri che fanno concorrenza al “vero Made in Italy”.

Auspicabile un divieto per legge. Con la manifestazione di Coldiretti in piazza Montecitorio a Roma, la Simest ha ceduto le proprie quote partecipative uscendo da Lactitalia, in ottemperanza alla direttiva del ministero. “Una vicenda finita bene – conclude il presidente Mauro Giuriolo – ma che solleva una domanda: quanti casi ancora esisteranno di finanziamento pubblico ai prodotti stranieri che fanno concorrenza sleale al vero “Made in Italy” di cui non sappiamo niente? Ci auguriamo che governo e parlamento provvedano in modo definitivo con un divieto per legge”.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

L’Italia in piazza per il vero Made in Italy

Sono 2215 i comuni che hanno adottato fino ad ora delle delibere per chiedere di sostenere e difendere il marchio Made in Italy e di vietare per legge il finanziamento pubblico di prodotti realizzati all’estero di imitazione, ai quali si aggiungono le delibere adottate da 12 regioni, 26 province, 41 Camere di Commercio  e 119 tra Comunità Montane, Consorzi di Tutela e altri enti come Unioncamere. Lo ha reso noto l’alleanza per il Made in Italy promossa dalla Coldiretti, ieri in piazza Montecitorio a Roma, insieme alle associazioni dei consumatori e degli ambientalisti, ai cittadini e ai rappresentanti delle Istituzioni a livello nazionale, regionale e locale, a partire dai Sindaci con trecento gonfaloni.
Migliaia di manifestanti cappelli, bandiere e foular della Coldiretti issano cartelli “Con i soldi dello Stato si licenza in Italia e si assume in Romania”, con “l’Imu gli italiani finanziano il pecorino rumeno” ma anche “No agli Ogm che uccidono il Made in Italy” per esprimere della contrarietà della piazza le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini al Corriere della Sera che sono ritenute in contrasto con l’opinione della maggioranza degli italiani e un danno per l’agroalimentare italiano.Per l’occasione la Caciotta e il Pecorino prodotti completamente in Romania da una società partecipata dello Stato italiano sono stati portati per la prima volta dal presidente della Coldiretti Sergio Marini in piazza “in bella vista” a disposizione delle Autorità e dei cittadini.
Falsi di Stato. Un esempio eclatante in cui lo Stato favorisce la delocalizzazione e fa concorrenza agli italiani sfruttando il valore evocativo del marchio Made in Italy che è il principale patrimonio del Paese ma è spesso banalizzato, usurpato, contraffatto e sfruttato. Il Pecorino e la Caciotta – spiega la Coldiretti – sono alcuni dei prodotti realizzati in Romania da Lactitalia Srl con latte rumeno ma commercializzati con nomi e immagini che evocano e sfruttano l’italianità. Lactitalia è una società partecipata dalla Simest, società per azioni controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico.
(Fonte: Coldiretti)

Coldiretti Veneto, agromafia nel piatto, il finto che imbroglia

“Cosciotti olandesi e tedeschi spacciati poi per italiani portano il Bel Paese a registrare un aumento nazionale del 15%  di acquisti dall’estero. Il flusso in entrata del 2010 è pari a circa 45 milioni di pezzi dato che evidenzia la dipendenza dell’industria di trasformazione dalla materia prima “smarchiata” tanto da “griffarla” a processo finito con timbri ad hoc. Il Veneto non è immune a contraffazione e al falso “Made in Italy” lo conferma quanto contenuto sul primo rapporto sui crimini agroalimentari agromafie Eurispes Coldiretti presentato lo scorso 21 giugno a Roma.

Per quanto riguarda i prosciutti sono i Paesi Bassi e la Germania a far da padroni inviando tagli di suini nelle province di Treviso, Padova e Verona, le stesse che guidano la classifica in termini di presenza regionale di allevamenti suinicoli ma anche di ditte trasformatrici. Triste primato anche per Venezia che si distingue a livello nazionale per la concentrazione di derivati del latte ( 806 tonnellate di merci pari 5,6 per cento del totale). Insieme a  Milano e Varese sono il triangolo dell’81 per cento delle importazioni italiane di formaggi.

Carne bovina. Da oltre frontiera per finire diffusamente su territorio giunge la carne bovina che nonostante l’obbligo dell’etichettatura e i punti di forza della produzione nostrana, è tra i 5 prodotti importati nella nostra regione portando un saldo negativo della bilancia commerciale a 230 milioni di euro. Prodotti taroccati sono un imbroglio che vale 51 miliardi di euro, oltre che essere un’arte praticata da speculatori e sostenuta da interessi vari a scapito dell’agricoltura, il comparto con minor potere contrattuale e gli utili più bassi. “Bisogna intervenire con forza affinchè le imprese agricole tornino protagoniste del sistema economico – insiste Coldiretti che con il suo progetto per la reazione di una filiera agricola tutta italiana, firmata dagli agricoltori mira a far si che tutti i processi avvengano in Italia con trasparenza e legame col territorio.

Tutela regionale delle tipicità venete. Una sfida che deve arricchirsi della condivisione sociale oltre che di quella  politica – conclude Coldiretti evidenziando l’impegno dell’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato verso la tutela delle nostre tipicità e le eccellenze che possono correre il rischio di essere oscurati o addirittura annichiliti dalle imitazioni che arricchiscono i truffatori e non gli  imprenditori che si spaccano la schiena nelle loro aziende.

(fonte Coldiretti Veneto)