Nella Bassa Veronese sta lievitando la coltivazione di cipolle borettane, la cui richiesta è sempre sostenuta, così come si mantiene su livelli soddisfacenti la quotazione. Prendono il nome da Boretto (Reggio Emilia), città dove sono documentate da 7 secoli. Tenere e dolci, si distinguono dalle altre cipolle per la forma schiacciata e per la piccola dimensione.
La produzione non ha risentito della siccità. Le tuniche sono color giallo paglierino, mentre l’interno è bianco. Amano terreni ben drenati e sabbiosi, come se ne trovano nella Bassa Veronese. Sono sostanzialmente soddisfatti i responsabili della Cooperativa “Orti dei Berici”, azienda di Pojana Maggiore, in provincia di Vicenza, leader nella produzione e nella commercializzazione di borettane. “La stagione è cominciata bene, dice Leonardo Buratti, responsabile commerciale di “Orti dei Berici”: la produzione è eccellente; la quantità, che è sulla media, non è stata toccata dalla siccità che, invece, ha aggravato i costi aziendali dovuti alla necessità di irrigazione. La borettana è un prodotto valido, sempre richiesto, in particolare come “quarta gamma”. I consumi sono appena partiti, con l’arrivo del fresco; per tradizione non è, infatti, un ortaggio gustato quando fa caldo”. “Orti Veneti” coltivano la cipolla con metodi rispettosi della qualità e dell’ambiente.
Molto richieste in Germania. Il consumo è sostenuto, confermano ad OPO Veneto, l’organizzazione di produttori ortofrutticoli di Zero Branco, in provincia di Treviso, e le quotazioni sono apprezzabili. Le cipolle borettane, che oltre a piazzarsi bene sul mercato nazionale, sono sempre più richieste anche all’estero, in particolare in Germania. Ne fanno largo uso gli agriturismi e le famiglie che le valorizzano come prodotti “fatti in casa” per servirli sottolio o sottaceto. Sono molto versatili e quindi si prestano a tante combinazioni e abbinamenti: si presentano in giardiniere, vengono sposate con gli arrosti, oppure sono cotte alla griglia. Spesso arricchiscono e insaporiscono antipasti, farcite con acciughe, tonno, pasta d’olivo o con altri prodotti. Sono commercializzate in contenitori di diverso peso, pelate e già pronte per l’uso, mentre si sta sempre più restringendo la “vendita sfusa” in quanto risulta un po’ laborioso pulirle e si rischia di lacrimare nel togliere le tuniche (sbucciandole).
(Fonte: www.ortoveneto.it)
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