“All’agricoltura serve un modello di sviluppo economico che abbia al centro anzitutto l’uomo, se vogliamo lasciare alle prossime generazioni un valore in più e non una secca perdita. Per questo considero obiettivo prioritario tutelare l’imprenditorialità da qualunque fattore ne restringa invece i margini”. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, richiamando “le pesanti, dolorose ma necessitate scelte fatte con la proposta di bilancio regionale anche per il settore primario”.
I soldi sono sempre utili – ha afferamto l’assessore – ma il nostro obiettivo deve essere quello di liberare l’imprenditore da elementi condizionanti, da illusioni e dal rischio, sempre più serio, che a decidere cosa e come deve produrre non sia più lui ma qualcun altro, magari in nome di interessi diversi da quelli di chi effettivamente produce e anche di chi consuma. Stiamo assistendo ad una pericolosa parabola di molte forme di agricoltura, di fronte ad una economia mondiale che guarda alle convenienze finanziarie dell’immediato, molto più che al futuro. Si dimentica che l’agricoltura non è semplicemente un raccolto anno per anno, ma alberi, vigneti, ortaggi, siepi: insomma il territorio e la sua salvaguardia e conservazione”.
“Per questo condivido la lungimiranza del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, responsabile del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, quando sostiene la necessità di un modello di sviluppo economico e agroalimentare a misura d’uomo per rimuovere le vere cause della fame nel mondo: l’agricoltura speculativa che ammalia il pianeta non solo rischia di non risolvere il problema, ma anzi di creare nuove e più stringenti schiavitù, a partire da quel terzo mondo che a parole si dice di voler sviluppare e che corre il pericolo di diventare il grande campo campo a manodopera a bassissimo costo per ingrassare ulteriormente la parte ricca del mondo. Se il numero di persone che al mondo soffrono la fame è cresciuto del 13 per cento proprio nei Paesi dove si trova il 46 per cento dei terreni coltivati a biotech, c’è qualcosa che non va. Dico di più: nel secolo scorso la terra è diventata di proprietà di chi la lavorava, eliminando una servitù della gleba di medievale memoria.
Attenzione alle imprese capaci di fare vera agricoltura. Oggi stiamo assistendo ad un fenomeno imprevedibile: qualcuno ha pensato che l’importante non sia la terra, ma la semente, la cui proprietà potrebbe essere tolta a quanti che la utilizzano per produrre. Questo sarebbe un condizionamento totale per il sistema agricolo in generale, europeo in particolare, e certamente per quello veneto, un impedimento alla cui imposizione io non ci sto. E’ anche per questo che, a fronte di risorse di bilancio assolutamente risicate, ho scelto di concentrare l’attenzione direttamente sulle imprese capaci di fare vera agricoltura”.
(fonte Regione Veneto)
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