(di Fabrizio Ferrari, socio ARGAV) Lo scorso 14 febbraio è stata pubblicata la sentenza n. 3665 della Suprema Corte di Cassazione a sezioni riunite. Si tratta di una decisione storica che dichiara le valli della laguna di Venezia demanio indisponibile dello Stato. La questione valliva è storica ed è stata oggetto di vaste ed ampie disquisizioni. Non v’è dubbio che la laguna di Venezia fosse tutta patrimonio pubblico costituendo essa lo strumento difensivo della Serenissima Repubblica. Con la caduta di Venezia è avvenuta una successione di dominazioni e quindi di regimi giuridici diversi che hanno creato interventi incoerenti e irrazionali sul sistema lagunare.
Le dominazioni: 1796 – campagne francesi e caduta della Serenissima. 1798/1805 – prima dominazione austriaca. 1806/1814 – dominazione francese. 1814/1848 – seconda dominazione austriaca. 1848/1849 – governo provvisorio ‘Repubblica di Manin’. 1849/1866 – terza dominazione austriaca. 1866 – terza guerra d’Indipendenza, il Veneto – sui confini della Serenissima passa al Regno d’Italia. In verità, ciò che la Serenissima Repubblica concedeva sulle acque lagunari erano i diritti esclusivi di pesca, ovvero concessioni esclusive di esercizio della pesca in zone definite. Ciò avveniva quale remunerazione per importanti servigi resi allo Stato, insomma una ricompensa in natura. Questi diritti non hanno mai leso il regime idraulico naturale perché esso è la condizione di sopravvivenza della stessa laguna e, si badi bene, ch’essa è di fondamentale importanza per la vita della città di Venezia, unica e sola città al mondo collocata in un ambito lagunare.
I Savi delle Acque. La cura delle acque lagunari, del loro flusso e reflusso, fu oggetto di scrupolosa attenzione al punto che Venezia istituì una specifica magistratura a tale scopo : I Savi alle Acque. Le norme emesse erano severissime. La piantumazione di un palo in laguna era punito con la morte perché : “palo fà palù“. Le chiusure dei fossati con canne palustri in laguna per esercitare l’acquacultura dovevano essere rimossi al termine della concessione e i pali dovevano essere a distanza ben definita. Per ogni modifica idraulica si consultavano i vecchi pescatori in quanto conoscitori della situazione idraulica e biologica dei luoghi . Nel 1791 la Serenissima definisce la conterminazione lagunare, ovvero il limite fisico del territorio lagunare. Con novantanove cippi viene definito il perimetro di quello spazio fisico ch’è la Laguna di Venezia e nel quale si applicano le norme ad essa inerenti.
La successione dei regimi giuridici fù davvero devastante. Francesi e austriaci ben poco sapevano di laguna, poi l’arrivo dei piemontesi completò l’opera. Gli eventi bellici fecero il resto. Infatti le guerre per l’attenzione che impongono, e per i problemi che suscitano, sono momenti propizi per realizzare illeciti a danno della collettività. Così durante la prima e la seconda guerra mondiale porzioni di laguna furono sottratte al patrimonio pubblico. E’ interessante rilevare come il Catastico Lagunare realizzato durante la dominazione austriaca rappresenti un quadro demaniale assai diverso da quello successivo e a quello di oggi.
Ma ritornando alla sentenza, essa definisce la laguna quale “seno di acqua salsa che si estende dalla foce del Sile alla Conca di Brondolo, ch’è compresa tra il mare e la terraferma e possiede quindi quelle caratteristiche di unitarietà che non consentono di enucleare singoli beni acquei in esso ricadenti, al fine di farne risultare caratteristiche differenti“. La sentenza riprende poi l’articolo 28, primo comma, lettera c del Codice della Navigazione laddove definisce beni demaniali marittimi “le lagune, le foci dei fiumi che sboccano al mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell’anno comunicano liberamente col mare“. E’ ancora interessante rilevare che il concetto di demanialità non si attribuisce solo ai beni dello Stato, ma anche a quelli delle regioni, delle provincie e dei comuni con ciò sottolineando che non è la titolarità del bene che ne determina la demanialità bensì la sua funzione.
La Suprema Corte di Cassazione si sofferma poi sul ruolo dei beni pubblici, sulla loro funzione costituzionale e sul loro uso, infatti essa dice: “ In definitiva le valli da pesca configurano uno dei casi in cui i principi combinati dello sviluppo delle persona, della tutela del paesaggio e della funzione sociale della proprietà trovano specifica attuazione, dando origine ad una concezione di bene pubblico, inteso in senso non solo di oggetto di diritto reale spettante allo Stato, ma quale strumento finalizzato alla realizzazione dei valori costituzionali.“ Con questa sentenza che fa seguito a quella della Corte d’Appello di Venezia del 2008, si chiude un capitolo storico di controversie sulla proprietà delle valli da pesca della laguna di Venezia che Davi Levi Morenos definì alla fine dell’ottocento questione secolare mai affrontata seriamente.
Orbene che sarà ora degli specchi d’acqua lagunari definiti “valli da pesca“? La questione non è di poco conto e va vista nel più complesso regime lagunare. Il professor Dalpaos , illustre idraulico della Università di Padova , presentando nei giorni scorsi all’Istituto Veneto di Lettere Scienze ed Arti il suo volume “ Fatti e misfatti di idraulica lagunare“, ha evidenziato come nella laguna di Venezia vi sia stato un perenne scontro tra il mare e la terra , ma oggi appare evidente che pure l’uomo, più di recente, ha avuto un ruolo non secondario. Il Canale dei Petroli, costruito negli anni ’70 ha prodotto effetti devastanti non solo sul regime idraulico, ma anche in quello biologico con mutazioni significative nella flora lagunare. La profondità media del bacino che nel 1932 era di 50 centimetri nel 2050 potrebbe giungere a 1,50 metri per effetto della sua subsidenza e per la mancanza di apporti di sabbie e limi fluviali. Insomma la città va difesa non dalle acque, ma nelle acque. Venezia diverrebbe così una città non nella laguna, ma nel mare. Su questo si gioca il suo futuro, la sua sopravvivenza. Non tutti però oggi paiono esserne coscienti. La partita si gioca in questo secolo e non è di poco conto. Sapranno la scienza e le autorità di oggi dare le giuste risposte? Ai posteri toccherà giudicare.
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