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Lattebusche: prodotti lattiero-caseari per tutti i gusti

24/6/11, Busche, visita allo stabilimento Lattebusche dei soci ARGAV

(di Pietro Bertanza, socio ARGAV) La serie di incontri formativi dei giornalisti ARGAV segna una nuova puntata: lo scorso 24 giugno è stata la vota di Lattebusche (www.lattebusche.it), azienda del settore lattiero caseario con sede a Busche di Cesiomaggiore (Belluno). Lattebusche ama definirsi un’azienda Veneta e, sicuramente, il forte legame con il territorio che la contraddistingue da quando è nata (nel 1954) lo sottolinea. Ma, altrettanto al pari, non vuole fermare la sua crescita; infatti, Antonio Bortoli – direttore di Lattebusche – ci spiega come l’azienda bellunese sia anche vocata all’estero snocciolando una serie di premi e riconoscimenti vinti nei principali concorsi internazionali.

particolare Interno stabilimento Lattebusche

Le fasi di produzione. L’incontro di Busche inizia con un gelato ristoratore dentro lo storico bar Bianco di Busche, dove ci accoglie Tatiana Dallo responsabile di produzione dello stabilimento di Busche-. La parte tecnica dell’incontro entra nel vivo con Tatiana Dallo mentre spiega le varie fasi produttive che si svolgono nello stabilimento di Busche dove si producono formaggi freschi, freschissimi e stagionati, tra cui il famoso Piave. Da una finestra panoramica appositamente creata per seguire dall’alto tutte le fasi di lavorazione del latte la responsabile di produzione ci illustra i diversi macchinari che vengono impiegati nella produzione del formaggio: polivalenti (cisterna dove viene immesso il latte e portato a temperatura), casomatik (dove la cagliata viene tagliata e inserita nelle forme), pressa, salina e zona di stagionatura. Lattebusche produce oltre 50 referenze tra latte, yogurt, formaggi, gelati, ecc.

Fabrizio Stelluto (a sx), presidente ARGAV, consegna la penna ricordo ARGAV ad Antonio Bortoli, direttore Lattebusche

La storia e le prospettive future. L’onere-onore di raccontare la storia di Lattebusche, le strategie di marketing, l’identità dell’azienda e rispondere alle nostre curiosità è stato affidato a Antonio Bortoli, direttore di Lattebusche. L’azienda nasce nel 1954, proprio a Busche, con l’allora nome di Latteria sociale cooperativa della vallata feltrina. Lattebusche a tutt’oggi ha 4 stabilimenti di produzione: Busche(Belluno), Chioggia (Venezia), Sandrigo (Vicenza) e San Pietro in Gù (Padova), lavora oltre 2.800 ettolitri di latte al giorno e nel 2010 il fatturato ha superato gli 82 milioni di euro. Una realtà che ha sempre precorso i tempi (probabilmente proprio da questo deriva la sua forza), basti pensare che nel 1995 è diventata una tra le prime aziende italiane ad ottenere la certificazione del Sistema gestionale per la qualità UNI EN ISO 9002:94, inoltre, già dagli anni Ottanta ha iniziato delle campagne di comunicazione sostenendo manifestazioni sportive con i giovani quali principale target. “Un altro punto di forza della nostra azienda – ci spiega Bortoli – risiede nei nostri oltre 400 soci, che sono pronti a supportarci nelle decisioni e che conferiscono un latte di elevata qualità che ci permette di distinguerci.” Va sottolineato che Lattebusche è stata la prima azienda a premiare la qualità, infatti liquida i soci sull’effettivo valore qualitativo del latte, valutando diversi parametri come la percentuale di proteine, la quantità di grassi, ecc. Le strategie dell’azienda sono rappresentate dallo stretto legame con il territorio, dalla qualità e dalla tecnologia, queste in sintesi le linee che Lattebusche segue da sempre e che vuole continuare a seguire nei prossimi anni.

L’importanza di essere sul territorio. Nel 1969 Lattebusche apre il primo punto di vendita diretta dell’azienda: il bar Bianco di Busche. Da molti anni questo punto vendita è un punto di passaggio di oltre 1 milione di persone all’anno che si fermano per una sosta e per acquistare i prodotti lattiero-caseari. Il grande successo del bar Bianco di Busche ha spinto l’azienda ad aprire nuovi punti vendita in prossimità degli impianti produttivi. Questa grande presenza sul territorio e il legame con gli stabilimenti di produzione fa di Lattebusche una tra le prime fautrici del prodotto a “km zero”.

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