Più latte e di miglior qualità? Sì ma a un’unica condizione: solo se le vacche vivono in condizioni di benessere. È quanto è emerso a Cremona Fiere, alla Fiera Internazionale del Bovino da latte, nel convegno organizzato lo scorso ottobre da L’Informatore Agrario con Sata‐Aral in collaborazione con le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona.
Dimmi che stalla hai…Dati alla mano, un pool di esperti ha evidenziato infatti come le caratteristiche della stalla incidano sulla quantità della produzione e, quindi, anche sulla qualità della composizione del latte. “L’orientamento dell’edificio, forme, dimensioni, materiali, attrezzature e impianti fanno la differenza, soprattutto durante il periodo estivo” ha introdotto Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario. In questi casi, più che mai, gestire il microclima all’interno dell’edificio è strategico. “Una struttura ben coibentata, con una buona inerzia termica e con una adeguata altezza e pendenza della copertura può garantire una situazione di comfort per la maggior parte dell’anno, limitando le condizioni di stress a brevi periodi con temperature elevate, in cui può essere utile intervenire con sistemi di raffrescamento – ha sottolineato Gabriele Mattachini, del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (DiSAA), Università degli Studi di Milano. Ad esempio, utilizzando un sistema di raffrescamento nelle ore centrali della giornata, la temperatura interna della struttura può essere mantenuta di 4‐5 °C inferiore rispetto alla temperatura registrata all’esterno dell’allevamento”.
Estati torride determinanti per quantità e qualità di produzione. Non prestare la dovuta attenzione a questi fattori può costare un calo dal 3 al 31% nella produzione di latte. Si è registrato nel primo rilevamento su 44 allevamenti e 2.400 vacche tra Lecco, Como e Varese effettuato dal Servizio di Assistenza Tecnica alle Aziende e l’Associazione Regionale Allevatori della Lombardia tra la fine di giugno e la prima settimana di luglio 2015. “In particolare, la bolla di calore tra il 4 e il 7 luglio ha generato un crollo del 12,5% nelle consegne di latte perdite di 170.00 litri al giorno pari a 6.000 € ‐ ha evidenziato Lucio Zanini (SATA, ARAL). Minori perdite si sono registrate in stalle grandi o medie, aperte e soprattutto poco affollate, in cui si è investito in sistemi di raffrescamento e dove i ventilatori erano posizionati correttamente”. Molto incide, anche, la prevenzione e il monitoraggio dello stato di benessere delle vacche, che possono essere gestiti dalla zootecnia di precisione. “Grazie a speciali sensori riusciamo a visualizzare e ad analizzare su pc e online: l’alimentazione, il movimento e la ruminazione di ogni vacca, con la possibilità di caratterizzare lo stress da calore di ogni animale – ha spiegato Andrea Galli, del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) ‐Centro di ricerca per le produzioni foraggere e lattiero casearie (FLC) di Lodi. Possiamo così intervenire per tempo e in modo mirato, riducendo l’impatto negativo dello stress da calore sulla produzione di latte”.
Fonte: Servizio Stampa L’Informatore Agrario
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