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31 maggio e 1 giugno 2014, a Venezia le azioni di pulizia in Veneto di “Spiagge e fondali puliti”, campagna promossa da Legambiente

operazione_spiagge_fondali_pulite_2006_024Una marea di plastica: i rifiuti più frequenti sulle nostre spiagge sono bottiglie e contenitori di plastica. Seguiti da tappi e coperchi, a pari merito con i mozziconi di sigaretta, poi da stoviglie usa e getta di plastica, dai cotton fioc e da mattonelle e calcinacci. Sono i risultati dell’indagine curata da  Legambiente secondo il protocollo scientifico del ministero dell’Ambiente e di Ispra, nell’ambito della campagna Spiagge e Fondali puliti – Clean up the Med, dedicata alla pulizia e alla difesa della spiaggia in programma il 31 maggio e 1 giugno 2014.

In Veneto. Il Comune di Venezia ha aderito all’iniziativa di Legambiente Venezia (legambientemestre@gmail.com) organizzando un doppio appuntamento: sabato 31 maggio intervento di pulizia all’Isola dei Laghi, isola della laguna nord di Venezia, appuntamento dalle ore 9.00  a Mazzorbo Fondamenta S. Caterina, dalle ore 10.00 alle ore 12.30 intervento di pulizia, dalle ore 13.00 pranzo al forte di Mazzorbetto (euro 6,00 necessaria preiscrizione telefonando o inviando una mail a: quagliati@libero.it oppure telefonando a 3358310465), dalle ore 14.30 alle ore 16.30 attività ludico ricreative, ore 17.00 ritorno a Mazzorbo fondamenta S. Caterina. Il trasporto da Mazzorbo all’isola dei Laghi e al forte di Mazzorbetto sarà effettuato con imbarcazioni private di associazioni che collaborano all’iniziativa. Domenica 1 giugno intervento di pulizia alla spiaggia di Pellestrina (pennello 11 – 13) fermata autobus scuola media Loredan, appuntamento alle ore 9.30 piazzale scuola Loredan, dalle ore 10.00 alle ore 12.30 intervento di pulizia, saranno messi a disposizione alcuni premi per  la classe e il gruppo più numeroso, la classe con più genitori e la famiglia più numerosa, il gruppo che arriva da più lontano ecc. per un massimo di 8 tipologie, dalle ore 13.00 alle ore 14.00 rinfresco c/o il campo sprtivo, dalle 14.30 premiazioni, dalle ore 15.00 alle ore 16.30 iniziative ludico ricreative.

I dati dell’indagine. I volontari dell’associazione ambientalista hanno eseguito l’indagine nella prima metà di maggio su un’area di 130.040 mq, pari a quasi 20 campi da calcio, monitorando in totale 24 spiagge monitorate, situate nei comuni di Genova, Viareggio (Lu), Orbetello (Gr), Scarlino (Gr), Fiumicino (Rm), Anzio (Rm), Pozzuoli (Na), Pollica (Sa), Giardini Naxos (Me), Palermo, Agrigento, Gela (Cl), Ragusa, Pachino (Sr), Noto (Sr), Catania, Policoro (Mt), Pisticci (Mt), Casalabate (Le), Tricase (Le), Brindisi, Polignano a Mare (Ba), San Benedetto del Tronto (Ap). Secondo diversi studi – spiega Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – circa il 70% dei rifiuti marini affonda e circa il 15% resta in superficie. Questo significa che i risultati dei campionamenti effettuati sulle spiagge rappresentano solo la punta dell’iceberg di un problema ben più complesso. Per questo servono azioni concrete di salvaguardia e sviluppo dell’ambiente marino e delle coste con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e dei territori”.

La tipologia di immondizia rinvenuta sulle spiagge. Sui litorali monitorati, la plastica è la categoria di rifiuto che batte tutti gli altri, con una percentuale del 65% sul totale di 15.215 rifiuti rinvenuti. Plastica di tutte le forme e dimensioni, dalle bottiglie agli shopper, dai tappi, al polistirolo, i secchi, le stoviglie usa e getta ma anche molti oggetti derivanti dal comparto della pesca. Il 9% degli oggetti plastici rinvenuti (più di 1.500), infatti, è costituto da reti, galleggianti, nasse, fili da pesca, senza contare l’ingente quantitativo di frammenti di polistirolo (che potrebbero essere i resti di cassette per il pesce). A seguire, ricoprono a tappeto le nostre spiagge i mozziconi di sigaretta (7%). Sono stati contati 1.035 mozziconi, il residuo di oltre 50 pacchetti di sigarette. Non mancano ai primi posti in classifica i metalli (6%) con lattine, barattoli e bombolette spray, seguiti dai rifiuti sanitari (5%) come cotton fioc, assorbenti, preservativi, blister. Poi materiali di costruzione al 4% (mattonelle e calcinacci), vetro al 3% (specie bottiglie), rifiuti di gomma (pneumatici, guanti) e tessili (scarpe, vestiti) entrambi al 2%.

I rifiuti sanitari – al quarto posto in classifica – sono il segnale preoccupante dell’inefficienza dei sistemi depurativi. Non solo che servono campagne di sensibilizzazione sui rifiuti da non buttare nel wc, ma talvolta gli impianti di depurazione sono inefficienti e non riescono a filtrare neanche oggetti solidi di una certa grandezza. II 79% degli oltre 500 oggetti contati è stato, infatti, registrato sulle spiagge distanti meno di 1 km da una foce.
Calcolando la superficie delle singole aree analizzate e i rifiuti rinvenuti, è possibile calcolare la densità dei rifiuti per ogni singola spiaggia. Le spiagge con maggiore densità di rifiuti sono quella di Barcarello a Palermo, del Golfo di Talamone a Orbetello (Gr), del Porto di Scarlino (Gr), la spiaggia Babbaluciara di Agrigento e la spiaggia Coccia di Morto/Pesce Luna di Fiumicino (Rm). In queste 5 spiagge, è possibile contare in media fino a 4 rifiuti nella sola superficie occupata da un ombrellone. L’indagine sulla beach litter è stata portata avanti anche in 5 spiagge del Mediterraneo in Grecia, Spagna, Francia e Tunisia, grazie alle organizzazioni di Clean up the Med, per richiamare l’attenzione sull’importanza di avanzare azioni di monitoraggio e di intervento in maniera coordinata tra tutti i Paesi costieri. In estrema sintesi, emerge dal confronto che la densità dei rifiuti in queste spiagge è molto minore rispetto a quelle italiane ma la percentuale di rifiuti plastici più alta.

I rifiuti marini hanno un impatto pesante sugli ecosistemi ma anche sull’economia e sul turismo. Uccelli, tartarughe e mammiferi marini possono restare intrappolati nelle reti da pesca o morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti. Inoltre, le microplastiche ingerite dagli organismi acquatici sono la causa principale del disequilibrio della catena alimentare e dell’intero ecosistema marino. Sul fronte economico vanno considerati i danni meccanici alle imbarcazioni e alle attrezzature da pesca, allo stock ittico, i costi di pulizia delle aree costiere e le conseguenze sull’appeal turistico.

(Fonte: Legambiente/Comune di Venezia)

 

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