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Chi inquina paga

Le imprese situate vicino a una zona inquinata possono essere considerate presunte responsabili dell’inquinamento. E’ la Corte europea di Giustizia ad affermare questo principio sulla base di un caso verificatosi in Italia e precisamente in provincia di Siracusa, dove dagli anni Sessanta è situato un importante polo petrolchimico.

Responsabilità ambientale. Secondo la Corte, i Paesi dell’UE possono anche subordinare il diritto degli operatori a utilizzare i loro terreni alla condizione che essi realizzino i lavori di riparazione ambientale imposti dal caso di inquinamento. La direttiva europea sulla responsabilità ambientale prevede che, per determinate attività, chi abbia provocato un danno ambientale, o una minaccia imminente di provocarlo, è considerato responsabile dell’inquinamento. Quindi, deve adottare le misure di riparazioni necessarie e assumersene l’onere finanziario, secondo il principio “Chi inquina, paga”.

Necessario però avere indizi plausibili. Il giudice europeo ha ribadito che le autorità nazionali possono imporre ad alcuni operatori delle misure di riparazione dei danni ambientali, a causa della vicinanza dei loro impianti a una zona inquinata. Il tutto senza avere preventivamente indagato sugli eventi all’origine dell’inquinamento, né avere accertato l’esistenza di un illecito in capo agli operatori e nemmeno un nesso di causalità tra questi ultimi e l’inquinamento rilevato. Occorrono tuttavia, conformemente al principio “chi inquina paga”, indizi plausibili, quali la vicinanza dell’impianto dell’operatore all’inquinamento accertato e la corrispondenza tra le sostanze inquinanti ritrovate e i componenti impiegati da detto operatore nell’esercizio della sua attività.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

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