Un accordo che sigla la bontà, alimentare e ambientale, quello presentato ieri a Forte Marghera (Ve), nell’ambito del progetto comunitario LIFE + Carbomark coordinato dalla Regione Veneto. Pierantonio Sgambaro, dell’omonimo pastificio di Castello di Godego in provincia di Treviso, insieme al titolare di GiPlanet Spa di Piove di Sacco (PD) e con i sindaci di Mel (BL) e Lusiana (VI) hanno firmato un protocollo che li impegna a mantenere le aree boschive comunali dalle quale riceveranno in cambio ossigeno per compensare le emissioni di anidride carbonica prodotte dai loro stabilimenti.
I Comuni rinunciano a tagliare legname e l’impresa ricompensa il mancato guadagno. Nel mercato volontario dei crediti di carbonio controllato dalla Regione Veneto c’è solo un business, quello pulito, come l’aria prodotta da 62.800 piante nei 314,20 ettari di Mel. Se si calcola che ogni ettaro governato a fustaia è in grado di trattenere una tonnellata di Co2 quelle fissate in totale, sommando anche l’area di Lusiana, sono 414 ogni anno. In sostanza un circuito virtuoso che fa onore al nord est, un sodalizio tra pubblico e privato, in cui le amministrazioni locali rinunciano a tagliare legname e l’impresa ricompensa il mancato guadagno, sostenendo i costi della cura e manutenzione degli alberi fino a trent’anni d’età. Un’iniziativa apprezzata anche dal presidente del Consiglio Regionale Clodovaldo Ruffato, dal vice della Commissione Agricoltura Graziano Azzalin e dal consigliere regionale Pierangelo Pettenò presenti alla firma ufficiale tra le parti. Con loro anche il vice presidente nazionale del Club di Kyoto Francesco Ferrante che ha tenuto a battesimo, cosi come aveva già fatto in passato in qualità di leader di Legambiente, quando lo stesso Pierantonio Sgambaro lo invitò nelle coltivazioni di grano duro in Puglia per spiegargli che il migliore chicco per la pastasciutta più al dente era italiano.
Dal km zero all’impronta verde. Ora ogni pacco di pasta firmato “Sgambaro” avrà, oltre al bollino del Kmzero, anche l’impronta verde sulla confezione a ricordare l’impegno preso verso l’azzeramento completo della Co2. Sgambaro, vero pionere della rintracciabilità e della filiera corta (azienda visitata dai soci Argav in un recente passato) coltiva a grano duro 4 mila ettari nella Pianura Padana, nei campi emiliani, veneti, friulani e lombardi che danno 20 mila tonnellate di chicchi con standard qualitativi elevati raggiungendo oltre il 15% di proteine.
Una convivenza che interessa anche .
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