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Km zero, il punto di vista del presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto

Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV, direttore di Garantitaly.it) Stavolta, l’ingordigia mediatica del presidente della Regione Veneto, Zaia (o di chi lo consiglia) ha fatto flop: una cosa è parlare della primogenitura (autentica) della pasta “a kilometri zero” da parte di un’azienda (Jolly Sgambaro) di Castello di Godego, in provincia di Treviso; altra cosa è indicarlo come prodotto “autarchico” in contrapposizione ad analogo progetto, presentato a Roma da Coldiretti e Coop.

La conoscenza viaggia anche attraverso il cibo. Innanzitutto il termine autarchia non evoca proprio un periodo felice per il nostro Paese, né fu una scelta a tutela del prodotto, bensì un’opzione dettata dalla guerra. In secondo luogo, sostengo da tempo per il ruolo che mi compete, la scelta “kilometri zero” va interpretata come un escamotage di promozione del territorio, non come una scelta “culturale”. Altrimenti, qualcuno mi deve spiegare perché, se un prodotto italiano (il prosecco, ad esempio…) va all’estero, affermiamo sia ambasciatore della storia e delle tradizioni del nostro Paese (anche per questo lo promuoviamo), mentre al percorso inverso (prodotto straniero in Italia) non riconosciamo analoghe caratteristiche.

Viviamo in un mondo senza confini, il cui futuro è segnato dalla conoscenza, non dalla paura degli altri; stiamo costruendo una generazione di europei e parliamo di “autarchia”? Ma se gli altri applicassero tale filosofia, che fine farebbe il tanto decantato “made in Italy agroalimentare”? Affermiamo, invece, una cosa diversa: fatti salvi i prerequisiti di salubrità alimentare (devono esserci regole eguali per tutti), acquistiamo pasta fatta con grano duro italiano perché è più buona e privilegiamo i “kilometri zero”, perché abbattiamo l’inquinamento. Queste sono motivazioni assai diverse da un’opzione autarchica, controproducente soprattutto per un Paese vocato all’export come l’Italia. Sposando il “siamo ciò che mangiamo” del filosofo Feuerbach, consumiamo opportunamente, ma senza sensi di colpa, mango, kebab o sushi: conosceremo e saremo migliori.

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