La microbiologia come strada alternativa alla chimica nella viticoltura, e non solo. Un “consorzio” di funghi, batteri, microbi iniettati nel terreno e utilizzati al posto dei fitofarmaci nella coltura della vite. Di micorrize, i consorzi microbiologici che si sviluppano intorno alla radice delle piante, si parlerà durante l’incontro organizzato venerdì 27 maggio p.v. dall’azienda vitivinicola Serafini e Vidotto nella cantina di Nervesa della Battaglia (TV) dal titolo: “L’importanza della microbiologia nella filiera produttiva della vite: da Avatar al bicchiere”. All’incontro saranno presenti Roberto Causin, professore associato Patologia Vegetale Università di Padova, Sergio Capaldo, responsabile scientifico zootecnico Slow Food e il Prof. Vincenzo Longo, ricercatore CNR.
La parola all’autorevole studioso Prof. Giusto Giovannetti, ricercatore microbiologo, direttore del Centro Colture Sperimentali di Aosta. L’uso del consorzio microbiologico della rizosfera (i microrganismi che vivono in simbiosi con le radici delle piante) per migliorare la salubrità dei prodotti alimentari nasce infatti da una ricerca del professor Giovannetti che da sempre si muove nell’ambito delle biotecnologie, a basso impatto ambientale per individuare una nuova frontiera sulle modalità di produzione agricola in grado di aumentare le potenzialità delle colture e bonificare i terreni agrari. La nuova sfida consiste nell’utilizzare in viticoltura le micorizze, sorta di “esercito” microbiologico “alleato” della radice, per stimolare il sistema di autodifesa della pianta, abbassando l’intervento della chimica e rendere possibile un nuovo sviluppo della filiera produttiva agricola allo scopo di migliorare la salubrità e la qualità dei prodotti alimentari.
La microbiologia potrà essere la chiave in grado di aprire nuove porte nel modo di fare agricoltura? Limitando l’uso della chimica sarà possibile ritrovare le radici di una nuova coscienza agricola? Sono solo alcune delle domande alle quali l’incontro rivolto agli addetti ai lavori, ma non solo, cercherà di dare risposta. Alla Serafini e Vidotto la sperimentazione nell’utilizzo delle micorrize da cinque anni è di casa. Due ettari e mezzo di vigneto di Cabernet Franc, Sauvignon e Merlot (i classici rossi del Montello) vengono coltivati con il metodo della filiera con micorrize. Il procedimento consiste nell’iniettare alle radici della vite un “consorzio” di microorganismi, ognuno con una propria funzione, per favorire lo sviluppo nell’apparato radicale della pianta e stimolare le autodifese. Il metodo, ad oggi in fase di ricerca e sperimentazione, ha permesso di ridurre l’impiego della chimica del 90%, semplicemente ricostruendo l’equilibrio che la natura avrebbe fatto da sola, prima dell’intervento della mano dell’uomo.
(fonte Serafini e Vidotto)
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