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Consumo del suolo, Catania: invertire la rotta, cambiando il modello di sviluppo del Paese

“Ogni giorno 100 ettari di terreno vanno persi, negli ultimi 40 anni parliamo di una superficie di circa 5 milioni. Siamo passati da un totale di aree coltivate di 18 milioni di ettari a meno di 13. Sono dati che devono farci riflettere sul fatto che il problema del consumo del suolo nel nostro Paese deve essere una priorità da affrontare e contrastare”. A dirlo è stato ieri il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, nel corso dell’evento “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione“, organizzato dal Mipaaf presso la Biblioteca della Camera dei Deputati a Palazzo San Macuto. Al convegno, nel corso del quale il Ministro Catania ha presentato un disegno di legge sul tema, hanno partecipato come relatori Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, e Carlo Petrini, fondatore di “Slow Food”.

Cementificazione, un disastro concentrato sulle pianure del nord. “La cementificazione è un fenomeno che ha un impatto fortissimo sulle aree agricole del nostro Paese – ha detto il ministro Catania – ma diventa ancora di più preoccupante quando lo vediamo concentrato in quelle zone altamente produttive, ad esempio sulle pianure. È qualcosa di devastante sia per l’ambiente sia per l’impresa agricola, con effetti negativi sul volume della produzione. La sottrazione di superfici alle coltivazioni abbatte la produzione agricola, ha un effetto nefasto sul paesaggio e, di conseguenza, sul turismo”. “Tutto ciò – ha aggiunto il ministro – avviene in un Paese come il nostro dove il livello di approvvigionamento è molto basso, dato che almeno il 20 per cento dei consumi nazionali è coperto dalle importazioni. Qual è il nostro compito? Dobbiamo aggredire le cause di questo processo, serve una nuova visione economica, un diverso modello di sviluppo. Bisogna anche contrastare l’aggressività di alcuni poteri forti, l’assenza di regole, dobbiamo modificare una certa cecità della politica, introducendo un cambiamento normativo nel meccanismo di spesa degli oneri di urbanizzazione che vanno nelle casse dei Comuni. Purtroppo, su questo aspetto, ancora manca una visione complessiva da parte di molti. Questa battaglia – ha spiegato Catania – è invece talmente importante che non la si vince con la singola iniziativa isolata, ma lavorando insieme, attraverso suggerimenti e il dialogo”.

Carlo Petrini

E’ tempo di ridare all’agricoltore il ruolo importante che gli spetta. Petrini, nel corso del suo intervento, ha sottolineato: “L’Italia  è sotto lo schiaffo di una situazione speculativa di proporzioni inimmaginabili, c’è bisogno che tutti avvertano la necessità di cambiare l’attuale paradigma produttivo. Noi paghiamo poco gli agricoltori, ma quando perderemo i veri presidi da loro costituiti, e ce ne renderemo conto, sarà troppo tardi. Nel nostro Paese non c’è la responsabilità di sapere cosa fa un agricoltore, mentre tutti dovrebbero sapere che non coltiva solo i frutti della terra, ma preserva l’ecosistema, la tutela del paesaggio, la memoria storica. L’agricoltura va al di là della semplice produzione di cibo”.

Sergio Rizzo

Sterminio dei campi. Rizzo ha aggiunto: “I Padri costituenti avevano già capito tutto, tanto è vero che in uno degli articoli fondamentali della Carta avevano introdotto la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il nostro Paese non ha riserve di gas, non ha giacimenti di petrolio, non ha miniere di diamanti, ma ha un paesaggio unico. E invece che far leva su questo spesso si pensa a cementificare il territorio. Ci sono – ha spiegato Rizzo – aree dell’Italia dove a una bassa crescita demografica si associa un alto tasso di cementificazione. C’è qualcuno che ha detto che ‘dai campi di sterminio siamo passati allo sterminio dei campi’. Dobbiamo rendercene conto e capire che si può ripartire dalla terra. Un governo che abbia un senso di quello che, da questo punto di vista, può dare il Paese deve proporre un piano straordinario di rivalutazione ambientale“.

Manzato, Regione Veneto: “Da cambiare la mentalità che vuole l’agricoltura un’attività residuale”. “Auspico che il Disegno di Legge del Ministro Mario Catania diventi al più presto legge”. Così l’assessore all’Agricoltura del Veneto Franco Manzato ha commentato la notizia della presentazione da parte del Ministro del cosiddetto DDL blocca cemento. “Il Veneto ha sacrificato negli ultimi decenni ampie grandi superfici agricole e rurali – ha osservato Manzato – talora per esigenze ben giustificate, molte altre volte, troppe, per effetto di una urbanistica impazzita o di esigenze di cassa cui si è risposto relegando l’economia agricola ad un bene al limite del superfluo. Come Regione – ha concluso Manzato – in tempi recenti ci siamo dati da fare per non aggravare ulteriormente una situazione divenuta grave, per mitigare gli impatti negativi, per valorizzare il territorio. Ma l’azione regionale da sola non basta per se non vengono cambiate le convenienze a cambiare la destinazione d’uso dei suoli agricoli, nonostante il loro costo spropositati per gli imprenditori del settore, e la mentalità ancora imperante per la quale l’agricoltura viene considerata un’attività residuale”.

Massimo Gargano

Gargano, Anbi, “Cementificazione, principale causa del dissesto idrogeologico”. Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, da tempo denuncia come proprio la continua urbanizzazione e l’abbandono dei terreni agricoli siano le principali cause del dissesto idrogeologico del Paese. “L’inopinato consumo di suolo, spesso frutto solo di scelte speculative se non addirittura conseguenza di abusivismo edilizio – prosegue Gargano – sta pregiudicando il futuro ambientale dell’Italia, andando a ledere anche una delle principali leve per il nostro rilancio economico.”

(Fonte: Ministero Politiche agricole e ambientali/Regione Veneto/ANBI)

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