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Patrimonio boschivo in leggero aumento ma in grande deficit rispetto all’impermeabilizzazione del suolo

l'importanza dei Boschi(di Alessandro Bedin) Venerdì 26 giugno scorso, nel Centro Idrico di Novoledo a Villaverla, in provincia di Vicenza, si è tenuto il seminario tecnico dal titolo “Primi diradamenti di un nuovo bosco di pianura” durante il quale, il dottore forestale Giustino Mezzalira e il professor Mario Pividori, seguiti dall’esperienza lombarda condotta da Fabio Campana e Paolo Nastasio, hanno portato i presenti, prima virtualmente e poi in pratica, tra i boschi delle due regioni e in particolare nel bosco di Novoledo.

Una domanda retorica? Alla luce della tematica trattata nel convegno, sorge spontaneo domandarsi: “Ha ancora senso, oggi, interessarsi dei boschi o dobbiamo considerarli solamente una romantica realtà?” Ai tempi della Serenissima, i boschi rappresentavano un patrimonio di circa 10.000 ettari di superficie. La Repubblica di Venezia tagliava tantissimi alberi perché aveva un enorme necessità di legno per le case, per le navi e per farne uso come combustibile; ma nel contempo, i boschi erano rispettati per le loro funzioni idrologiche (trattenimento dei terreni e quindi prevenzioni delle frane, infiltrazione dell’acqua piovana nelle falde profonde), tanto che, a chi interveniva irrispettosamente nei boschi, poteva venire comminata persino la pena capitale. Nel tempo, le molteplici funzioni del bosco non sono diminuite ma aumentate, in virtù di una impermeabilizzazione del suolo che ha raggiunto livelli preoccupanti negli ultimi 60 anni (i dati denunciano che, a fronte di un andamento demografico in negativo, sono state realizzate costruzioni civili e industriali pari a oltre 10 volte le nostre necessità). Dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso, è iniziata una lenta riconversione delle aree agricole a partire dal Bosco di Novoledo (10,5 ettari). Nel 2000 è stato registrato un aumento delle superfici boscate di 300 ettari grazie ai fondi europei Reg. CEE/2080/92. Poi, nel 2013, un altro incremento di altri 250 ettari grazie alla L.R. 13/2003. Pochissimo, in confronto al patrimonio della Serenissima di un tempo, e  nulla rispetto alle enormi superfici impermeabilizzate costruite negli ultimi 60 anni.

Le benefiche funzioni dei boschi. E’ bene ricordare che “la vegetazione, oltre ad essere la più grande fonte di ossigeno per il pianeta, riduce l’erosione del suolo e impedisce smottamenti trattenendo il terreno con le radici, contribuisce a regolare il ciclo dell’acqua, agendo da tampone nei confronti  di eventi estremi come le inondazioni e la siccità, introduce composti organici nel suolo rendendolo più fertile e aumentando la sua capacità di assorbimento e degradazione delle sostanze inquinanti derivanti dalle attività dell’uomo. La perdita o l’impoverimento della biodiversità, può avere anche negativi impatti economici riducendo le risorse alimentari, energetiche, medicinali e genetiche (da “A proposito di conservazione della natura…” Arpav 2004)”. Inoltre, i boschi forniscono spazi naturali in aree verdi che consentono ai cittadini di svolgere attività ricreative e di rilassamento; concorrono alla produzione di biomasse forestali con finalità di produzione energetica e d’incremento dell’arboricoltura da legno. Funzioni che hanno un legame strettissimo con l’economia perché, se abbandoniamo il territorio,  i costi che dovremmo sostenere in futuro sarebbero molto più rilevanti rispetto quelli necessari per gestirlo in modo corretto (come sempre, è meglio prevenire che curare).

Vediamo solamente ciò che conosciamo”. Veneto Agricoltura, che ha curato e seguito quella piccola evoluzione positiva citata in precedenza (l’incremento delle superfici boscate), in contemporanea alla grande evoluzione negativa avutasi, fino al 2010, di occupazione del suolo in modo indiscriminato (cioè “privo di qualsiasi criterio di misura o di distinzione”) è ora una realtà che sembra essere messa in discussione quasi fosse un Ente poco o per niente utile. “Vediamo solamente ciò che conosciamo”, insegna il professor Pividori. Così, se non conosciamo il bosco come possiamo “vederlo” e capirne l’importanza? Il bosco non è solamente un insieme di alberi, come potremmo essere portati a pensare in modo semplice, ma, con le conoscenze aumentate grazie all’ecologia (intesa come scienza delle relazioni), sappiamo che  è un’entità vivente costituita da alberi, arbusti, erbacee, muschi, licheni, fauna, batteri, funghi, actinomiceti, ecc.. E’ un sistema che genera un equilibrio sorprendente e stabile che l’uomo dovrebbe saper interpretare ed imitare.

Studio dei boschi indispensabile per la formzione dell’uomo. Il bosco, con le sue dinamiche e la sua evoluzione, ci insegna la grande importanza della complessità (che fa rima con Biodiversità) che è fonte per l’uomo di risorse ineguagliabili. “Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare”. E’ per questo che, ai tempi della Serenissima, pur con meno conoscenza, ma con maggior saggezza, il bosco veniva considerato con il massimo rispetto. Ed è per questo che, a mio avviso, lo studio dei boschi, dovrebbe diventare materia indispensabile per la formazione di ogni uomo.

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