Per valutare costi e benefici che la realizzazione del progetto Valdastico Nord dovrebbe comportare per l’agricoltura dei territori interessati, il vicepresidente nazionale dei giovani di Confagricoltura, Enrico Pizzolo, è partito dall’ XI rapporto Nomisma sulla competitività del settore agricolo.
Imprese e non imprese agricole. Il rapporto evidenzia come, in Italia, le aziende agricole si dividano in non imprese ed imprese. Queste ultime, che rappresentano il 17% del totale, hanno una superficie media di 22 ha, un reddito annuo di 45000 € e generano posti di lavoro circa per 2 unità lavorative a tempo pieno, tendono all’integrazione a monte e a valle e possiedono una forte propensione all’export. Non possono, quindi, essere contrarie alla realizzazione di un’arteria autostradale che colleghi Emilia, Veneto e Trentino; né può esserlo Confagricoltura, che di tali imprese è la prima se non unica portavoce.
Sviluppo che deve essere regolato. Tuttavia, se lo sviluppo civile ed economico non può essere rallentato, certo deve essere regolato secondo logiche razionali, che considerino il territorio compreso quello agricolo, le risorse idriche, il paesaggio, come beni preziosi da tutelare. L’agricoltura, in particolare, è l’attività produttiva che deve sostenere l’onere maggiore della modernizzazione, non solo a causa degli espropri dei terreni, che rappresentano di per sé un costo non indifferente per l’imprenditore agricolo, ma anche per tutti quegli effetti collaterali che all’esproprio conseguono: aziende spaccate a metà da strade, inquinamento atmosferico ed acustico che può incidere negativamente sulle attività produttive, danni ad abitazioni rurali e alle reti scolanti irrigue.
Necessario il coinvolgimento degli agricoltori. Come conciliare, quindi, si è chiesto Pizzolo, le esigenze del progresso con quelle, che peraltro ne sono parte costitutiva, dell’attività produttiva agricola? Un modo c’è, ha risposto il vicepresidente nazionale dei giovani di Confagricoltura: coinvolgere gli agricoltori nella progettazione di queste nuove arterie stradali e garantire loro un equo e rapido indennizzo per il danno subito, in modo tale che l’impresa possa eventualmente riattrezzarsi e superare la criticità. Tali obiettivi, ha concluso Pizzolo, sono validamente garantiti dagli accordi in materia di espropri fino ad ora conclusi, che responsabilizzano congiuntamente la Regione, le ditte appaltatrici dei lavori e le associazioni di rappresentanza degli agricoltori, intorno all’interesse comune della realizzazione dell’opera nel minor tempo e con la minore conflittualità possibile. La politica di Confagricoltura, infatti, è sempre stata quella di non ostacolare il progresso quando è portatore di bene comune ma insieme di fare in modo che a chi ne subisce i disagi maggiori sia riconosciuta la giusta remunerazione.
(fonte Confagricoltura Veneto)
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