
L’Organizzazione interprofessionale della carne bovina in Italia (OI Intercarneitalia) esprime il proprio pieno, fermo e incondizionato plauso nei confronti della recente presa di posizione dell’Unione Europea, che ha stabilito il blocco delle importazioni di carne bovina proveniente dal Brasile a causa di gravi e reiterate criticità legate alla sicurezza alimentare. Questa misura, a lungo attesa e costantemente sollecitata dai rappresentanti della filiera zootecnica continentale e nazionale, non è soltanto un doveroso atto di salvaguardia sanitaria, ma rappresenta un ripristino di giustizia, equità e coerenza per l’intero mercato agroalimentare europeo. Da anni, infatti, le nostre aziende denunciano una situazione di asimmetria inaccettabile: mentre agli allevatori italiani ed europei vengono richiesti, giustamente, sforzi colossali ed enormi investimenti economici per garantire i massimi livelli di sicurezza, di benessere animale e di sostenibilità ambientale, le frontiere comunitarie sono rimaste colpevolmente permeabili a prodotti provenienti da Paesi terzi che non offrono – e storicamente non hanno mai offerto – le medesime e rigorose garanzie.
Il nodo invalicabile della sicurezza alimentare
Il fulcro centrale di questa vicenda è, e deve rimanere, la tutela assoluta e intransigente del consumatore finale. Il sistema di controlli europeo, e in modo particolare quello italiano, è unanimemente riconosciuto dalla comunità scientifica e veterinaria come il più severo, capillare e avanzato al mondo. Nel nostro Paese, il percorso della carne bovina è meticolosamente tracciato in ogni suo singolo passaggio, in piena aderenza alla logica del “dal campo alla tavola” (farm to fork). Il nostro sistema di anagrafe zootecnica informatizzata – la Banca dati nazionale – non ha eguali a livello globale: ogni singolo capo è registrato, monitorato e tracciabile. L’utilizzo di ormoni promotori della crescita è categoricamente e severamente vietato da decenni; l’impiego di antibiotici è sottoposto a una drastica e rigorosa riduzione preventiva (per combattere la piaga dell’antibiotico-resistenza) ed è costantemente monitorato attraverso l’uso stringente della ricetta veterinaria elettronica. Al contrario, i report delle autorità ispettive internazionali e le cicliche emergenze sanitarie hanno evidenziato come il sistema produttivo e di macellazione brasiliano presenti lacune sistemiche spaventose. La mancanza di un sistema di tracciabilità individuale affidabile per i bovini dalla nascita al macello, unita a standard igienico-sanitari e operativi che spesso non risultano conformi ai rigidi parametri europei e all’uso di sostanze da noi tassativamente proibite, crea un mix di fattori pericolosissimo. OI Intercarneitalia ribadisce con forza che non possiamo permettere, sotto alcun pretesto di natura commerciale, che finisca sulle tavole delle famiglie italiane ed europee un prodotto che non garantisce la medesima purezza, salubrità e sicurezza di quello autoctono.
Il principio di reciprocità come regola di mercato
Accogliamo dunque con il massimo favore il blocco deciso da Bruxelles, perché sancisce finalmente il trionfo del principio di reciprocità. La nostra Interprofessione ribadisce da tempo un concetto logico, basilare e non negoziabile: chiunque voglia vendere i propri prodotti alimentari all’interno dell’Unione Europea deve sottostare esattamente alle stesse, identiche e stringenti regole che governano la produzione interna degli Stati membri. È una pura questione di leale concorrenza e di rispetto verso chi lavora. L’allevamento bovino italiano sostiene ogni giorno costi di produzione elevatissimi proprio per adempiere alle direttive comunitarie in materia di biosicurezza, corretta gestione dei reflui, qualità ineccepibile dell’alimentazione animale e condizioni di stabulazione rispettose dell’etologia dell’animale. Consentire l’ingresso indiscriminato di carni a basso costo, prodotte in sistematica deroga a questi principi etici e sanitari, significa non solo mettere a repentaglio la salute pubblica comunitaria, ma anche condannare al collasso migliaia di aziende agricole e zootecniche italiane. Questa vicenda deve necessariamente farci riflettere in modo critico anche in merito agli accordi commerciali internazionali, in primis le trattative con i Paesi dell’area Mercosur. Qualsiasi trattato di libero scambio non può e non deve in alcun modo essere ratificato se non prevede clausole vincolanti, immediate e sanzionatorie sul totale rispetto dei nostri standard igienico-sanitari.
Oltre la sicurezza: ambiente e sostenibilità sociale
Sebbene il provvedimento odierno verta specificamente sulla prioritaria sicurezza alimentare, è impossibile non allargare lo sguardo al modello produttivo nel suo complesso. L’approccio “One Health”, ormai promosso e riconosciuto a livello globale dall’Organizzazione mondiale della sanità, ci insegna che la salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema sono indissolubilmente legate e dipendenti l’una dall’altra. L’espansione incontrollata dei pascoli in Sud America, attuata troppo spesso a scapito della foresta Amazzonica, del Cerrado e di altri biomi di inestimabile valore, rappresenta un disastro ecologico e climatico che l’Europa non può e non deve finanziare indirettamente acquistandone i prodotti derivati a basso costo. In Italia, la zootecnia da carne genera un valore economico fondamentale e dà lavoro a decine di migliaia di addetti, ma fa molto di più: rappresenta un presidio ambientale irrinunciabile. Parliamo di un tessuto socio-economico radicato in aree rurali, marginali, alto-collinari e montane, dove l’allevamento costituisce spessissimo l’unica vera difesa contro lo spopolamento umano e il dissesto idrogeologico del territorio. Scegliere la carne prodotta in Italia significa pertanto sostenere un modello che preserva il paesaggio e garantisce una zootecnia equilibrata e perfettamente integrata con il ciclo della natura.
L’appello di OI Intercarneitalia
Alla luce di questa coraggiosa, sensata e doverosa scelta della Commissione Europea, OI Intercarneitalia lancia oggi un duplice e chiaro appello. Alle istituzioni europee e al Governo italiano chiediamo di mantenere una linea di assoluta fermezza e di non cedere ad alcun tipo di futura pressione diplomatica, politica o commerciale. La riapertura delle frontiere dovrà avvenire esclusivamente qualora, in un futuro, vengano fornite garanzie ferree, terze, verificabili sul campo e durature nel tempo sull’adeguamento totale e incondizionato degli standard produttivi brasiliani a quelli comunitari. I controlli ai posti di ispezione frontaliera europei dovranno inoltre essere innalzati ai massimi livelli di allerta fin da subito, per scongiurare triangolazioni commerciali fraudolente o l’ingresso elusivo di lotti già in viaggio ma potenzialmente a forte rischio sanitario. Ai consumatori, infine, rivolgiamo un accorato invito alla consapevolezza delle proprie scelte. Il momento dell’acquisto quotidiano non è un gesto banale, ma un atto di fondamentale importanza economica, sanitaria e culturale. Leggere attentamente le etichette, verificare sempre l’origine della carne al banco o nella ristorazione, preferire e premiare i prodotti della filiera italiana significa portare in tavola sicurezza alimentare, gusto e salute per le proprie famiglie. Significa, al contempo, riconoscere e sostenere il lavoro tenace di chi opera quotidianamente nel pieno rispetto della Legge, della salute collettiva, dell’ambiente e del benessere degli animali anche con l’utilizzo di certificazioni degli allevamenti previste dal Sistema di qualità nazionale zootecnia, riconosciuto dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e dalla Commissione europea. OI IntercarneItalia continuerà a vigilare, a dialogare con le istituzioni e a lavorare senza sosta a difesa della filiera nazionale, affinché il fondamentale patto di fiducia e trasparenza tra i nostri allevatori e i cittadini italiani rimanga saldo, protetto e indissolubile.
Fonte: servizio stampa OI IntercarneItalia
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Venerdì 25 ottobre p.v., dalle 18.30 lle 20.30, al circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8, si svolgerà il corso di formazione giornalisti organizzato da Odg Veneto in collaborazione con Argav dal titolo “La zootecnia di fronte alle sfide della sostenibilità ambientale, economica, sociale”. Il corso dà diritto a 2 crediti, iscrizioni entro il 22 ottobre nella piattaforma formazione giornalisti.
Intercarneitalia – Italia Zootecnica, il Comitato produttori vitelli carne bianca e Assocarni hanno scritto al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida per chiedere di inserire un livello 3 negli eco-schemi dedicati alla zootecnia nell’ottica di migliorare il piano strategico nazionale in vigore da gennaio 2025 che regola la nuova Pac 2023 – 2027 e offrire nuove opportunità alle aziende zootecniche di certificarsi, dimostrando la sostenibilità ambientale, sociale ed economica degli allevamenti italiani, da poter applicare nell’ambito del Psn dall’1 gennaio 2025, che va nella direzione auspicata dalla Commissione europea con Farm To Fork e New Green Deal e potrà portare dei vantaggi considerevoli alle aziende di allevamento, così riassumibili: possibilità di finanziare la certificazione Sqnz delle aziende per almeno un triennio, con l’utilizzo della Misura Srg 03 delle Regioni; possibilità di commercializzare la carne bovina ottenuta dagli allevamenti certificati Sqnz, con il claim “Prodotto da Allevamenti Sostenibili”, certificazione già auspicata e ricercata dalla Grande Distribuzione Organizzata; possibilità di organizzare progetti di comunicazione, informazione e promozione del Sistema di Qualità “Allevamenti Sostenibili”, utilizzando la Misura Srg 10 delle Regioni.
La Regione Veneto ha riconosciuto ufficialmente due nuove associazioni di organizzazioni di produttori (AOP) nel comparto zootecnico e lattiero caseario. Si tratta di Aop Agriform, società consortile a responsabilità limitata con sede a Sommacampagna (Verona) nel settore lattiero caseario e di Aop Italia Zootecnica, società cooperativa agricola a responsabilità limitata con sede a Legnaro (Padova) nel settore carni bovine.
Sarà Fieragricola la capitale del latte e della zootecnia, quando a Verona si ritroveranno, dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018, tutti gli espositori della cosiddetta zootecnia di precisione: robot e impianti di mungitura, impianti per la preparazione e la distribuzione automatizzata dei mangimi, software e microchip per il controllo a distanza della mandria, degli impianti di ventilazione, dei sistemi per la pulizia delle stalle.
La Giunta regionale del Veneto ha approvato il programma operativo regionale 2017 inerente ai controlli a campione sull’etichettatura obbligatoria delle carni bovine e dei prodotti a base di carni bovine.

Sale il prezzo del latte spot, ma il beneficio ricade in favore della minoranza dei produttori, circa 1 su 10, l’equivalente del latte venduto al di fuori di contratti preesistenti. E la situazione nelle stalle, secondo le indagini realizzate dagli esperti de L’Informatore Agrario, rimane pessima per 8 aziende su 10. Mentre i pochi virtuosi che fanno reddito (10%) ce la fanno grazie a una gestione perfetta ma ancor più in virtù di un’incidenza light di ammortamenti e oneri finanziari; un peso leggero sul bilancio aziendale che però pochi possono permettersi. E’ questo, in estrema sintesi, quanto è emerso nel convegno “Crisi da zootecnia da latte: la sfida si vince con gli indici di efficienza economica e tecnica”, organizzato a Cremona Fiere da L’Informatore Agrario in collaborazione con l’ente fieristico e il Servizio di assistenza tecnica agli allevamenti dell’Associazione allevatori della Regione Lombardia.