Il Veneto è stata la penultima regione toccata dal tour 2014 della Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente, realizzata con il contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che in questi giorni ha fatto tappa in Veneto. che ogni estate realizza un monitoraggio sullo stato di salute del mare e dei litorali italiani. Cinque campionamenti su undici eseguiti lungo la costa veneta hanno evidenziato la presenza di scarichi non trattati adeguatamente con una carica batterica che superava per quattro di questi punti di almeno il doppio i valori consentiti dalla normativa vigente, con un giudizio quindi di “fortemente inquinato”.
Le situazioni più gravi sono state riscontrate alle foci del Po delle Tolle, dell’Adige, del Brenta e del Piave. “Inquinato” il punto di campionamento eseguito a Caorle, nei pressi della bocca di porto Falconera. “Criticità di certo non nuove in questa regione – scrive in una nota Legambiente – e proprio per questo è ormai indispensabile che la giunta della Regione Veneto affronti la sfida della depurazione con urgenza e determinazione. Anche l’Unione Europea ci chiede di fare presto: la nuova procedura di infrazione arrivata nei mesi scorsi coinvolge 37 agglomerati urbani veneti nei quali sono state riscontrate “anomalie” circa il trattamento dei reflui. Tra gli agglomerati urbani finiti sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue c’è anche quello di Venezia (per un totale di 97.637 abitanti equivalenti). Secondo la documentazione trasmessa dalle autorità italiane a Bruxelles, l’agglomerato urbano di Venezia non rispetta l’articolo 5 della direttiva 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane perché “la capacità dell’impianto di trattamento è inferiore al carico in entrata e non è dimostrato che tutto il carico generato in questo agglomerato riceve un adeguato trattamento. Le Autorità indicano che nessuna riduzione dell’azoto è applicata”.Gli stessi dati 2012 dell’Istat inchiodano la regione agli ultimi posti in Italia rispetto ai carichi inquinanti civili trattati (secondo i quali confluiscono in impianti di depurazione, secondari o avanzati, appena il 48,8 per cento dei carichi urbani complessivi, rispetto alla già bassa media italiana del 57,6 e del 57,9 del Nord-est Legambiente chiede quindi che Regione e amministrazioni comunali, sia dei centri costieri che dell’entroterra, si attivino immediatamente per risolvere questo grave deficit depurativo e non compromettere ulteriormente una delle principali risorse di questo territorio. La salute del mare è indissolubilmente legata a quella dei corsi d’acqua, come dimostrano anche le nostre analisi. Per questo l’appello ad agire subito ed efficacemente sul fronte dei contratti di fiume”.
I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente nei giorni 30 luglio, 3 e 4 agosto. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori. Le criticità maggiori sono state riscontrate alla foce del Po delle Tolle (località Bonelli, del comune di Porto Tolle); alla foce del fiume Adige (a Rosolina Mare); alla foce del fiume Brenta (località Isola Verde del comune di Chioggia) e alla foce del fiume Piave (a Lido di Jesolo). Per questi prelievi il giudizio è stato di “fortemente inquinato”. “Inquinato”, invece, il giudizio per il campionamento effettuato alla bocca di porto di Falconera (Porto Falconera, comune di Caorle). Contenuta entro i limiti di legge la carica batterica riscontrata alla Laguna del Mort (Eraclea mare) e per i prelievi effettuati alle spiagge di Marina di Caleri (località Caleri di Rosolina Mare); di San Nicolò (Lido di Venezia); a Porto Santa Margherita (comune di Caorle, presso via Lepanto) e alla spiaggia Brussa-Bibione Pineda (porto Baseleghe di San Michele al Tagliamento).
Olii esausti. Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo, anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che da 30 anni si occupa della raccolta e del riciclo dell’olio lubrificante usato su tutto il territorio nazionale, è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega Elena Susini, responsabile della Comunicazione del COOU. L’olio usato si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno in Veneto il COOU ha raccolto 22.858 tonnellate di olio usato – un dato in aumento rispetto alle 22.638 recuperate l’anno precedente – evitandone così lo sversamento nell’ambiente.
Fonte: Legambiente
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