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Sciopero della fame di don Albino Bizzotto pro tutela ambiente in Veneto, invito al prelato alla discussione in Consiglio regionale

don Albino Bizzotto

don Albino Bizzotto

Una stretta di mano e un abbraccio davanti al camper di via Da Tempo, quartier generale di Beati i costruttori di Pace e della protesta estrema del digiuno che sta impegnando da 11 giorni don Albino Bizzotto, il prete di Cassola, anima del pacifismo veneto: il presidente del Consiglio regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato, ha portato lo scorso 26 giugno a Padova la solidarietà personale e del Consiglio veneto al sacerdote 74enne che dal 16 agosto ha intrapreso lo sciopero della fame come forma estrema di sensibilizzazione e di responsabilizzazione collettiva verso il consumo di territorio e lo spreco ambientale.

Invito ufficiale. “Sono venuto per invitare don Albino in Consiglio regionale per dibattere insieme ai capigruppo e ai consiglieri cosa è possibile fare per limitare la cementificazione del territorio che in quarant’anni si è mangiata in Veneto una superficie pari all’intera provincia di Rovigo – ha detto Ruffato firmando il registro di quanti hanno reso testimonianza a don Albino e scorrendo con lui l’elenco delle 27 grandi opere realizzate o in corso di realizzazione in Veneto, gran parte delle quali facendo ricorso con lo strumento project financing – Ho sentito il bisogno di esprimere a don Albino vicinanza, solidarietà e gratitudine per un’iniziativa che ci obbliga tutti a riflettere sulla necessità di scelte e di comportamenti istituzionali e individuali non più eludibili, a difesa dell’ambiente, della dignità delle persone, della responsabilità di consegnare alle generazioni future un territorio fertile e vivibile”.

Le scelte urbanistiche della Regione Veneto. “Sarà un confronto e in uno scambio di informazioni e di opinioni sicuramente utili per tutti”, hanno concordato i due. “Come ho avuto occasione di sottolineare nell’incontro tenutosi l’11 aprile scorso nella sede del Consiglio con le associazioni ambientaliste venete, presente lo stesso don Bizzotto – ha ricordato Ruffato – la Regione, in un contesto di ampia consultazione e di coinvolgimento di associazioni e operatori, sta operando scelte di programmazione urbanistica e territoriale ispirate ad un recupero del patrimonio edilizio esistente, alla riconversione delle aree industriali dismesse, a interventi a sostegno dell’ambiente e del prezioso ruolo del mondo agricolo”. “Mi auguro che questa iniziativa, insieme ai numerosi interventi di solidarietà che si stanno moltiplicando in Veneto – ha concluso il presidente Ruffato – permetta a don Albino Bizzotto a sospendere una forma di protesta così estrema qual è lo sciopero della fame”.

Fatti non parole. “Bene la solidarietà a don Bizzotto, come ha avuto modo di esprimere il presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato. Ma per evitare che la solidarietà non si traduca in ipocrite lacrime di coccodrillo, bisogna procedere con atti concreti e coerenti per la difesa del suolo del Veneto”. Lo dichiara in una nota il consigliere e vice presidente della commissione Urbanistica, Bruno Pigozzo. “A breve in commissione urbanistica arriveranno in discussione il nuovo Piano Casa e la nuova Variante al PTRC con valenza paesaggistica: due provvedimenti proposti dalla Giunta Zaia, che perseverano in questa direzione sbagliata, estendendo ulteriormente i rischi ambientali e la speculazione edificatoria, fuori dal controllo diretto dei comuni. Sfidiamo dunque Ruffato e la maggioranza – conclude Pigozzo – a confrontarsi nel merito per attuare davvero un’inversione di tendenza”.

I quesiti di don Bizzotto cui i politici (e coscienza dei cittadini) sono chiamati a rispondere. Da parte sua don Bizzotto ha dato piena disponibilità all’incontro cogliendo l’occasione per anticipare i quesiti che intende porre ai politici e alla coscienza di tutti cittadini con la sua protesta non violenta: fino a quando sarà sostenibile il modello di crescita di un Veneto che ha consumato oltre il 20 per cento della propria superficie coltivabile? Chi pagherà il conto delle grandi opere che ipotecano per decenni i conti della finanzia pubbica? Serve davvero il nuovo ospedale di Padova in una stagione di progressiva contrazione della sanità pubblica? Chi disinquinerà il fondo stradale della Valdastico Sud sotto la quale sono stati interrati scarti di fonderia e residui non ben identificati? Il Veneto ha davvero bisogno di una nuova “città fittizia” come Veneto City, tra Mestre e Padova, per ospitare centri commerciali e uffici in anni di decrescita econonica?

(Fonte: Consiglio del Veneto)

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