Secondo il bollettino sulla risorsa idrica Arpav, da ottobre a gennaio il deficit di precipitazioni nevose, rispetto alla media 1970-2009, è del 40% sopra i 2200 metri e del 65-75% tra i 1200 e i 1600 metri di quota. I primi due mesi dell’anno registrano mediamente solo 20 mm di pioggia, in netto calo rispetto alla media 1946-2010 di 46mm.
Invasi e fiumi. Una situazione che si traduce in una diminuzione sensibile del volume di acqua presente nei serbatoi montani, fonte indispensabile di accumulo per garantire l’irrigazione ai territori agricoli a valle. I principali invasi del Piave (Lago di Pieve di Cadore, Lago del Mis, Lago di Santa Croce) sono ad un terzo del volume massimo invasabile; una situazione analoga sul Brenta (serbatoio del Corlo), che va a completare un quadro generale, dall’inizio dell’anno, di un volume massimo invasato sotto la media pari a -6/15%. Inoltre, la portata dei fiumi (ancora difficilmente valutabile nelle sezioni naturali montane del Piave) è comunque molto bassa e sotto la media.
Necessità di prevenire l’emergenza. Il perdurare di questa situazione – afferma il Presidente dell’UVB Giuseppe Romano – fa presagire un’apertura di stagione primaverile molto siccitosa che, di fronte alla necessità di garantire anche i minimi flussi vitali dei fiumi, potrebbe compromettere gravemente l’inizio della stagione irrigua con conseguenti gravi danni per l’agricoltura. Nei prossimi giorni l’Unione Veneta Bonifiche parteciperà ad un incontro organizzato dall’Autorità di bacino Alto Adriatico, assieme all’Associazione dei Consorzi di bonifica del Friuli, per aprire un confronto con i gestori delle centrali idroelettriche sulla situazione siccitosa dei bacini di invaso al fine prevenire un’eventuale emergenza.
(Fonte: Unione Veneta Bonifiche)
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