Pur in presenza di acqua, grazie all’oculata gestione delle risorse idriche, determinata anche dalle ordinanze regionali, si registra, nel Veneto ma non solo, una siccità che sta provocando gravi danni all’agricoltura: le colture soffrono nonostante la piena attivazione delle reti irrigue (18.900 chilometri di canali) a servizio di circa 600.000 ettari nella nostra regione.
E’ il primo, concreto esempio di “tropicalizzazione” del clima: tra giugno e luglio, infatti, le piante si trovano in uno stadio fisiologico determinante per il raccolto; se le temperature, come quest’anno, sono molto alte (ben al di sopra delle medie stagionali), le piante aspirano acqua solo per sopravvivere. Molta acqua viene “spesa” per compensare l’elevata traspirazione ed altrettanta per far fronte alla fisiologia della riproduzione: il risultato è il collasso della pianta. “Questa situazione nuova per il nostro territorio – commenta Giuseppe Romano, Presidente dell’Unione Veneta Bonifiche – obbliga a pensare a nuove infrastrutture irrigue nella bassa pianura. C’è innanzitutto bisogno di proseguire il programma di riconversione delle attuali strutture irrigue da “scorrimento” a “pluvirriguo”, riducendo il fabbisogno idrico. Questo è in parte possibile grazie alle risorse ministeriali derivanti dal Piano Irriguo Nazionale, grazie al quale sono ora in fase di avvio ben 22 progetti, per un valore di circa 76 milioni di euro, precedentemente ritardati dall’indisponibilità delle banche ad accendere i necessari mutui.
Il paradosso: l’acqua c’è ma le piante soffrono. “Migliorare l’irrigazione, significa anche provvedere alla formazione di buona parte del prodotto agroalimentare veneto – aggiunge Andrea Crestani, Direttore U.V.B. – I consorzi di bonifica hanno indicato, in oltre 200 progetti per un valore totale di 1 miliardo e 700 milioni di euro, le necessità di interventi sul sistema irriguo, ma che non possono dipendere esclusivamente dalle risorse rese disponibili dal Piano Irriguo Nazionale. Per questo, chiediamo con forza ulteriori risorse all’interno del Piano di Sviluppo Regionale (P.S.R.) per mettere a disposizione, delle imprese agricole, un sistema irriguo, capace di ottimizzare gli utilizzi e garantire la piena disponibilità d’acqua. Investire nelle reti irrigue significa evitare futuri danni al settore primario, come stanno a testimoniare gli ormai conclamati cambiamenti climatici”.
Siccità in Polesine, chiesto un incontro con il ministro Catania. A questo riguardo, Franco Manzato, assessore regionale all’Agricoltura, in visita ieri ad alcune aziende del primario tra Adria e Taglio di Po per rendersi conto direttamente della situazione nel Basso Polesine, arso dalla siccità, ha affermato: “Non possiamo affrontare una situazione di questo genere con mentalità e strumenti tradizionali e contingenti, prima di tutto perchè per avversità di tal genere e su colture come queste si è risarciti solo se si è provveduto ad assicurarsi. Ma soprattutto dobbiamo ragionare e operare in prospettiva, riprogettando il sistema irriguo, qui e in tutta Italia, per razionalizzare la risorsa idrica e garantire la massima estensione dell’irrigazione in tutte le situazioni. Ne va non solo dell’agricoltura veneta, ma di quella nazionale. Discutiamo da subito – ha insistito l’assessore – un progetto nuovo per dare un futuro certo ai nostri imprenditori agricoli e sicurezze al territorio, che è la risorsa più preziosa che abbiamo. In ogni caso, di questa situazione eccezionale, che comunque merita una risposta eccezionale, parleremo a breve con il ministro Mario Catania, al quale Veneto, Emilia Romagna e Lombardia hanno chiesto un incontro specifico”.
(Fonte: Unione Veneta Bonifiche/Regione Veneto)
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