Esiste una attitudine delle imprese agricole venete ad innovare? Se si, quanto e come? Per saperlo, Veneto Agricoltura ha presentato nei giorni scorsi uno studio biennale effettuato con la consulenza del prof. Enzo Rullani (docente di Economia della Conoscenza e di Strategie di impresa alla Venice International University di Venezia).
L’indagine ha individuato tre modelli aziendali: le aziende inerziali, che vanno avanti sulla scia della tradizione, la cui quota supera il 50%; gli innovatori tecnici, orientati alla produzione, che tendono al rinnovo del parco macchine; gli innovatori d’uso (un gruppo ristretto) che hanno adottato una strategia di orientamento al mercato. Nonostante la necessità riconosciuta di innovare, dallo studio emerge infatti che la metà delle aziende rinuncia all’innovazione, una su quattro innova nei macchinari e solo un ristretto numero sceglie l’innovazione come politica aziendale orientata al mercato.
Innovare deve far parte di una strategia complessiva e di marketing. “Anche e soprattutto in agricoltura, crisi e concorrenza mondiale si battono con una costante iniezione di innovazione. Sono però ancora troppo poche le aziende che lo fanno”, ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato, a commento dei risultati. “Possiamo e dobbiamo fare di più – ha ribadito Manzato – perché l’innovazione oggi non è, né può essere intesa, come semplice aggiornamento dei macchinari di produzione: è una strategia produttiva complessiva e di marketing, perché rafforza le relazioni con i clienti e consumatori, con l’orientamento al mercato della produzione e con l’implementazione dei servizi correlati al prodotto. In questa ottica si riducono anche i rischi negli investimenti, si aprono i sistemi chiusi, è più facile sperimentare i vantaggi di reti aperte, si rendono più dialettici i rapporti di filiera”.
Investire sui giovani. “La Regione sta accompagnando questo passaggio mediante i bandi del Piano di Sviluppo Rurale e i finanziamenti a tasso agevolato ottenuti da accordi con istituti di credito, come Banca Friuladria, che investono sui giovani agricoltori, cioè sui soggetti più disponibili a portare innovazione e rinnovamento. A questo si aggiungono gli investimenti delle varie OCM (35 milioni per il sistema vino) e gli interventi per un rapporto più semplice e immediato tra aziende e pubblica amministrazione, come il portale PIAVe.
(fonte: Veneto Agricoltura/Regione Veneto)
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