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Gestire la risorsa acqua per dare futuro all’umanità

LuttwakDSC00564E’ il massimo dei paradossi possibili per il futuro dell’umanità: sul nostro pianeta “non manca l’acqua, ma manca la sua buona gestione”, senza la quale c’è il rischio che una parte del mondo resti senza questa risorsa. Così il politologo Edward Luttwak ha stigmatizzato uno dei principali problemi legati all’accesso e alla distribuzione delle risorse idriche, nel corso del seminario internazionale su questa materia prima indispensabile a tutti, svoltosi venerdì 30 novembre scorso nello storico Caffè Pedrocchi di Padova. L’iniziativa è stata promossa dalla Regione del Veneto, che in questo modo ha voluto aprire il dibattito in vista del 2013, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite “Anno Internazionale delle cooperazione nel settore idrico“.

Mala gestione politica. “Ho ritenuto opportuno convocare questo appuntamento – ha affermato l’assessore alla tutela del consumatore del Veneto Franco Manzato – per meglio affrontare problematiche che investono tutti gli esseri umani e il progresso della nostra società. Dobbiamo intervenire in modo consapevole per assicurare la corretta disponibilità di acqua buona a tutti e per ogni uso lecito”. Su tale questione non è mancato un giudizio severo da parte di Luttwak nei confronti delle grandi organizzazioni internazionali, che ha affermato: “se uno vuole morire di sete raggiungerà sicuramente l’obiettivo mettendo il problema nelle mani delle Agenzie delle Nazioni Unite. Fino a che la qualificazione e la gestione delle risorse passa, anziché attraverso tecnici esperti e corretti, da una mala gestione “politica” che non si cura in maniera sufficiente degli sprechi, non può esserci buona governace”. Di opinione analoga, anche se meno radicale, il Premio Nobel 2000 per l’economia Daniel McFadden, che ha esaltato il ruolo dei mercati idrici organizzati. “Questo tipo di mercato certamente non risolve tutti i tipi di approvvigionamento, ma è un buono strumento in mano agli Stati che democraticamente sono liberi di scegliere a chi affidarsi e in che modo. Concordo con Luttwak che serva un buon governo, ma sicuramente l’utilizzo di una distribuzione razionale è un passo fondamentale”.

Acqua desalinizzata e purificata. Entro il 2014, ha ricordato dal canto suo Yossi Shmaia della Mekorot Israel National Water Company, il 75% dell’acqua in Israele proverrà da impianti di desalinizzazione e purificazione. I pozzi oggi vengono scavati a 1 chilomentro e mezzo nel sottosuolo, mentre in Italia si scava appena 300 metri per trovare l’acqua. Gli impianti israeliani riescono ad avere una perdita idrica del 10% mentre quelli italiani sono intorno al 25%. Inoltre in Israele l’acqua “di scarto” non viene ributtata in mare, ma reimpiegata nelle agricolture grazie a tecnologie avanzate ed efficienti. Per gestire meglio l’acqua nel nostro Paese, si potrebbero utilizzare contributi europei, come ad esempio quelli della PAC, che però non funzionano se non sono orientati a risolvere il problema nella sua globalità, mentre intervengono nella singola situazione, hanno commentato più relatori, che hanno posto l’accento sul ruolo cruciale del livello locale, che peraltro non può sostituirsi di per sè ad una strategia globale. Occorre anche limitare gli interventi sui fiumi e corsi d’acqua, è stato detto, perché forzandone il passaggio si rischiano ulteriori dispersioni e disastri ambientali

(Fonte: Regione Veneto)

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